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Crisi vuol dire scegliere

Da soli è tutto più difficile. Per affrontare la crisi economica, per affrontare qualsiasi crisi, bisogna essere una squadra. Bisogna essere una squadra unita per affrontare la crisi e trasformarla in sfida e quindi in opportunità. L’etimologia della parola crisi è krino, che in greco antico vuol dire scegliere, decidere. Nella vita la cosa più difficile è proprio scegliere perché scegliendo, decidendo c’è il rischio di sbagliare. Col passare del tempo la parola crisi ha assunto un forte significato negativo, proprio perché è associato il “pericolo” di sbagliare, e per la società moderna sbagliare è un’onta, è una grave vergogna. Ma non è così, non deve essere così.

In tutte le discipline dove non si conosce l’ambiente in cui si opera, si usa il metodo sperimentale, quel metodo che ti spinge a fare cose nuove, cose diverse e imparare dai risultati, sia da quelli positivi sia da quelli negativi. Io la chiamo la valorizzazione dell’errore.

Quando le cose iniziano a cambiare, il sistema non è più statico e conosciuto, ma dinamico e nuovo, e sono necessarie delle scelte. È necessario decidere cosa fare per seguire, gestire o contrastare il cambiamento. Difficilissimo pensare che in un sistema economico in evoluzione, si riesca a far sopravvivere la propria azienda senza farla evolvere, senza decidere come cambiarla. Dove ci sono grandi scelte da prendere, c’è una grande crisi.

Il mondo è sempre cambiato, ma la differenza del mondo di oggi, soprattutto quello economico, è la velocità con cui cambia. Più velocemente cambia, più le aziende devono fare nuove scelte, e lo devono fare anche molto velocemente.

Percepiamo questo come un momento di grande crisi perché è un momento di grande cambiamento, ma dove c’è cambiamento ci sono grandi opportunità.

La risposta più giusta a una crisi è fare cose diverse e imparare da quelle. La risposta più normale a una crisi è bloccarsi per non rischiare di commettere errori.

Paolo, Gabriella e il dott. GianPiero, titolari di Sed Consul (www.sedconsul.it), hanno organizzato il 17 aprile a Savigliano il bellissimo incontro “Impresa e cambiamento, una sfida da vincere“, dove mi hanno invitato a raccontare la mia visione. L’evento ci ha permesso di confrontarci tutti insieme su come trasformare questo momento di grandi e importanti scelte, questo momento di grande crisi, in un momento di opportunità per dare nuove energie vitali alle nostre aziende.

Nel mio intervento ho cercato di condividere la mia esperienza in Lurisia, azienda acquistata da mio padre Vittorio nel 1996, quando era in piena crisi, in un momento dove era necessario prendere scelte coraggiose per evitare il fallimento. Nel raccontare questa storia ho cercato di creare un parallelo con quello che è il sistema economico italiano attuale, un sistema dove è necessario prendere scelte coraggiose per non farlo fallire.

Nella mia storia i punti chiave sono stati, e lo sono ancora:

Visione
Sappiamo tutti cosa sono gli obiettivi e la loro importanza, la necessità che siano chiari, misurabili e condivisi. Pochi danno la stessa importanza alla Visione. La Visione è l’immagine della nostra azienda fra 20 anni. La visione è un’immagine positiva e emozionante, è il motore motivazionale per fare, per raggiungere gli obiettivi. È il faro che ci guida nella speranza di approdare. Dopo la seconda guerra mondiale, la visione di un’Italia con persone senza la fame, senza la paura delle bombe, con una casa, un’educazione, con persone felici è stata il motore dei nostri nonni per lavorare per la ricostruzione.

Fiducia
La fiducia è la base della collaborazione, è la base del lavorare insieme per un obiettivo comune. Senza fiducia si è sempre soli. Se vogliamo che i nostri collaboratori facciano quello che gli chiediamo non per i soldi o per la paura di essere puniti, ma perché hanno fiducia in noi, dobbiamo noi per primi dare fiducia a loro. Non si da fiducia a chi non ha fiducia in noi.

Responsabilità
È la presa di coscienza che se vogliamo cambiare il nostro mondo, la nostra azienda dobbiamo essere noi a farlo, possiamo essere solo noi a farlo. Se aspettiamo che arrivi qualche aiuto di stato, se aspettiamo che le cose cambino a nostro favore, se aspettiamo che gli altri facciano qualche cosa per noi, saremo noi la causa dei nostri problemi. Se il mercato in cui opero non acquista più il mio prodotto, mi devo prendere la responsabilità di cercare un nuovo mercato o migliorare il mio prodotto.

Sviluppare i fattori positivi
Se vogliamo migliorare la nostra azienda abbiamo due possibilità, concentrarci sul risolvere le negatività o concentrarsi sul far crescere le nostre positività. In entrambe i casi dobbiamo partire da un’analisi obbiettiva dei fattori positivi e negativi dell’azienda. Dei fattori negativi dobbiamo capire quali sono tecnici, e quindi risolvibili, e quali strutturati, quelli che non possiamo cambiare. Per avere un’azienda di successo dobbiamo però concentrare le nostre energie sullo sviluppare i fattori positivi, quelli che dovranno essere i fattori differenziati. Non dobbiamo dimenticare le negatività, cercando di risolvere quelle tecniche e accettare quelle strutturali, ma comunque sempre con l’impostazione che lo sforzo deve essere rivolto allo sviluppo delle positività. Molte volte succede il contrario, ci si concentra sulle negatività mettendo li tutte le energie per lo sviluppo. Succede perché è più facile capire e trovare i divetti, perché crediamo che il segreto del successo sia non avere difetti, quando invece il segreto del successo sono i nostri pregi. Se risolviamo tutti i nostri difetti saremo un’azienda standard, un’azienda da manuale come ce ne possono essere tante altre. Se esaltiamo i nostri pregi, saranno quelli a fare la differenza positiva e a renderci unici nel mercato. Potremmo credere che essere piccoli sia il nostro maggiore e peggiore difetto, quando invece una struttura snella ci permette di avere dei tempi molto più veloce di reazione dei nostri concorrenti più grandi e strutturati, e in un mondo così veloce a cambiare, quello che conta è la velocità.

Cercare le cause
Per trasformare un problema in una sfida e quindi in una opportunità, la prima cosa da fare è capire la causa del problema, è capire le motivazioni, il meccanismo che ha creato il problema. Una volta trovate le cause, ci si può concentrare per modificare questi elementi a nostro favore, o almeno a eliminarli. Se invece, continuiamo a cercare le colpe, a cercare le persone da accusare e punire, non elimineremo mai la causa e il problema continuerà a presentarsi. Se non si vende un nostro prodotto la colpa non è del venditore, ma la causa potrebbe essere la poca formazione del venditore, l’inadeguatezza del nostro prodotto, la concorrenza di nuovi prodotti. Se diamo la colpa al venditore, accusandolo e punendolo, sicuramente il prodotto continuerà a non essere comprato. Se capiamo la causa e agiamo per eliminarla, il nostro prodotto sarà acquistato.

Avere il coraggio di provare
Tutti i grandi successi sono partiti da una prova. Se vogliamo prodotti di successo, servizi di successo, dobbiamo provarli sul mercato. Se vogliamo che il nostro prodotto torni ad aver successo dobbiamo provare a cambiarlo. Fare cose nuove fa paura, c’è la possibilità di sbagliare, ma dobbiamo trovare il coraggio di agire. Viviamo in un mondo che ci dice che dobbiamo essere perfetti e quindi abbiamo paura di sbagliare, ma il mondo è imperfetto, gli uomini sono imperfetti e tanto meno sono perfette le azioni e le cose fatte dagli uomini. Proviamo, verifichiamo e velocemente miglioriamo. Semplicemente non sapremo mai se il nostro prodotto avrà successo se non lo mettiamo sul mercato.

L’umiltà e il migliorare
Se credo di aver capito tutto, se credo di essere un esperto, questo non è più il mio mondo. La velocità del cambiamento, dell’innovazione, dell’evoluzione del sapere è tale che non esistono più gli esperti, non c’è più nessuno che può dire di aver capito tutto. L’unica formula che funziona è quella di essere umili, ammettendo i propri limiti, ma cercando ogni giorno di imparare, di capire, per migliorare e superare questi limiti. Sono le aziende degli esperti che chiudono e quelle dei principianti che hanno successo, perché l’esperto crede di fare le cose bene e quindi non pensa sia necessario migliorare, il principiante umilmente sa che deve imparare ancora tante cose e cerca di migliorarsi ogni giorno.

Il valore delle persone
La nostra società è fatto di persone che agiscono facendo cose per altre persone. Ogni prodotto, servizio è ideato e fatto da persone per altre persone. 
In un mondo economico che cambia ogni giorno, l’unico dei tre fattori produttivi che può cambiare con la stessa velocità è il capitale umano. Ne il capitale monetaria, ne quello strumentale può cambiare con la stessa velocità. Perché il motore di cambiamento delle nostre aziende diventino le persone dobbiamo prenderci la responsabilità della loro valorizzazione, non solo della loro formazione. Dobbiamo prenderci la responsabilità di trovare e far crescere i loro valori positivi, di trovare e far crescere i loro talenti. Questa è la vera sfida di questo grande momento di cambiamento. La sfida di cambiare il paradigma che diceva che i “lavoratori” erano il problema. Oggi i “lavoratori” devono diventare il valore positivo differenziante dell’azienda. Dobbiamo prenderci la responsabilità di aiutare le persone a realizzarsi nel lavoro, attraverso l’evidenziare il contributo del loro sforzo al raggiungimento degli obiettivi dell’azienda. Dobbiamo prendere coscienza che le persone, che siano dipendenti o clienti, non devono essere uno strumento e come tali “usati” per l’ottenimento di un fine monetario, ma anzi la loro realizzazione deve essere il fine stesso del fare dell’azienda. Dobbiamo aiutare le persone a innamorarsi del loro lavoro perché lo possono fare con passione.

Non confondere lo strumento con il fine
Se vogliamo delle aziende forti, solide e che durino nel tempo dobbiamo capire che “i soldi” sono importantissimi come strumento della sopravvivenza dell’azienda, ma non devono esserne mai il fine.

Pensare a 20 anni
Gli imprenditori, i manager sono persone intelligenti, persone del fare. Alcune di loro, sicuramente troppe, hanno però iniziato a pensare solo ai risultati a breve delle proprie azioni. Questo ha creato un mondo economico che vuole massimizzare i risultati a breve, togliendo però le risorse alla sopravvivenza delle aziende. Togliendo risorse al futuro delle nostre aziende, della nostra società, del nostro mondo. Quando gli imprenditori, i manager, che sono persone molto intelligenti, persone del fare, ricominceranno a pensare a lungo periodo, allora ritroveremo una solida e giusta via del miglioramento del mondo.

#economiaumana #capirepercrescere #personealcentro #egoismopositivo

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Un commento su “Crisi vuol dire scegliere

  1. Alessandro condivido assolutamente al 100%! La scorsa settimana su un quotidiano economico veniva ricordata la trasformazione dello stabilimento Fiat di Pomigliano e di come sia diventato un modello e proprio lì é nato lo slogan che oggi é presente in tutti gli stabilimenti FCA nel mondo “Siamo quello che facciamo”, dopo il tuo articolo mi piace pensare a questa differente visione “Siamo quello che scegliamo”. Grazie di cuore per la tua partecipazione al nostro evento! Paolo

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