18mq Feliciani

La fortuna di sentirmi sbagliato

La vedo. È andata, non riesco più a vederla. Mi sforzo, lo so che era lì. Cerco, mi concentro, ma è peggio. Più la cerco, più mi concentro e meno la vedo. È l’idea che sto cercando, è l’idea che mi serve. Sono sicuro che c’è. L’ho vista, è stato un flash. Era la soluzione al problema. Era chiara, limpida e risolutiva. Quando l’ho vista è stata un’illuminazione, in quell’istante tutto era chiaro, la soluzione era li, ma poi è andata. Mi sono perso. Lo so che è andata e non tornerà. Devo ricominciare da capo, è sempre cosi.

Sono dislessico, la mia mente funziona così. Tutto deve essere il risultato di un ragionamento. Se il processo è semplice nessun problema, mi è facile trovare la soluzione e tenerla. Più aumentano le variabili, più aumenta la complessità, più il mio processo di ragionamento si fa complicato, di valore e più diventa difficile tenere tutto insieme nella memoria. So di avere la capacità di lavorare nel complesso, di processare diverse possibili soluzioni in parallelo e trovare la migliore. Risolvere i problemi complessi è una delle capacità dei dislessici. Il problema è ricordarle. Quando arriva la soluzione se non la scrivo, la perdo e non la ritrovo più. Che siano istanti, minuti, giorni o mesi, alla fine la perdo. È frustante.
Una mente che non riesce a lavorare con la memoria, con le informazioni già acquisite, con l’esperienza. Tutte le volte è come se fosse la prima volta. So che funziona così, sto imparando ad accettarlo.

La vedo, l’ho presa, è chiara. La evolvo, ci rifletto. Più ci penso e più è lucida, cristallina e illuminante. È geniale. È li scolpita nella mia mente. Non posso perderla. La rivedo, per essere sicuro di averne tutti i pezzi. È una visione chiara. Problema, processo e soluzione. È felicità, è l’appagamento dello sforzo.
Sto guidando, sto leggendo, sto facendo la doccia. È l’intuizione che cercavo. Ripercorro il problema, il processo e la soluzione. È talmente evidente che non posso dimenticarla.

È successo ancora, sono passato al pensiero successivo, e già non la vedo più. Come può essere. Era tutto chiaro, ero sicuro che questa volta l’avrei ricordata. Mi serve. La intravedo, sento la sensazione di prima, di quando era arrivata, ma è meno lucida e la sensazione diventa sconforto è lei si allontana. Non la vedo più. Ci provo, ma è sempre peggio. Non è più felicità, è paura di averla persa. È la delusione di averne persa un’altra. È la sensazione di essere sbagliato. La delusione. Cosa serve avere idee che non ricordo, concetti e soluzioni che sono un lampo che illumina a giorno la mia mente ma che poi torna la notte. Torna il buio. Sono stanco di questa cosa.

No ho ricordo di nozioni imparate nella mia lunga formazione scolastica. Ricordo di aver fatto storia, geografia, ragioneria, francese, programmazione, spagnolo, macroeconomia, microeconomia, diritto privato, diritto pubblico e le altre materie che non ricordo. Non ricordo i nomi degli insegnati, di molti compagni. Sono sempre stato promosso, ho superato tutti gli esami e mi sono laureato, ma non ricordo quello che ho imparato.

È difficile, fa soffrire, molte volte mi sento sbagliato, per molto tempo mi hanno fatto sentire sbagliato, ma la reputo una fortuna. Soprattutto in questo nuovo Mondo.

In questo nuovo Mondo del tutto in movimento, del tutto che cambia ed evolve. Un Mondo che riscrive ogni giorno le regole, che cancella il passato per costruire il futuro. In questo Mondo essere dislessici è una fortuna.

In un Mondo che ha bisogno di persone che pensano in un modo nuovo, svincolato delle convinzioni del passato, dalle credenze del passato. Essere dislessici è una fortuna.

Parlo di nozioni, regole, credenze e convinzioni. Non di emozioni, sentimenti e amore, questi sono scolpite nel cuore, non nella mente.

Se il mio credo è la consapevolezza di non sapere. Se la mia risposta alle grandi domande è che sono ancora troppo ignorante per capire, allora sono veramente fortunato a essere dislessico.

La mia consapevolezza di non sapere è anche il mio valore di cercare di capire, di imparare sempre, di aprirmi alle idee degli altri, di ascoltare gli altri.

Non è facile, è faticoso e alcune volte doloroso, ma è la mia fortuna.

ps: sono sicuro che prima o poi un dislessico riuscirà a tenere la sua idea geniale e svilupperà una tecnologia che risolverà definitivamente il problema della memoria ai dislessici. In attesa di quel momento io mi aiuto con la registrazione vocale dello smartphone.

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