18mq Feliciani

Sono scosso, sono incazzato ma amo la vita

Inizio a scrivere questo post, ma non so se lo finirò. Se lo pubblicherò. Sono scosso, sono disorientato. Sono incazzato. Come può essere, cosa non capisco, cosa non vedo. Cosa mi fa pensare di essere diverso, troppo diverso dagli altri. Di sbagliare, di essere sbagliato.

Perché abbiamo votato e sosteniamo una persona che racconta di odio, di chiusure, di separazioni. Una persona che cerca colpe per condannare e lo fa con rabbia e cattiveria. Perché acclamiamo questa persona, quando invece condanniamo, accusiamo e insultiamo un’altra persona che con un libro vuole testimoniare la sua esperienza positiva con la sua malattia.

Ho paura che la causa sia la nostra voglia di non pensare, di non riflettere, di non agire in prima persona per cambiare le cose. La nostro voglia di lasciarci guidare da qualcuno che pensi per noi, che ci dia facili soluzioni, che ci dica che la colpa del nostro malessere è di altri. Che la colpa dei nostri fallimenti è di altri. Lo acclamiamo perché ci lascia seduti comodi nella nostra poltrona a sbirciare su FB e Instagram, a vedere il mondo da uno schermo.

Ho paura, perché invece insultiamo e accusiamo chi ci dice di agire, di reagire anche alle cose più brutte con la volontà di cambiare, di lottare per quello che vogliamo. E lo fa senza insultare, senza accusare.

Sono sicuro che reagiamo così perché ci fa male. Ci fa male sentirci dire, renderci conto, che siamo noi la causa del nostro male. Che non abbiamo alibi o scuse. Ci fa male essere messi davanti alla realtà, anche e soprattutto se viene fatto con gentilezza e cortesia. Soprattutto se viene fatto da una persona come noi, da una persona che potremmo essere noi. Una persona come noi che ha capito.

Mi chiedo anche, perché quando sono altri a dire la stessa cosa non reagiamo così. Così con rabbia e cattiveria, ma anzi li apprezziamo e condividiamo le loro parole. Perché quando sono Beve Vio* o Alex Zanardi* a dirci, a farci vedere, a dimostrarci che dobbiamo agire, reagire per dare valore alla nostra vita, per raggiungere i nostri obiettivi, non li insultiamo (si forse Zanardi qualche insulto ogni tanto se lo prende). Forse perché la loro diversità da noi è talmente evidente che non ci possiamo immedesimare in loro? Ma se li consideriamo troppo diversi da noi, dalla nostra situazione, allora non faremo nostre le loro parole, il loro messaggio e continueremo a subire, a sopravvivere e non a vivere.

Nel 2016, durante i miei giorni in camera sterile, ho deciso, o forse ho solo capito, che quello che voglio dalla vita, quello che voglia sia il mio obiettivo è un Mondo migliore per i miei figli e questo l’ho capito grazie alla malattia.

La malattia mi ha fatto capire che prima di tutto devo amare la mia vita! Che nasciamo per amare la nostra vita.

Non per odiare.

No so se sia un dono, un’illuminazione, o qualcosa d’altro. So che la malattia è parte della mia vita, e non posso far altro di amare anche lei come amo tutto della mia vita.

Oggi un altro amico lottatore è andato, e ha lasciato un buco nelle nostre vite. Un buco che abbiamo il dovere di colmare con l’amore per le nostre vite, non con l’odio. Un buco che dobbiamo colmare facendo cose belle in suo onore, dando valore, rispetto e amore alla vita, nostra e di tutti.

Cose belle da fare, realizzare e amare nel nome delle vite di tutti quelli che sono andati, perché noi ora siamo ancora qui.

Non sprechiamo le nostre vite odiando, diamogli invece un senso amando.

*Bebe Vio e Alex Zanardi sono persone speciali e sono sicuro che capiranno e mi perdoneranno di averle tirate in ballo.

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