18mq Economia Umana

Bisogna Innovare, ma cosa?

Oggi ho partecipato a un importate evento sull’innovazione, l’Innovation Summit 2018 organizzato da Deloitte. Ospite d’onore era Sir Tim Berners Lee, l’inventore nel 1989 del Word Wide Web. (NDA: Attenzione non di internet, i cui inventori sono Robert Kahn e Vint Cerf, che è la piattaforma di telecomunicazioni che mette in connessione i computer nel globo, ma del web. La piattaforma software che permette di gestire e condividere i dati, le informazioni. Non i modem ma i siti internet).

Si è parlato della necessità del sistema Italia di fare innovazione, definendo come protagonisti gli Asset, le Istituzioni Pubbliche, le Imprese e le Università. Si è parlato tanto di innovazione di prodotto e di servizio, possibile grazie all’innovazione tecnologia di processo, di materiale, di sapere.

Credo che tutto debba sempre partire dal Perché.

Perché innovare*? Io credo perché è la risposta moderna alla nostra primaria necessità di far sopravvivere la nostra specie, perché è innato nel nostro essere umani il voler migliorare per minimizzare lo sforzo massimizzando il risultato. Siamo a risorsa finita, meno usuriamo il nostro corpo più sopravviverà nel tempo. Così funzioniamo.

Oggi questo miglioramento è la crescita del benessere. Un moto, una necessità che ci ha portato dal vivere nelle caverne al freddo, all’abitare in appartamenti caldi d’inverno e freschi d’estate. Dal cacciare il nostro cibo, al mangiare sdraiati sul divano cose che arrivano da tutto il mondo, preparate da chef e che ci sono state consegnate sulla porta di casa.

Oggi bisogna innovare anche e soprattutto perché se non miglioriamo il nostro agire rischiamo di estinguerci a causa dei problemi ambientali.

Da quando c’è l’uomo c’è innovazione. Il disegno, la parola concetto, la gestione del fuoco, l’invenzione della ruota, la scrittura, la coltivazione e l’allevamento, l’invenzione della macchina a vapore, dell’elettricità, del motore a scoppio, del computer, di internet, del Web. L’innovazione è sempre stata presente nella vita dell’uomo e motore della sua evoluzione. La differenza di oggi è la velocità dell’innovazione.

Dobbiamo anche essere consapevoli e riflettere che molti dei problemi di oggi, problemi ambientali, sociali ed economici sono stati causati proprio da alcune delle innovazioni del passato.

L’innovazione oggi deve essere sostenibile, in grado di rispondere alla necessità della sopravvivenza della specie umana, di tutto il pianeta terra.

Oggi si è parlato molto di innovazione ma si è dato per scontato il perché si debba innovare. Sono convinto che molti dei presenti pensassero che bisogna innovare per diminuire i costi delle aziende e guadagnare di più, per creare nuovi prodotti e servizi da vendere ai consumatori, perché altrimenti le aziende chiudono battute dalla concorrenza o altri perché. Sono sicuro che non tutti condividessero in modo consapevole la mia idea che bisogna innovare per creare un benessere sostenibile, per noi e per tutti gli esseri viventi della terra.

Se il mio perché è che bisogna innovare per aumentare il nostro benessere allora mi chiedo cosa fa veramente aumentare il nostro benessere, soprattutto alla luce del fatto che le popolazioni dei paesi ricchi sono tristi, depresse e stressate, nonostante abbiano tutto, più di tutto, fino a buttare il 30% del cibo, fino a creare una quantità di rifiuti che sta soffocando il pianeta.

Sono sempre più convinto che alla base del benessere, di una vita sana e felice ci siano buone relazioni umane. Ne sono convinti anche i ricercatori della Harvard Medical School che stanno portando avanti da 76 anni una ricerca su 724 persone. La più grande e lunga ricerca epidemiologica nella storia. Dalla ricerca risulta chiaro che non c’è correlazione fra reddito, lavoro, titolo di studio, dimensione della casa o tipo di macchina, e la salute e la felicità delle persone. Ce ne è invece con il tipo di relazioni interpersonali. Più sono buone e tante, migliore è la salute e la felicità. (Per approfondire https://it.tiny.ted.com/talks/robert_waldinger_what_makes_a_good_life_lessons_from_the_longest_study_on_happiness e https://en.m.wikipedia.org/wiki/Grant_Study). Credo che tutti riflettendoci ne siamo testimoni e consapevoli. Molto del nostro malessere arriva dal cattivo rapporto col partner, col capo, coi colleghi, col vicino di casa.

Credo che l’innovazione più importante che dobbiamo attuare sia quella delle relazioni umane. Creando, costruendo, facendo crescere relazioni interpersonali basate sul rispetto e la fiducia, sul prendersi cura l’uno dell’altro. Dall’amare il prossimo tuo come te stesso.

Tutte le altre innovazioni saranno poi frutto di una collaborazione più vera e di valore fra le persone. Innovazioni che porteranno intrinseco il valore del rispetto per la Natura e della responsabilità di tutelarla, risolvendo il più grande problema del nostro tempo.

l’innovazione delle relazioni umane è semplice. Non arriva dai governi, dalle istituzioni o dalla tecnologia. Non è un’innovazione costosa e complicata. Non dobbiamo inventate o scoprire qualche cosa. Dobbiamo solo prendere consapevolezza dell’importanza di avere buone relazioni, sopratutto per noi stessi.

È una innovazione del nostro interagire quotidiano con le persone.

Grazie per il tempo che mi avete dedicato e mi piacerebbe potermi confrontare con voi su quanto scritto, vi chiedo se possibile di condividere questo post, ma soprattutto di commentarlo con la vostra opinione, con le vostre idee in merito.

Felice vita

* Uso innovare in modo generico, comprendendo anche il concetto di evolvere. Innovare è fare qualche cosa di nuovo, evolvere è fare in modo diverso qualche cosa di vecchio. Sono concetti diversi ma sovrapponibili in questo post.

2 commenti su “Bisogna Innovare, ma cosa?

  1. Innovare l’approccio di se stessi al mondo. Il pensiero di temporaneità della propria esistenza e di mancata onnipotenza, dovrebbe guidare un approccio innovativo al se’ come semplicemente parte di un universo mondo, incluse le relazioni sociali. Il concetto di “fare rete” andrebbe innovato con “essere parte della rete”. Sentendosi parte di un tutto, si migliora la partecipazione attiva e la responsabilità di migliorare noi e il contesto attorno.

    Piace a 1 persona

    • Grazie Luisa per il commento,. Concordo, ho sperimentato sulla mia pelle, sia nel lavoro sia nelle attività sociali, la forza del senso di appartenenza. Forza che diventa fare positivo per migliorare le cose. Cioè per dare sfogo alla continuità positiva dell’evolvere, dell’innovare.
      Grazie, hai arricchito la mia consapevolezza col valore di appartenenza.

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