18mq Feliciani

Il muso punta lì

Scorre. Score sotto le ruote l’asfalto di quest’altro lungo viaggio. In fondo alla striscia grigia c’è un orizzonte di spettacolo. Montagne, innevate. Qui ci sono ancora le nuvole, là il cielo è azzurro, la neve brilla illuminata dal sole. Amo guidare. Mi ha sentire vivo. Mi fa sentire che vivo.

Oggi è particolare, è un andata e ritorno, 800 chilometri. Sul sedile vicino a me c’è un premio. Questa volta per me. Un premio che mi sento come responsabilità per il futuro. “Imprenditore per il bene comune”.

Se sapessero che ho sempre fatto tutto per stare bene io, non per altruismo ma per il mio più profondo egoismo. Mi è necessario avere persone felici e sorridenti vicino. Perché la mia più grande paura sono le persone tristi. Io che adesso vivo solo, io che amo parlare alle persone, ma sono imbarazzato e senza parole a parlare con una persona. Ho bisogno della felicità degli altri per essere felice io.

Ho paura che gli altri abbiano paura, mi sono sempre affidato. Lo sguardo di mia Madre era il come stavo io, se era serena, qualsiasi botta, febbre o caduta non era niente. Passava. Se era preoccupata, triste, spaventata. Tutto diventava panico per me. Il mio stare è sempre passato dallo stare delle persone vicino a me.

Le nostre paure sono la nostra guida, i nostri ostacoli ma anche i nostri trampolini di lancio, la nostra energia del crescere. Non esiste senza paura, esiste con il coraggio di affrontarla. Ma io ho bisogno dei sorrisi degli altri per farlo.

Amo la mia macchina, ho sempre amato le mie macchine. Sono parte del mio essere, il loro andare è il mio andare. Il mio viaggiare è il loro viaggiare. Le mie macchine sono ricordi, emozioni, avventure. Amore, baci. Risate, tante risate. Musica a palla cantata a squarciagola. Sono l’aspettativa e la speranza dell’andare, la gioia o la frustrazione del ritornare. Quando a febbraio, ho svuotato King, così io e i bambini chiamiamo la mia penultima macchina, per lasciarla per l’ultima volta dal concessionario, avevo le lacrime. 6 anni, 281mila chilometri di emozioni. Della mia vita. Quella di adesso si chiama Jedai Shark, ha 52mila chilometri, 750 ore di guida e promette veramente bene.

Le mie macchine sono soprattutto i miei pensieri. Chilometri e chilometri di pensieri, idee, ragionamenti. Nel mio sistema un pò incasinato di pensare, avere un elemento distraente, come il guidare o l’acqua della doccia che scotta, mi aiuta a concentrarmi. Mi aiuta a distrarre la parte del caos del mio pensare. Credo che sia questo il vero motivo perché amo viaggiare in macchina, perché amo le mie macchine. Mi permettono di pensare.

Sul sedile c’è il premio, la mia nuova consapevolezza per il futuro. Audible trasmette il libro di Nadia Toffa. Racconta la sua storia, che in parte è la mia storia. La malattia, la speranza, il terrore perché è tornata. Il voler fare per dimenticare, per far finta che niente sia cambiato. Quanto si sia cambiati. Un libro vero.

Tenere gli occhi sulla strada vuol dire tenere gli occhi sull’orizzonte. Sulla meta.

Curvare vuol dire guardare al di là della curva. Pensare di essere già al di là della curva. Vuol dire darci fiducia, vuol dire credere di saper fare la curva. Se curvassimo pensando al metro davanti al muso, finiremmo fuori strada.

Guardare l’orizzonte, guardare la nostra meta, vuol dire darci fiducia, che sappiamo come arrivare a quell’orizzonte. Vuol dire credere di essere capaci di raggiungere quell’orizzonte. Se ci concentrassimo solo su domani. Sulla prossima cosa da fare, finiremmo fuori strada.

Guardare al nostro orizzonte, alla nostra meta, al nostro obiettivo con fiducia, è il modo per realizzare quello che vogliamo.

Il mio orizzonte è il bene di una comunità, la mia comunità. Il premio è loro, è per loro. Voglio persone felici accanto a me, con me.

Nei miei occhi ci sono quelle montagne illuminate dal sole. Sono uno spettacolo. Il muso punta lì. I miei pensieri puntano lì. Lascio scorrere l’asfalto sotto le ruote.

#orizzonti #fiducia #crederci #personesorridenti #personefelici

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