In coda davanti all’ospedale

“Esco presto, ho gli esami del sangue, poi la visita e se è tutto ok, nel pomeriggio la terapia. 6,20, arrivo davanti all’ospedale. Come previsto c’è la coda per entrare. Da una parte i dipendenti, che entrano subito mostrando il tesserino alla guardia, e dall’altra i pazienti e i visitatori che devono farsi provare la febbre e compilare un modulo.

Fa freddo e la coda è lenta, è tutto nuovo, anche gli operatori stanno decidendo sul momento come è meglio fare. Non li invidio, mi è capitato di gestire urgenze, molto meno urgenti, e si è costretti a usare il buon senso più che la ragione. Ci sono poche informazioni, nessuna esperienza precedente o diretta. Non vorrei proprio essere al loro posto, ma loro sono li e lo fanno. Li guardo e dentro li ringrazio.

Nella fila uno inizia a lamentarsi. Poi diventano due, e in pochi secondi la lamentela dilaga. “Potevano organizzarsi prima”, “perché non mettono più personale”…

Dentro sento un moto di rabbia, mi tengo, sto zitto spero che si smorzi. Continua, aumenta, adesso si danno ragione l’uno con l’altro. Dentro la rabbia cresce. Io vedo persone in difficoltà che cercano di fare il meglio possibili, persone che forse hanno anche più paura di noi, perché loro in ospedale ci lavorano, ci vivono. Ci devono stare.

Non reggo, sbotto. Urlo in modo che tutti mi possano sentire. Urlo che questo è il momento di cercare di capire, di smettere di lamentarsi, che sicuramente tutti stanno cercando di fare il meglio e il massimo possibile, ma che è tutto nuovo e difficile. Urlo che nessuno poteva prevedere una cosa così. Che nessuno vuole farci stare qui al freddo solo per divertimento. Urlo che questo è il momento in cui dobbiamo smettere di lamentarci e di pensare solo a noi stessi, ma che dobbiamo iniziare ad aiutarci gli uni con gli altri.

Le voci si abbassano. La persona vicino mi guarda, prima un pò stranita, poi mi sorride.”

Siamo ancora animali fragili. Siamo ancora gli animali più fragili della foresta. Quello che sta succedendo ne è la dimostrazione. Da soli possiamo poco contro i pericoli di questo mondo. Da soli, possiamo poco.

Si, da soli siamo fragili. Ma quando ci uniamo, quando uniamo i nostri intenti, quando agiamo tutti per un obiettivo comune, quando ci organizziamo sommando le nostre capacità per raggiungere quell’obiettivo comune, allora si, allora diventiamo gli animali più forti della foresta. La nostra storia lo dimostra.

È giusto aver paura, ma per sconfiggere questo nuovo male, è fondamentale unirci, organizzarci, smettere di pensare solo a noi stessi. Dobbiamo agire tutti per lo stesso fine, per lo stesso obiettivo. Sopravvivere.

È per questo che dobbiamo tutti, ma proprio tutti, collaborare e seguire le indicazioni che ci vengono date. Da soli siamo destinati alla sconfitta, uniti alla vittoria.

Questo è il momento della collaborazione, non dell’individualismo, del conflitto fra noi uomini.

Questo è il momento di collaborare, di combattere si, ma di combattere questo nostro nuovo nemico. Nemico di tutti.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

1 commento su “In coda davanti all’ospedale”

  1. …grazie Alessandro per la tua autentica testimonianza…nell’aver urlato, probabilmente io sarei stato zitto, perchè chi me lo faceva fare…e invece tu sai sempre fare la cosa giusta, un grande abbraccio, questa volta anche di riconoscimento!

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