Sempre la stessa poltrona rossa

Seduto, sdraiato sulla poltrona. Sempre quella rossa della mia camera dei 16 anni.

La testa leggermente piegata in su, gli occhi chiusi. Il piede tiene il ritmo della canzone che sta suonando alla radio. La finestra è socchiusa, entra quella brezza tiepida dei primi giorni di sole. Il profumo è quello fresco di primavera, è quello di gelsomino, il mio preferito.

Quante volte ho messo il naso in quei fiori. “Prima o poi un’ape ti pungerà la punta del naso”, mi diceva lei e poi rideva. Rideva come solo lei. Quanto mi mancano quei fiori, la siepe vicino al cancello. Quanto mi manca quel ridere. Quanto mi manca quel tempo. Visto da qui è stato meraviglioso, ma allora era sofferenza e lacrime, ma anche speranza e unione.

Nessuno ci aveva avvisato che tutto sarebbe cambiato, che tutto sarebbe stato diverso. 12 ore è stavamo vivendo un’altra vita. Lei sempre nella stessa casa, con gli stessi mobili e la stessa macchina parcheggiata fuori, io all’inizio in ospedale, in una camera sterile. Poi anche io in quella stessa casa, con gli stessi mobili e la stessa macchina parcheggiata fuori, ma tutto era diverso. Col tempo è diventata la nostra nuova vita. Siamo cresciuti, ci siamo adattati, abbiamo lottato quando c’era da lottare, e festeggiato quanto c’era da festeggiare. Abbiamo anche cercato di tornare alla vita di prima, e abbiamo imparato che niente può tornare come prima. Era una nuova vita, ma era comunque vita.

Gli occhi ancora chiusi, il ritmo è quello giusto, non c’è fretta. Di botto arrivano tutte quelle emozioni piene e con loro il mio pianto senza lacrime. È un attimo. Riempio i polmoni di questo momento. Lo faccio mio. lo vivo. Lo sento, lo voglio sentire.

Apro gli occhi, giro la testa ancora appoggiata allo schienale. Fuori il profilo delle montagne, lì è ancora inverno. Brillano di neve. Richiudo gli occhi, e dentro la neve si somma al ritmo, a tutte quelle emozioni. Anche la testa inizia a dondolare. Il tempo non esiste più, c’è solo il ritmo, il gelsomino, la neve, il respiro. La vita di allora e la vita di adesso. Non ci sono domante, ne risposte.

Il sole è sceso, inizio ad avere freddo. Alla radio voci, non più musica, apro gli occhi.

Tiro su le testa, sorrido rivivendo brevemente il momento. Mi alzo, chiudo la finestra e vado a vedere cosa c’è in frigo.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

3 pensieri su “Sempre la stessa poltrona rossa”

Rispondi a Margherita Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...