Le squadre di valore hanno i bagni puliti

Sette di mattina, arrivo in ufficio e vado in bagno a fare la pipì. Il bagno è sporco, ieri abbiamo avuto “ospiti” poco educati. Tiro l’acqua, mi lavo le mani, cerco il mocio e il secchio, metto i guanti, passo il pavimento, poi col disinfestante il WC. Mentre pulisco mi chiedo cosa passa nella testa delle persone che sporcano e non puliscono. Mi chiedo come fanno ad accettare che sia qualcun altro a pulire la loro pipi. Posso capire gli anziani, ma ieri c’erano persone giovani. Metto a posto tutto e vado nel mio ufficio di amministratore delegato.

Non è stata la prima volta, anche se spero sia l’ultima. La speranza non è quella di non trovare più il bagno sporco, ma quella che le persone abbiano rispetto per gli altri e per se.

Senza “ospiti”, il bagno del nostro ufficio rimaneva pulito. Anche questo era un elemento del nostro successo.

Rispettare gli altri: se fossi uscito da quel bagno senza pulirlo avrei dimostrato di non avere rispetto per chi ci sarebbe entrato dopo di me.

Alla base di una squadra di valore c’è il rispetto. Il rispetto delle persone fra di loro, nessuno ha più diritti o meno doveri degli altri. In una squadra di valore, tutti sono uguali nei diritti e nei doveri, in una squadra di valore le differenze sono nelle capacità, nei ruoli, nelle responsabilità e nei poteri. Non nei diritti e nei doveri. Tenere il bagno pulito è una chiara evidenza che c’è rispetto nella squadra. Se c’è rispetto tra le persone all’interno dell’azienda, ci sarà anche per quelle fuori, per i fornitori e per i clienti e si creeranno relazioni sane e durature. Elemento fondamentale alla base del successo di un’azienda.

Essere Esempio: se chiedo qualcosa agli altri, devo essere io il primo ad essere disposto a farla. L’esempio più forte si da nelle cose più umili, faticose e fastidiose. In quelle il leader fa vedere che veramente i diritti e i doveri sono uguali per tutta la squadra. Il leader deve essere il primo a sacrificarsi per il bene di tutti, per il bene della squadra.

Uguale fra gli uguali: Io non ero diverso dai miei collaboratori, avevo solo un ruolo diverso, con responsabilità e poteri diversi, e mia prima responsabilità era il benessere dei miei collaboratori. Se fossi uscito lasciando il bagno sporco non avrei dimostrato di tenere al loro benessere, di prendermi cura di loro.

Essere leader non vuol dire dover lavare i bagni del proprio ufficio, vuol dire avere rispetto per le persone e prendersi cura del loro benessere.

Come sono i bagno del tuo ufficio? Li hai mai puliti?

Non sono l’unico che la pensa così…

“Il vero successo in azienda comincia pulendo il bagno”

La differenza non è la difficoltà della sfida ma è il valore della squadra

Sono una persona normale, nella media. Non sono un genio, un visionario o una persona che da sola sa fare la differenza. Sono una persona come tante altre, forse con solo un pò più di consapevolezza dell’importanza dell’avere vicino persone positive, con la voglia di fare e soprattutto di collaborare. Persone oneste, umili e che condividono il mio stesso obiettivo, i miei stessi valori. Persone che le cose non le fanno solo per i soldi ma le fanno soprattutto per la soddisfazione di creare cose di valore per gli altri e per loro. Persone che in quel fare trovano la loro realizzazione.

Ho guidato per molti anni un’azienda, abbiamo affrontato tanti problemi e sfide. Non sempre abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo posti, alcune volte abbiamo commesso errori, ma alla fine siamo sempre riusciti a raggiungere il nostro scopo. Portare un beneficio alle persone. Ai nostri clienti e a noi. Questo è stato il motivo del nostro successo. Eravamo una squadra di valore.

Per far succedere le cose, per raggiungere i nostro obiettivi, la differenza non è la difficoltà delle sfide, la differenza è il valore della nostra squadra, e il valore della squadra non è la capacità dei singoli, il valore della squadra è la capacità di collaborare per lo stesso obiettivo.

Eppure passiamo le nostre giornate a definire processi, a recuperare risorse, a pianificare e controllare. A guardare report e numeri. Quando invece dovremmo investire il nostro tempo a coltivare e valorizzare la nostra squadra. A dedicare tempo ai nostri collaboratori, a migliorare la nostra capacità di leadership e guida. A creare uno spirito di collaborazione e non di competizione.

Considerate le persone come la cosa più importate della vostra azienda, della vostra vita!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

L’importanza dell’ambiente (inteso come le persone che frequentiamo)

Nella diretta su Instagram di questa mattina, oltre ad aver parlato della mia lavastoviglie che perde acqua, ho parlato dell’importanza degli ambienti/contesti nelle vita.

Per far capire l’influenza dell’ambiente in cui viviamo dico spesso: “quando uno italiano va in Svizzera rispetta i limiti di velocità e quando uno svizzero viene in Italia non rispetta i limiti di velocità”. È così, grazie ai nostri neuroni a specchio ci è naturale allinearci all’ambiente che ci circonda, soprattutto in riferimento a cosa fanno gli altri. Quello che i nostri neuroni a specchio specchiano è proprio il comportamento degli altri esseri umani che in quel contesto/ambiente consideriamo la normalità.

In questo video/post intendo l’ambiente come l’insieme dei comportamenti e le relazioni delle persone che ci sono vicine, con cui interagiamo all’interno di un determinato contesto della nostra vita. Il primo ambiente è quello della famiglia, poi c’è quello della scuola o del lavoro. C’è quello degli amici e del circolo sportivo. Ma ambiente e contesto è anche il social che frequentiamo. Ultimamente soprattutto i social.

Per la nostra salute fisica e mentale, e soprattutto per la nostra realizzazione è importante prenderci cura degli ambienti in cui viviamo, attraverso il nostro atteggiamento e comportamento e nel caso sia un ambiente tossico, che ci fa stare male, bisogna abbandonarlo se possibile.

L’ambiente influisce tantissimo su di noi, sia in negativo sia in positivo. Se il mio ambiente di lavoro è formato da persone positive, che collaborano, che comunicano in modo aperto, che sono umili, che condividono lo stesso obiettivo di fare qualche cosa di valore, anche davanti ai problemi ci sentiremo energetici e motivati per affrontarli, trasformarli in sfide e superarli.

Quindi ascoltate/vedete il video e soprattutto scegliete gli ambienti in cui Vivere e coltivateli nella collaborazione, aiuto e soprattutto Amore.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

#ambiente #relazioniumane #economiaumanacollaborativa #feliciani #felicisiamo

Il valore e l’utilità della Mentorship

Qualche anno fa Cristian mi ha chiesto di diventare il suo mentor. In tutta sincerità vi confesso che quando ho risposto “si”, sapevo veramente poco di cosa volesse dire “essere un mentor”. Quasi tutte le cose belle della mia vita sono però nate da un “si” inconsapevole. Credo molto nel coraggio di rispondere “si”, soprattutto in un mondo dove la risposta di default è “no”. Credo che il “si” sia il primo passo del cercare di migliorarsi, di mettersi alla prova, di fare nuove esperienze. Credo sia la chiave dell’aprirsi alla vita.

Ho risposto “si” anche perché vedevo in Cristian una persona da cui poter imparare tante cose, una persona coi miei stessi valori ma con un’esperienza di vita diversa. Sono passati più di 3 anni e continuo a pensare la stessa cosa.

Oggi che sono più consapevole di cosa sia la mentorship, sono ancora più convinto e felice di quel “si”. Grazie alla mentorship posso aiutare una persona a capire per crescere  e soprattutto grazie a quella persona posso io stesso capire per crescere. La mentorship è un’attività win-win.

Cos’è la mentorship per me? È un confronto aperto fra due persone che attraverso il racconto si aiutano reciprocamente ad applicare e migliorare il proprio punto di vista. Il mentor racconta la propria storia, le proprie esperienze, quello che forse ha capito da quella storia, da quelle esperienze. Il mentee racconta quello che vorrebbe fare, quale è il suo progetto e quali sono le sue aspettative. Entrambi raccontano il proprio punto di vista, quello da esperto del mentor, strutturato e appesantito da convinzioni e certezze, quello da principiante del mentee, libero e aperto alle innovazioni. Nella mentorship il mentee vuole fare un percorso di vita e chiede aiuto al mentor che ha già fatto quel percorso con successo.

Credo siano necessario e indispensabili da parte di entrambe la capacità di ascolto e di apertura, il rispetto e la fiducia, l’umiltà.

Nel video troverete anche perché confrontarsi sui punti di vista e non sulle ragioni, come organizziamo noi gli incontri e tante altre cose.

Un grazie di cuore a Cristian Ranallo e a Startup Grid Italy che hanno fatto si che si potesse realizzare questo bel momento della mia vita!

Un grazie di cuore ai miei due più gradi mentor, l’ingegner Barbaglia e il signor Tamietto.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

#mentorship #cristianranallo #startupgriditaly #startupgridcuneo #pasdai #feliciani #felicisiamo #capirepercrescere #ilvaloredelconfronto #umilta #mentor

Ho sbagliato, è difficile ammetterlo ma la parola d’ordine deve essere fiducia

Ho sbagliato, è difficile ammetterlo. Ogni volta che torno all’errore, il cervello mi propone mille giustificazioni e scuse. Ogni volta cerca di sviarmi da quel piccolo ma profondo e pungente dolore dell’ammettere di aver sbagliato, di essere nel torno.
Sì, ho sbagliato. Sono caduto nel tranello di credermi l’unico nel giusto. Di credermi colui che può giudicare gli altri. Sto parlando dell’uscire di casa. Sto parlando dell’arroganza dei video pubblicati i giorni scorsi, in cui giudicavo e davo per scontato che la maggior parte delle persone che ho visto non avesse un giustificato motivo per uscire. Perché non ho dato fiducia alle persone? Perché non ho pensato che la maggioranza avesse un giustificato motivo per uscire, come ce l’ho io? Sì qualche furbo c’è di sicuro, ma perché non ho pensato che fosse la minoranza? Perché non ho dato fiducia alle persone?
Ho sbagliato, non ho dato fiducia. Racconto e scrive che il grande cambiamento ci sarà quando inizieremo a collaborare e non più a confliggere, ma la collaborazione parte sempre e solo dal dare fiducia. Del partire fidandosi e poi verificare, non il contrario.
Se pensiamo e agiamo come se tutti fossero dei delinquenti, prima o poi anche gli onesti lo diventeranno, perché nel loro agire onestamente si sentiranno i diversi, gli sbagliati, e non vedranno riconosciuto il loro sforzo. Tutti vogliamo, tendiamo ad allinearci a quello che è considerato la normalità. Anche se inizialmente sappiamo che è sbagliato, prima o poi il nostro cervello ci farà credere che se lo fanno tutti allora quella è la cosa giusta. Lo dimostra il fatto che in Italia consideriamo la furbizia un valore e non un difetto.
Se invece agiamo pensando che la grande maggioranza delle persone è onesta e agisce seguendo le regole, nel giusto e nell’onestà, allora a sentirsi gli sbagliati i diversi, saranno i delinquenti. E così deve essere.
Credendoci noi nel giusto e tutti gli altri nel torto non possiamo che alimentare il conflitto e l’astio tra le persone.
Se vogliamo un mondo di collaborazione, dobbiamo partire dal dare fiducia. La grande maggioranza degli Italiani sta seguendo le regole, esce solo per vera necessità, come dicono le indicazioni. Loro sono e devono essere la normalità, il giusto.
Cliccate sotto per vedere il video!!!
Scusate e #stiamoacasa #stiamoincasa #stoincasa #diamofiducia #neusciremo #capirepercrescere
Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Vi prego, uniamoci, non dividiamoci

Suona la sveglia, sono le 4. La spengo, prendo la medicina e mi giro. Suona ancora, sono le 5.45, la spengo e mi alzo. Mi lavo, bevo due bicchieri d’acqua e scaldo il latte. Accendo bassa la radio, i bambini devono dormire ancora. Il radiogiornale. La prima fetta di pane con la marmellata si tuffa nel caffellatte. E io ascolta. La mano rallenta, abbasso la testa. Tutto il mio corpo perde energia. Lo sconforto.

La voce racconta di come anche questa volta ci stiamo dividendo. Di come anche questa volta siamo gli uni contro gli altri, noi e loro, ma questa volta non è politica, non son solo parole di belle intenzioni. Questa volta sono e devono essere fatti e non possiamo permetterci di essere noi e loro. Ne va della nostra vita.

Siamo veramente così corrotti dall’individualismo? Siamo veramente diventati così stupidi e miopi da non capire che solo unendo le forze potremo farcela?

È il momento di unirci, non di dividerci. Sono tanti i problemi che dobbiamo affrontare, e non fra qualche decennio, ma adesso. Tanti problemi che dobbiamo affrontare adesso.

La razza umana ha sempre affrontato grandi prove di sopravvivenza, solo le ultime tre generazioni hanno vissuto una realtà diversa. La razza umana si è selezionata proprio grazie alla sua capacità di affrontare le grandi minacci alla sua sopravvivenza. E come l’ha fatto? Unendosi. Unendoci.

La grande capacità dell’uomo è quella di unirsi, quella di unire le forze. Quella di sommare le capacità degli individui per rendere più forte l’intera comunità. È la storia a insegnarcelo. Quando la sopravvivenza era procurarsi il cibo ogni giorni, ci siamo uniti in micro comunità, qualche famiglia, dove gli uomini andavano a caccia e le donne curavano i figli. Poi la sfida è stata garantirci il cibo per più tempo, e le comunità si sono ingrandite, è nata l’agricoltura con l’allevamento e le coltivazioni. Poi sono nate le nazioni, per avere più terreno da coltivare per garantirci ancora più cibo per sopravvivere. Così fino a oggi, dove crediamo che sopravvivere voglia dire conquistare la maggior quota del mercato, voglia dire vendere ancora di più, e così ci siamo uniti nelle multinazionali*.

Più le sfide, i problemi da affrontare erano grandi e impegnativi e più abbiamo unito le nostre forze. Più ci siamo organizzati per sopravvivere. Dobbiamo continuare a farlo.

Adesso le sfide, i problemi sono globali, colpiscono tutti e tutto il mondo, e l’unico modo per poter continuare a sperare di sopravvivere è continuare a unirci. Questa volta tutti, nessuno escluso.

Il coronavirus, come il riscaldamento globale, come la siccità che ci sta colpendo, come gli incendi in Australia, come l’invasione di manguste che sta devastando i paesi del centrafica, sono problemi per la mia di sopravvivenza, sono problemi per la sopravvivenza di tutti, per la sopravvivenza della razza umana. Sono cosciente e consapevole che da soli non potremo risolverli.

Uniamoci e avremo la speranza di sopravvivere.

Non è buonismo o terrorismo, è realismo insegnato dalla storia.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!!!

* vedi “Reinventare le organizzazioni” di Laloux

Niente pappa pronta, bisogna fare fatica

“Non mi fermo a cena, devo rientrare a Cuneo, domani mattina ho un incontro alle 8”, “dai una cosa veloce, così facciamo quattro chiacchiere”, “non riesco”, “dai”, “ok”.

“Piacevolissima serata e interessante quell’idea, dobbiamo approfondire. Ciao!”. “Certo, buona notte”. “Vai piano che sono 300km”. Cazzo 300km e piove.

Il navigatore dice che arriverò alla 1.45, un quarto d’ora per fare tutto. Alle 2 dormo. Domani ritardo la sveglia, la metto alle 6.30, così dormo 4 ore e mezza e ho tempo per preparare l’incontro delle 8.

Cavolo sono ancora in tangenziale a Torino. Sono a metà strada, non ce la faccio. Con questa pioggia non si vede niente. Sono a pezzi, mi bruciano gli occhi. Mi si chiudono gli occhi, ho sonno. Troppo sonno. Adesso mi fermo e riposo 10 minuti. No, tieni duro, è tardi. Dormirai quando arrivi. Abbassa il finestrino, vedrai che l’aria fredda ti aiuterà. Cazzo mi sono lavato.

Non ce la faccio… sbang, che male. Sbang, sbang, cazzo, cazzo che male. Le sberle in faccia sono le uniche cose che mi svegliano un pò. Dai mancano solo 90km.

Grazie a Dio sono arrivato. Sono sotto le lenzuola. Sono le 2.20. Notte.

La prossima volta non mi fermo, parto subito. Troppo faticoso e pericoloso, però bella quell’idea e interessante quell’amico di Andrea. Magari si riesce a fare qualche cosa insieme.

Quante volte mi è successo? Tantissime. Come gli 80mila chilometri all’anno in macchina. Come il non avere un buco in agenda per mesi, il non mangiare a casa per settimane. Il non accendere la televisione da anni, il frigo vuoto. Come il puntare la sveglia alle 6.30 quando voglio dormire un pò di più. Come la difficoltà di incastrare 10 giorni di vacanza.

Questa è stata la mia vita, questa è la vita delle persone che conosco e che realizzano belle e grandi cose. Questa è la vita che mi piace fare. Una vita di cose fatte e da fare. Una vita di fatica, che ti stanca ma che ti da grandi soddisfazioni. Una vita che quando ti fermi e ti giri indietro, non vedi la fatica che hai fatto, ma vedi tutto quello che hai realizzato. Una vita, che quando guardi avanti, non vedi la fatica che farai, ma vedi tutte le cose ancora da fare.

Una vita dove si parla di cose da fare, di idee, di progetti. Una vita dove non si parla delle persone ma di cosa fanno le persone. Una vita dove sai che lamentarsi è solo perdere tempo. Dove lamentarsi è stupido, perché è la vita che hai scelto. Che hai scelto tu.

Una vita del fare, una vita dove non punti sulla fortuna, ma sull’impegno, sulla determinazione, sulla costanza. Sul svegliarsi presto alla mattina, sull’andare a letto tardi alla sera. Sull’ascoltare, sul parlare, sul pensare tanto.

Una vita dove punti sulla tua capacità di gestire e reggere la fatica. Dove ti alleni alla fatica per raggiungere i tuoi obiettivi.

Non è una vita di sacrifici, non è una vita di dolore. Non è una vita di rinunce e sofferenza. Ansi, proprio il contrario. È una vita di soddisfazioni, di gioia, di veder realizzare idee, progetti, cose. È una vita per realizzare i propri sogni. È una vita di realizzazione.

Si, c’è anche lo sfinimento, lo sconforto, il panico, la delusione. In quei momenti contano le persone della tua squadra, le persone che ti circondano.

C’è anche la necessità di continuare a capire, studiare, sperimentare. Di continuare a mettersi in gioco, di vivere di tanti dubbi e poche certezze. Provare, sbagliare e riprovare. Non è una vita dalla pappa pronta. Sicuro non è una vita comoda, facile e veloce.

È una vita scomoda, complessa e di fatica, ma che da senso al vivere. Alla Vita!

Si, col tempo ho imparato a gestire meglio l’agenda, a stare di più coi miei figli. Ho imparato a fermarmi e godere del panorama. A prendermi dei giorni per andare in moto. Col tempo sono maturato e ho capito. Col tempo ho capito cosa sono le cose veramente importanti per me, ho capito per cosa scegliere.

Ho capito per cosa vale la pena fare fatica.

Col tempo ho imparato a scegliere. A essere io la guida del mio fare per raggiungere i miei obiettivi. A essere io a scegliere per me e per la mia felicità.

Ognuno è libero di fare quello che vuole della propria vita, ognuno è libero di avere o non avere obiettivi. Di agire o non agire per questi obiettivi.

Quello che ho capito è che senza fatica, impegno e determinazione si ottiene poco o niente.

Scrivo questo soprattutto per i giovani. Per quei giovani a cui gli viene raccontato ogni giorno che la vita deve essere facile, comoda e veloce. Dove tutto gli è dovuto senza fatica. Dove i modelli di successo sono 15enni che guadagnano milioni di dollari, giocando ai video giochi su YouTube, inventandosi canzoni o truccandosi in diretta.

Attenzione quella non è la vita reale, non è la normalità. Quella è l’eccezione, è quello che normalmente non succede.

Dietro a quel 15enne che ce la fa, che è l’eccezione, ci sono centinaia di migliaia di altri 15enni che non ce la fanno, che sono la normalità.

Dietro a quel 15enne che ce la fa, ci sono tantissime ore di impegno, di studio, di fatica. Di allenamento. Di provare e riprova. C’è comunque una vita di dedizione e fatica.

Nella mia vita ho incontrato tantissime persone di successo, persone che hanno realizzato grandi e belle cose. Tutte hanno fatto fatica, tanta fatica per raggiungere i loro traguardi, ma tutte, proprio tutte, erano felici di aver fatto e di fare quella fatica.

Ho ottenuto e fatto tante belle cose nella mia vita e questo perché sono una persona di fatica, non perché sono una persona di talento.

Non aspettate che le cose accadano, non cercare la scorciatoia, non cercate la via più breve facile e comoda. Uscite dal letto. Alzatevi dal divano, dal tavolino del bar. Scegliete il vostro sogno e iniziate a fare fatica per realizzarlo.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Non siamo al centro del Mondo ma siamo al centro del nostro di mondo, della nostra vita

Lo so, l’ho imparato sulla mia pelle. Tanti soffitti, di tante notti insonni come questa. Soffitti diversi ma la frustrazione sempre la stessa, ma cosa posso fare io. Cosa devo fare io.

Prima la frustrazione era molto forte, prima vedevo i problemi del Mondo, e con arroganza, mi chiedevo come potevo Io risolvere quei problemi. Come potevo essere Io quel super eroe che volando con i suoi super poteri salvava il Mondo. Tutto il Mondo. Così mi addormentavo felice, ma la notte dopo il soffitto era ancora più nero, la frustrazione, il senso di impotenza ancora più forte.

Poi ho capito, poi forse ho imparato.

Il mio Ego era smisurato, molto più delle mie capacità. Pensavo che avrei potuto da solo risolvere i problemi culturali, sociali, ambientali ed economici del Mondo Intero. Il mio Ego già sfrecciava nel cielo rosso intenso dell’alba di un nuovo mondo salvato da me e dai miei superpoteri. Che sensazione, che piacere, che adrenalina. Che bufala, cha cantonata. 

Notte dopo notte, mattina dopo mattina. Io ce la mettevo tutta ma proprio tutta, ma qualcuno mi lottava contro, qualcuno non mi permetteva di essere il salvatore del mondo. Avevo capito, erano i grandi ricchi della terra, e non solo. Era anche il mio vicino di casa, era chiunque, ma allora salvare il mondo per chi? La frustrazione era più forte, la rabbia e il rancore ancora di più. Io volevo salvare il mondo ma il mondo non si voleva far salvare da me. Quel mondo che volevo salvare era diventato il mio nemico. Vedevo solo il brutto di un Mondo che non valeva più la pensa di guardare, di salvare.

Le notti insonni erano sempre di più, il soffitto sempre più nero. Svegliarmi alla mattina non aveva più uno scopo, nei miei pensieri solo il sospetto su tutti, per tutto.

L’essermi messo al centro del Mondo, mi aveva reso paranoico con pensieri logici ma paranoici. All’inizio era un atto di energia, mi faceva sentire vivo, mi faceva sentire nel giusto. Mi faceva sentire il migliore. Poco a poco, queste sensazioni si sono logorate, hanno iniziato a diventare energie negative. 

Poi via Roma, il centro storico di Cuneo. Bellissimo appena ristrutturato. Io passeggio coi bambini. Mi sembra tutto perfetto, ma vicino al cestino una carta abbandonata per terra, mi chino, la raccolgo e la butto nel cestino. Non ci ho pensato, l’ho fatto, credo per mantenere quel quasi tutto perfetto. Non è stato uno sforzo, anzi, è stato in piacere. È stata energia positiva. In un istante Xander e Kiki fanno la stessa cosa. Non erravo d’accoro, non ci eravamo parlati, mi hanno visto e hanno agito. Abbiamo proseguito verso piazza Galimberti, senza parlare. Ricorrendoci, o a piccoli saltelli, sorridendo e ridendo. 

Quella cartaccia. Ho capito, forse ho imparato. Non dobbiamo essere al centro del Mondo, non dobbiamo avere la presunzione di salvare noi il Mondo da soli, Ma dobbiamo essere si al centro del Nostro Mondo, del Nostro Agire. Dobbiamo essere al centro della nostra vita.

Dobbiamo essere noi i primi a vivere la vita che vorremmo che tutti gli essere umani vivessero. Una vita basata sul rispetto, sulla responsabilità, sulla consapevolezza, sulla determinazione e perseveranza. Una vita basata sul coraggio, sull’apertura e sul dubbio. Sull’umiltà e la curiosità. Una vita basata sulla fiducia, sull’aiuto, sul collaborare per unire. Una vita basata sull’amore per noi stessi per primi, e poi per gli altri. Una vita basata sulle fare, sul cercare di essere esempio ispirante.

Mettersi al centro della nostra vita sapendo che non possiamo salvare da soli la vita di tutti i bambini che partono dai paesi in guerra dell’Africa centrale, ma che possiamo cercare di accogliere al meglio chi poi in Italia è riuscito ad arrivare. Anche solo con una carezza e un sorriso, se in quel momento non possiamo fare altro. Anche solo senza insultare e rimanendo nel dubbio che non siano loro la causa dei nostri problemi.

Mettersi al centro della nostra vita è tenere pulito il marciapiede davanti a casa nostra, magari con anche un pò di ostentazione, salutato di cuore i nostri vicini e i passanti. Sono sicuro, facendo così, molti prenderanno esempio e usciranno anche loro a pulire il loro pezzo di marciapiede. Lo so perché è quello che sta già succedendo.

Ho capito e forse ho imparato che piangersi addosso per la frustrazione di non essere al centro del Mondo, di non essere un super eroe, è la peggior cosa da fare, perché non agendo a nessun livello, nessuna delle grandi sfide che ci aspettano si risolverà.

Prima di scendere in piazza per contestare Bolsonaro per le politiche di deforestazione dell’Amazonia, chiediamoci se non siamo anche noi già causa di quella deforestazione, e soprattutto se non possiamo in qualche modo agire subito e velocemente per salvaguardare un pezzo di bosco più vicino a noi. Dopo, all’ora si, uniamoci ad altre persone e uniti mettiamo al centro del Mondo per salvarlo, per migliorarlo.

Ho capito, forse ho imparato che essere pragmatici vuol dire partire subito nel risolvere, dal migliorare le cose su cui si ha un controllo diretto, più vicine, per poi unirci ad altri per risolvere ed affrontare le grandi sfide, più lontane, più globali.

Ma soprattutto ho capito e ho imparato che non abbiamo più tempo da perdere, che già da adesso, da subito dobbiamo raccogliere le cartacce, pulire il nostro marciapiede, salutare con rispetto i nostri vicini per poi dare visibilità a Cop 25 di settimana scorsa perché i politici di tutto il Mondo si mettano insieme per firmare ma soprattutto per rendere operativi gli accordi ambientali. Ho imparato soprattutto che non dobbiamo fare queste cose solo nel weekend. Le dobbiamo fare sempre, ogni giorno. Deve essere il nostro modo di agire sempre.

Grazie Vita! Ti Amo VITA!