Siamo tutti necessari, nessuno è indispensabile, ma solo pochi fanno la differenza. Adesso lo dice anche la scienza.

Quante volte ci hanno detto “siamo tutti necessari, ma nessuno è indispensabile”, quante volte lo abbiamo detto. Ma non è così, “siamo tutti necessari, nessuno è indispensabile, ma solo pochi fanno la differenza”.

Se pensate al grande Barcellona, vi verrà sicurate in mente Messi, è lui che ha fatto i goal, è lui che ha vinto i palloni d’oro. Ma non è solo lui il vero valore dei quel Barcellona, il vero valore sono stati Guardiola che è riuscito ad esaltare il valore della collaborazione col Tiki-Taka. Il valore e stato soprattutto Xavi che in campo ha fatto la differenza guidano la squadra, dando valore a quella collaborazione. Era lui il regista, era lui la guida, era lui a fare la differenza.

Qualsiasi squadra, qualsiasi azienda è fatta di persone che collaborano. Se sei il leader tua è la responsabilità di creare collaborazione e individuare, e puntare su chi fa la differenza. Se sei un giocatore, cerca di essere tu la differenza.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

L’Argentina con Messi non ha mai vito un mondiale, la Spagna con Xavi ha vinto 2 europei e 1 mondiale. Solo pochi fanno la differenza.

Cliccate qui sotto per saperne di più, andando sull’articolo

Network science reveals the secrets of the world’s best soccer team

della MIT Technology Review

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Siamo tutti esseri paurosi

Questa mattina stavo parlano con una persona che rispetto molto e che considero di gran valore, e spero che la cosa sia reciproca.

Stavamo parlando dell’organizzazioni nelle aziende, di quali fossero gli elementi che portano le aziende ad organizzarsi in un modo o in un altro. Ci stavamo concentrando sui due modelli estremi, quello della “programmazione e controllo” e quello della “auto-organizzazione”.

Nota: Parlando ci siamo resi conto che non eravamo d’accordo su alcuni aspetti di base. Il nostro dialogo era “non sono d’accordo con te, io credo sia …” (non il classo e ipocrita “sono d’accordo ma…” o “hai ragione però”). Fortunatamente questo modo di dialogare ci ha permesso di creare valore dal disaccordo, facendoci crescere entrambi e ampliando i nostri punti di vista. Questo perché il dialogo era basato sul reciproco rispetto, sull’apertura e sull’ascolto. L’obiettivo era capire, non aver ragione. Questa premessa per sottolineare l‘importanza del dialogo aperto e di ascolto per poter crescere in consapevolezza e quindi avere una miglior visione per poter affrontare e superare insieme le sfide che ci aspettano. Un dialogo senza ma e però.

Siamo arrivati al cercare di capire perché il sistema maggiormente diffuso oggi è quello basato sulla programmazione e controllo, dove i vertici vogliono il totale controllo dell’organizzazione, imponendo procedure, processi, modelli ma lasciano ad altri le previsioni sul futuro, la cosa più difficile. Chi lo fa il budget? I vertici indicano gli obiettivi, i sottoposti compongono il budget.

Personalmente credo che questa impostazione inibisca le persone nell’esprimere le proprie capacità e talento, dovendo seguire scrupolosamente le procedure, lasciandogli però la responsabilità di prevedere il futuro, cosa da sempre impossibile e soprattutto in questo momento storico dove tutto cambia in modo velocissimo e gli scenario sono perennemente in movimento. Impedire alle persone di esprimere la propria creatività e talento è contro la mia idea di Economia Umana.

Ci siamo chiesti cosa spinge i vertici a volere il controllo. La mia idea è che anche i “vertici” alla fine sono persone e quindi agiscono da persone, seguendo il loro lato e istinto umano.

La grande preoccupazione di ognuno di noi, di ogni persona, di ogni uomo è sul futuro. Il nostro istinto base è preoccuparci e agire per la sopravvivenza, per il futuro. Preoccuparci del futuro vuol dire immaginare quali possano essere i possibili problemi e rischi che minacciano la nostra sopravvivenza da una parte e le opportunità e soluzioni che invece possono migliorare il nostro futuro, dall’altra. Quando si ha paura non ci si fida, non si è disposti a condividere con qualcuno altro il nostro destino. Quando si ha paura, si vuole avere il totale controllo sul futuro e non si è disposti a delegare ad altri parte di questo. Chi vuole il tenere il controllo ha paura per la propria sopravvivenza.

Credo che questo modello non sia più valido perché in qualsiasi ambito, le sfide che ognuno di noi dovrà affrontare per la propria sopravvivenza o per la sopravvivenza della propria azienda, sono tali, che da soli non possiamo più superarle. Solo attraverso l’unione di diverse competenze, solo attraverso la creazione di una squadra, saremo in grado di sopravvivere. Per formare una vera squadra bisogna dare fiducia, bisogna delegare parte del nostro futuro ad altri e prenderci la responsabilità del futuro di altri.

Credo che per affrontare il nostro futuro dobbiamo costruire delle squadra, dobbiamo organizzare le aziendale, con il coraggio di dare fiducia, condividere l’obiettivo e definire i valori con cui agire per raggiungerlo. Delegando poi il raggiungimento degli obiettivi operativi e la responsabilità e il potere per operare per raggiungerli.

Credo che le aziende debbano essere organizzate con un sistema di autogestione, un sistema molto simile al modello organizzativo Teal, raccontato da Lalux nel suo libro “Reinventare le organizzazioni”. Lo dico soprattutto con la consapevolezza che è il sistema che si era auto generato all’interno dell’azienda che ho guidato per 13 anni.

Scrivo di paura e coraggio perché è quello che ho vissuto sulla mia pelle. Quando sono stato nominato AD, la mia paura di sbagliare, di fare qualcosa che potesse compromettere il futuro dell’azienda, delle famiglie delle persone che lavoravano in azienda, era quasi panico. Fortunatamente sono riuscito a trasformare quella paura nel coraggio di delegare alle persone che avevano le competenze giuste in azienda per decidere cosa fare. Ho avuto il coraggio di dare il potere, ma anche la responsabilità, per poter lavorare per raggiungere al meglio i loro obiettivi operativi, che fossero di produzione, commerciali o amministrativi. Obiettivi allineati a quello più grande della sopravvivenza dell’azienda.

Ha funzionato.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Odio, paura e il mio antidoto

Ho tempo, sono seduto col pc davanti. Prima un giretto su FB, poi su LinkedIn, poi ancora su FB, poi Instagram sul telefono e poi ricomincio il giro. Poi prendo consapevolezza e smetto. Cerco cose di valore, cose da leggere per capire, per capire cosa sta succedendo.

Trovo la prima notizia, una nuova proposta del governo per evitare l’aumento dell’Iva. Le opinioni dei leader dei partiti di governo, le risposte dei leader dell’opposizione. Le prime repliche, poi le repliche alle repliche. L’opinione dell’opinionista, dell’esperto, del giornalista. Incredibilmente sono tutti allineati, tutti allineati che la colpa della crisi di bilancio è degli altri, di quelli di prima, di quelli che non ci sono più, di quelli che non ci sono ancora, di quelli lontani, comunque di altri. I vari leader ci vanno pesante, alcuni molto pesante, si insultano, si arrabbiano, cercano e trovano colpe. Incredibilmente tutti allineati nell’uso dei soggetti, noi i giusti, gli altri gli sbagliati. Più cerco di approfondire, più leggo e seguo il filone e meno trovo riferimenti, analisi, commenti alla nuova proposta, alla ricerca delle cause del problema economico e delle possibili soluzioni. Tutto è diventato una questione di contrapposizione, di noi e loro, di noi i giusti e loro gli sbagliati. Noi i buoni e loro i cattivi. Tutto è diventato conflitto, insulti, divisione e odio. 

Cambio testata, stesso argomento, qui i cattivi sono però diventati i bravi e i bravi sono diventati i cattivi, ma tutto il resto è uguale. Rancore, insulti, odio, conflitto e divisione.

Terza testata, qui tutti sono cattivi, stupidi e brutti, ovviamente tranne chi scrive e chi legge. Anche qui la traccia di una vera analisi del problema e delle possibili soluzioni e flebile, ci prova qualche esperto ma che viene subito deviato nel dare giudizi, non sul problema, ma sui leader che dovrebbero risolverlo. 

Provo le testate straniere, Trump domina. Tutto il resto è uguale. 

Continuo, cerco di non arrendermi, ho tempo. Esco dal circuito classico e continuo a cercare. Non è facile e non trovo tanto. Ci provo ma non trovo.

Ho tempo di leggere, e leggo tante, troppe, parole d’odio, di rancore. Parole che sono insulto, che sono disprezzo. Che sono di divisione, che sono per dividere, per allontanare. Parole di conflitto. Sia da una parte, sia dall’altra. 

Vedo l’esaltazione del noi contro loro che cresce. 

Lo ammetto ed è la mia paura, molte volte, preso nel leggere, nell’ascoltare la mia prima reazione è una risposta uguale contraria. Anche quello che ho scritto sopra è un io e loro. Io il giusto, loro gli sbagliati. La mia paura è agire come loro.

La mia prima reazione è rispondere all’insulto con un insulti. È odiare chi odia. Si questa è la mia paura. Essere come quelli che non voglio essere. Essere quello che non voglio essere. Fomentare anche io il conflitto, la divisione, il dividere. Mi capita di sentire dentro crescere quell’esaltazione del noi contro loro, dell’aver trovato il grande nemico da combattere. La causa dei miei mali. Loro che non sono come me perchè non la pensano come me. 

Viviamo in un mondo del conflitto, degli uni contro gli altri. In un mondo di colpe e non di cause, di condanne e non di soluzioni. Un mondo diviso, divisivo, Dei giusti e degli sbagliati. Un mondo che fomenta il rancore. Che fomenta l’odio. Un mondo paranoico dove pochi si prendono la responsabilità di cercare la soluzione, dove molti cercano i colpevoli da odiare e a cui dare la colpa, condannandoli e perseguendoli.  

Mi spaventa, è un Mondo già visto, già studiato. È un mondo che molte, troppe volte ha portato morte e atrocità. Guerra, sofferenza e genocidi. In tutti i tempi, in tutto il mondo, dove tutto è sempre partito degli uni contro degli altri.

Ho capito che il noi contro loro è l’energia del conflitto. Ho capito che è il dividere a fomentare l’odio che fomenta l’odio. Ho capito che è il noi contro loro, che il voler dividere è la causa del male. (NOTA: l’etimologia della parola “diavolo” è “colui che divide”)

E io? Io ho paura di cadere in quella paranoia dell’io e lui, noi e loro. Quel io e i parenti. Quel noi e il vicino. Noi e il sindaco. Io e il collega, noi e i capi. Noi e l’altro partito. Noi e quelli che mangiano diverso. Noi e quelli dell’altro dialetto, dell’altro colore, dell’altro posto. Dell’altra religione. Noi le vittime, gli altri i nostri carnefici, gli altri il male da combattere. Da eliminare. È già successo, molte volte, tropo volte, e potrebbe succedere ancora.

L’esaltazione del noi conto loro, del nemico da combattere, da odiare. È una sensazione che ho già provato, l’esaltazione del gruppo, del branco. Del noi i buoni e loro i cattivi.

Avevo una divisa, era quasi per gioco, era quasi un gioco. Lo chiamavano Servizio Militare Obbligatorio. Dicevano che ci stavamo addestrando. Era comunque noi contro loro. Me la ricordo quell’esaltazione, quell’energia forte, più forte di me, ero giovane mi ha sconvolto, ma so che potrebbe sconvolgermi ancora. 

Ricordo quella sensazione. Era una simulazione. Faceva caldo, eravamo stanchi sudati, invasati. Tanti anni fa, più di venti. In mano un fucili, vero. Tre fiamme le nostre mostrine. Tre fiamme, il nostro orgoglio. Un bosco. Noi attaccavano, loro difendevano. Anche loro tre fiamme ma di colore diverso. Noi contro loro. Abbiamo conquistato il loro campo. Abbiamo vinto, li abbiamo sconfitti, battuti. Poi l’esaltazione. Mi ricordo quell’energia, quella forza, quella forza più forte. Mi ricordo quel pensiero sulla jeep nel ritorno, quella sensazione, “e se fosse stato tutto vero”. Mi ricordo quel pensiero. Era solo quasi un gioco. Ho capito che quell’esaltazione, dei noi contro loro. Se fosse stato tutto vero, forse, mi avrebbe fatto fare cose atroci. 

Questa consapevolezza mi spaventa. Penso che un giorno potrei essere io la causa dell’odio, della divisione, del male. Mi capita già di sentirmi io e gli altri, noi e loro. Mi capita spesso di dare la colpa dei miei problemi, delle mie mancanze, ad altri. Mi capita già di non prendermi la responsabilità della mia vita. Molto, molto più facile scaricare sugli altri.

Spero che questa mia consapevolezza che anche io potrei essere come loro, questa mia consapevolezza che non siamo diversi, che anche noi siamo loro, possa essere il mio antidoto al diventare fonte di odio, divisione e male.

L’antidoto all’odio è la consapevolezza che siamo tutti uomini. Tutti diversi, ma tutti uomini. Che non esiste il noi e loro, che siamo solo NOI. L’antidoto è la consapevolezza che solo con un NOI di tutti diversi ci potrà tenere lontani da un noi uguali e un loro diversi. Solo quando ci renderemo conto che è proprio l’essere tutti NOI diversi a essere il valore.

Quando riusciremo a valorizzare le nostre diversità e allineare i nostri obiettivi a quello più alto di creare un Mondo Migliore per tutti, allora riusciremo veramente a costruire un Mondo Migliore per tutti.

L’antidoto è nel non cercare colpe, colpevoli da condannare. L’antidoto è nel cercare le cause e lavorare tutti uniti, tutti insieme per eliminare le cause. 

Le grandi sfide sono qui, sono al presente. Il divario economico e sociale, il riscaldamento globale, la mancanza di un futuro a cui guardare con speranza, sono le nostre sfide di oggi.

Potremo superare, vincere queste sfide solo se ci uniremo per farlo, solo se smetteremo di pensare noi e loro, solo se iniziamo a pensare che siamo sempre e solo NOI.

Supereremo queste sfide quando smetteremo di confliggere, di combattere. Supereremo queste sfide quando inizieremo a collaborare, a pensarci come NOI. Ad agire tutti per l’obiettivo comune di costruire un Mondo Migliore! 

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Le gambe tremano

Tanti palchi, ma questo è stato diverso. Le gambe tremavano, e tremavano tanto.

Un riconoscimento, un sigillo. Un Sigillo d’Oro.

C’erano tante persone di grande valore, tante persone del fare. Tante strette di mano, tanti complimenti da persone da cui ho imparato e non posso che continuare a imparare. Anche questo è stato un premio importante. Con me premiate tantissime persone, tutte storie di valore, tutti esempi a cui ispirarci.

Le loro parole sono state per il mio fare per un Mondo Migliore, un Mondo più felice. Sono state parole per il mio fare per Lurisia e per i Feliciani. Forse è stato quello che più mi ha fatto tremare le gambe. Hanno premiato il mio fare della felicità. Il mio “indossare il miglior sorriso soprattutto davanti alle difficoltà”.

Le mie parole sono state circa…

“Ringrazio mio padre e mio nonno, li ringrazio per il loro esempio. Li ringrazio per avermi fatto capire col loro fare il valore della fatica, dell’alzarsi presto alla mattina, del fare tanti chilometri. Dell’andare a letto tardi, e di non lamentarsi mai, mai. Di avermi fatto capire il valore del lavoro, il lavoro come fare, del fare al meglio possibile per costruire e generare qualche cosa di bello, di giusto. Il premio lo vorrei però dedicare al mio futuro, alla mia vera responsabilità, a Alexander e a Rebecca. I miei figli. Il mio continuare. Augurandogli che siano e portino valore nello spazio e nel tempo, come ha detto il signor Angelo Gaja. Augurandogli che le loro radici, piantate nei valori del nostro territorio, diano poi frutti nel tempo e in tutto il Mondo. Sperando che siano cittadini del Mondo, di un Mondo senza più confini ma ricco di diversità e unicità.”

Un sigillo d’oro. Un simbolo di valore che porta con se la forte responsabilità di non tradire il suo significato “fedeltà al lavoro e al progresso economico”.

Grazie di cuore alla Vita!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Grazie alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Cuneo!

Connessione e spiritualità

Lo ammette, mi sto per infilare in uno di quei miei post che non so ne da dove iniziare ne come ne uscirò. L’idea è li nella mia testa ma ogni volta che provo a dirmela mi incasino, mi ingarbuglio nei concetti e nell’eccessiva astrazione. Proviamo a razionalizzare.

Allora, tutto nasce dal mio viaggio in metropolitana di questa mattina e dalla oramai banale considerazione che tutti guardavano il loro smartphone con le cuffie alle orecchie (nda: oggi ho notato di quanti siano passati a quelle super cool che costano un botto senza fili).

Poi la considerazione che siamo tutti connessi, iper connessi al web ma anche estremamente soli. Pochi occhi negli occhi.

Poi gli occhi della ragazzina che mi ha messo il suo bicchiere sotto il naso mentre pagavo il parcheggio. Gli unici occhi di tutto il viaggio che mi hanno guardato dritto nei mei. Il suo “buongiorno”, il mio “come stai?” e il suo “oggi ho un po’ freddo”, e i nostri occhi che si sono salutati con un sorriso. Il suo sorriso forse per i 50 centesimi che le ho messo nel bicchiere, il mio perché erano occhi veri, occhi caldi, occhi dell’anima, e alla fine, si, avevo un po’ freddo anche io.

Queste le premesse. Quello che vorrei raccontarvi è…

Si, siamo iper connessi ma alla cosa sbagliata. Dobbiamo riconnetterci alla realtà. Dobbiamo connetterci al mondo vero che ci circonda, quello degli occhi, dei rumori, dei profumo e degli odori. Quello del guardarci e del guardare. Quello dell’alzare lo sguardo. Quello senza tappi nelle orecchie, quello dello stringere mani e abbracciare. Quello dell’orizzonti che devi girare la testa per vederlo tutto. Quello del sole negli occhi quando guardi la cima.

Regola n. 4 dei Feliciani: “Si vive solo nel presente”.

Siamo nati per Vivere, la vita è il dono più prezioso che abbiamo ricevuto ed è nostra responsabilità goderlo a pieno. È nostra responsabilità vivere a pieno.

Riconnettiamoci alla vita, al presente, alle persone. Basta alzare lo sguardo, ascoltare e sentire. Basta connettersi ai nostri 5 sensi e costringere il nostro cervello ad ascoltare!

Provateci è bellissimo, è Vivere.

Spiritualità.

Lo spirito è il noi fuori di noi, lo spirito sono le nostre relazioni col mondo esterno. Le relazioni con l’ambiente, con le persone, con le idee e credenze degli altri. Lo spirito è la nostra connessione col Mondo, il nostro essere parte del mondo presente.

Quindi: riconnettiamoci al mondo intorno a noi per ritrovare la nostra spiritualità più vera. Più viva.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Non è una incitazione all’anti tecnologia, è solo una mia considerazione sulla vita. Lo dimostro proprio condividendo questa mia idea con la tecnologia. Grande strumenti, ma sempre e solo strumento. Ne fine, ne vita!

La capacità che ci ha permesso di sopravvivere (intendo come specie umana)

Non siamo qui perché siamo il risultato di una evoluzione, siamo qui perché siamo il risultato di una selezione, e non siamo stati selezionati per la nostra forza o perché siamo i più bravi ad adattarci. Siamo stati selezionati per la nostra capacità di collaborare e organizzarci per affrontare i problemi e le sfide. La capacità di collaborare è la capacità che ci ha permesso di sopravvivere. Ci ha permesso di superare le grandi sfide e se continueremo a collaborare supereremo anche le future sfide, partendo dal riscaldamento globale e dalle disuguaglianze sociali.
Guardate le persone intorno a voi consapevoli che loro sono la vostra forza e che voi siete la loro.
Felice vita!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Cattivi commenti e sono fortunato

La strada scorre ancora sotto le ruote, destinazione Bra, abbiamo lo stand a Cheese. Questa volta sarà forse diverso. Da giorni sui social rimbalzano notizie su di noi, alcune belle, molte meno belle. Preferisco non leggere, preferisco ascoltare, parlare e spiegare guardando negli occhi. Per questo sarò allo stand, per questo saremo tutti allo stand.

La strada corre sotto le ruote e dentro già racconto, già spiego. Racconto della scommessa di mio padre di 23 anni fa, di quanto gli dicevano che era una pazzia, che non aveva senso e che era impossibile rimettere in piedi un’azienda fallita. Racconto degli occhi di mio padre che già vedevano l’azienda di adesso, prospera e conosciuta nel mondo per i suoi valori, per la qualità dei suoi prodotti. Racconto dei chilometri e chilometri, io guidavo e lui mi spiegava. Dell’alzarsi alla 5 per essere i primi ad entrare in ufficio, delle porte prese in faccia dai clienti che non ci credevano più, della diffidenza ma anche della speranza delle persone del paese. Racconto di quando siamo usciti dall’ennesimo buyer che ci aveva delistato, di mio padre che salendo i macchina ha esitato un momento a mettere in moto, guardando dritto nel vuoto. Che poi si è girato verso di me, ha visto i miei occhi terrorizzati, e girando la chiave col sorriso, mi ha detto “andrà tutto bene, ce la faremo e saranno poi loro a chiamarci e li si che ci divertiremo”. Racconto che così è stato. Racconto di quando ho pranzato per la prima volta con Oscar. Di come anche i suoi occhi brillavano di quella luce. Racconto di come Oscar mi abbia insegnato a guardare avanti, a vedere i problemi come sfide, a crederci fino in fondo, dell’importanza del rispetto e della fiducia, dell’umiltà e del lasciare andare le parole cattive, le critiche.

Racconto di quando la malattia mi ha colpito e tutti si sono stretti intorno a me, di come sono diventati il mio scudo e la mia forza. Racconto come da collaboratori sono diventati amici, come siamo diventati una squadra, dove tutti per uno e uno per tutti.

Soprattutto racconto il nostro segreto, il segreto del nostro saper fare, del nostro saper far succedere le cose. Il segreto del nostro successo. Racconto del valore delle persone e della capacità di collaborare tutti per costruire il nostro futuro.

Racconto delle persone di Lurisia e inizio a elencare i nomi…

I nomi corrono nella mia mente, a ogni nome nel mio cuore passano il sorriso, gli occhi di quel nome. Mi stupisco di quanti sono, e capisco la nostra forza, mi riempiono il cuore. Lacrime di gioia spuntano nei miei di occhi. Sono grato, sono felice.

Mi racconto di quanto sono fortunato, di quanto amore mi circonda.

Racconto che il segreto è la passione con cui tutte le persone di Lurisia hanno lavorato per il bene di Lurisia. Racconto che abbiamo sempre messo il cuore in quello che abbiamo fatto, che per noi la cosa più importante è il bene delle persone, il bene per i clienti, il bene per chi lavora in Lurisia, per Lurisia e con Lurisia.

La strada corre sotto le ruote e racconto che sono certo che il futuro di Lurisia sia adesso ancora più splendente perché la squadra è più forte. Perché ho visto brillare di quella luce anche i loro occhi, occhi di persone col cuore.

Racconto che Lurisia era Lurisia prima di noi, è stata Lurisia con noi, è sarà sempre Lurisia anche senza di noi.

Nota: la fotografia è la vista da un sentiero del Monte Pigna, dove nascono le sorgenti di Lurisia, scattata da me all’alba di un nuovo giorno. Un nuovo giorno.

Dobbiamo imparare da loro, dobbiamo imparare dalle piante

Mi capita spesso di imbattermi in libri che mi aiutano a capire, scritti da persone che ricercano per capire. Alcune volte mi capita di leggere libri che mi illuminano, che mi danno una visione nuova e più ampia del tutto. Libri scritti da persone che vedono cose che pochi vedono.

Planet Revolution di Stefano Mancuso è uno di questi.

Mancuso mi ha illuminato nel vedere in un nuovo modo il mondo della natura che ci circonda. Mi ha illuminato nel ridimensionare questo mondo homo centrico, ma soprattutto mi ha riempito di meraviglia. La meraviglia nel leggere e scoprire la superiorità delle piante rispetto agli animali. La meraviglia con cui adesso guardo il mondo, un albero, un fiore.

Le piante sono un passo evolutivo più avanti di noi animali. Loro riescono a vivere rimanendo ferme sfruttando l’energia solare, noi siamo ancora costretti a muoverci per sopravvivere. Le piante hanno un sistema di sopravvivenza diffuso, non hanno organi vitali come noi.

Impariamo da loro, impariamo come un sistema a potere e responsabilità diffusa sia molto più efficace, efficiente, resistente e reattivo di un sistema centralizzato a piramide.

Ancora più convinto che i nostri sistemi sociali e aziendali basati sulla concentrazione dei poteri devono evolvere verso nuovi sistemi organizzativi come quelli Teal di Lalux, come quelli descritti da Mancuso nel libro.

Leggetelo perché è meraviglia pura, perché vedrete il Mondo in un modo più vero e reale.

Grazie a Stefano Mancuso che lo ha scritto e a Francesco che me lo ha consigliato.

Misurate l’energia?

Nelle nostra aziende abbiamo tantissimi contatori e misuratori. Soprattutto adesso con Industria 4.0, la raccolta di dati e la loro misurazione sta diventano un elemento strategico sempre più importante. La capacità di trasformare un dato in informazione e poi in sapere è il futuro.

Ma voi state misurando l’energia? State misurando e valutando l’energia della vostra azienda?

Non sto palando dell’energia elettrica, sto parlando dell’energia delle persone, dell’azienda stessa. L’energia data dalla moltiplicazione dell’energia delle persone. Quell’energia vibrante che non si vede, ma si sente e percepisce.

Sto prendendo sempre più consapevolezza dell’importanza di questa energia, di quanto sia la vera differenza fra aziende di successo, mediocri o in crisi. Questo non vale solo in azienda, vale in tutto. L’energie delle singole persone, delle famiglie, delle comunità, delle nazioni. Energie positive ed energie negative.

Siamo, tutte le persone sono, soprattutto energia, energia che vibra in modo positivo o in modo negativo. Ci è difficile fare nostra questa consapevolezza perché siamo abituati a considera reali solo le cose che percepiamo attraverso i nostri 5 sensi tatto, olfatto, vista, udito e gusto. In realtà è scientificamente provato che siamo anche emettitori di vibrazioni e ricettori delle stesse. Ogni nostra cellula ha una micro antenna in grado di emettere e ricevere vibrazioni. Non ne abbiamo consapevolezza oggettiva ma sicuramente a tutti noi è capitato di trovarci con persone o in luoghi che ci fanno stare particolarmente bene o particolarmente male, è l’energia di queste persone e luoghi.

Dobbiamo prendere consapevolezza che per poter avere successo nella vita, cioè per poter far succedere le cose, dobbiamo avere noi e il nostro ambiente le giuste vibrazioni, le giuste energie.

Come? Partendo dal sorriso, dal condividere un futuro positivo, dal vedere le cose belle che si hanno, dal cercare le soluzioni. Partendo dal non essere musoni e arrabbiati, dal non lamentarsi sempre, dal non cercare le colpe, dal non vedere solo quello che non abbiamo.

Ci sono due tipi di persone e di aziende:

  • quelle che guardano le cose belle e da li traggono le energie positive per affrontare e cercare di risolvere le cose brutte;
  • quelle che guardano le cose brutte e da li traggono le energie negative per giustificarsi del non far niente per risolvere le cose brutte;

Impariamo a misurare le nostre energie e quelle della nostra aziende, e prendiamoci la responsabilità che siano positive.

Cosa ci serve?

Quando mi confronto con le giovani menti, spesso mi viene chiesto “cosa ci serve?”, “su cosa dobbiamo concentrarci?”, e io rispondo.

Abbiamo bisogno di una guida, che deve essere lo #scopo del nostro vivere e agire. Il motivo per cui ci alziamo alla mattina, il nostro #perchè.

Dobbiamo cercare il nostro #fare della #felicità, il fare che ci fa sentire realizzati e dobbiamo farlo diventare la nostra #passione.

Dobbiamo sviluppare le nostre capacità di #comunicare e #relazionarci con le altre persone perché solo insieme potremmo superare le grandi sfide, nostre e del mondo intero.

Dobbiamo #confrontarci con gli altri, per ascoltare il loro punto di vista per poter ampliare il nostro. Per #ampliare la nostra visione e #consapevolezza.

Grazie Vita, ti Amo Vita!

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#consapevolezza #competenze #ourresponsability #happiness #felicisiamo #felicità #feliciano #passione #pasdai