L’illuminazione di oggi

É arrivata. Chiara, limpida, forte e penetrante. Un’altra illuminazione è arrivata.

Per me l’illuminazione è quella scintilla che accende la luce su un angolo che era ancora buio del mio mondo, aumentando così la mia consapevolezza. Le mie illuminazioni, le mie scintille, arrivano sempre da parole. Parole ascoltate o lette. Oggi lette, e arrivano sempre e comunque da persone, che mi parlano, che ascolto, che leggo.

Oggi ho capito che in un mondo imperfetto, niente può essere perfetto. Tanto meno gli uomini e le cose fatte dagli uomini. Quindi nel mio agire quotidiano non devo cercare di la perfezione a tutti i così, anzi devo cercare di É arrivata. Chiara, limpida, forte e penetrante. Un’altra illuminazione è arrivata.

Grazie di cuore quindi all’amico Ivan Mazzoleni, che mi ha regalato il libro e scritto la prefazione. All’autrice Francesca Corrado e al proff. Enzo Baglieri che con le sue parole nella postfazione ha acceso la scintilla. Le parole sono scritte nel libro “Elogio del Fallimento”.

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Forse è per questo motivo che ci valutiamo coi soldi

Così nella vita, così in azienda. Viviamo squilibrati nel pensiero, nella mente, nel ragionamento. Abbiamo perso cuore e pancia. Sentimenti e istinto.

Siamo soli, ci sentiamo soli. Abbiamo perso il senso della famiglia, della comunità, dell’appartenere. Dell’essere parte di qualcosa.

Ci siamo concentrati su di noi, sul nostro individualismo. Serviva a noi per liberarci, per darci senso e valore. Serviva al sistema economico per autoalimentarsi del nostro consumo individualista, ma abbiamo esagerato.

Abbiamo esagerato, da una compensazione siamo arrivato a una esagerazione. Abbiamo bisogno degli altri, del confronto degli altri, con gli altri. Del conforto degli altri. Così è, e così è successo che la nostra vocina interna è diventata gli altri. Che il nostro pensiero cosciente ha preso il posto della famiglia, della comunità.

Ma il nostro pensiero è solo ragionamento, mancano emozioni e istinto. È solo una parte dell’essere. Così siamo diventati troppo mente, siamo diventati troppo ragionamento e con questo abbiamo perso cuore e pancia. Amore e istinto.

Col ragionamento tutto deve essere misurabile, valutabile coi numeri. Tutto deve essere oggettivamente confrontabile. La cosa più oggettiva cha abbiamo a nostra disposizione sono i soldi, perché viviamo in una società, in un Mondo dove abbiamo dato un valore monetario a tutto. Col ragionamento i soldi sono diventati il valore perché sono numeri.

I soldi sono diventati il valore di noi e di quello che facciamo.

Prendiamo consapevolezza che non siamo solo pensiero, che abbiamo bisogno degli altri, della comunità con cui confrontarci e confortarci perché abbiamo bisogno che il valore sia anche cuore e pancia.

Mettiamo la nostra comunità al centro, mettiamo le persone al centro e non ci sarà più spazio per i soldi, che torneranno a essere strumento. Torneranno a essere importante strumento per facilitare le transazioni, ma non più il nostro fine il nostro metro di valutazione del nostro valore e del valore delle cose che facciamo.

Siamo concentrati sulla cosa sbagliata. Siamo concentrati sull’innovazione

I comportamenti possono innovarsi, possono cambiare radicalmente. Così come le cose e gli strumenti, ma le persone non possono innovarsi, possono sono evolversi.

Possono solo far crescere la propria consapevolezza, per poi cambiare il comportamento e le cose che usano. Le persone possono evolversi ma non innovarsi, le persone non possono cancellare e distruggere il loro passato. Le loro esperienza passate, il loro essere.

Il loro essere lo possono però far crescere e lo possono fare facendo nuove esperienze e capendo cose nuove. Facendo crescere la propria consapevolezza.

Stiamo vivendo un momento di forti stress sociali perché ci stiamo concentrando sull’innovazione dei comportamenti e delle cose, dimenticandoci che prima sono le persone a dover evolvere.

Che prima deve esserci al centro l’uomo.

Credo fermamente che il fine di tutti dovrebbe essere lasciare alle generazioni future un Mondo Migliore di quello che abbiamo trovato.

Per far questo dobbiamo partire dell’evolvere la nostra consapevolezza. Dobbiamo capire che è fondamentale agire per rendere sostenibile il nostro mondo, il mondo di noi uomini. Abbiamo bisogno di un mondo sostenibile a livello umano, sociale, ambientale ed economico. Solo dopo questa presa di coscienza, solo dopo questa evoluzione della nostra consapevolezza, potremo iniziare ad innovare i comportamenti e le cose nel modo corretto. Nel modo che queste innovazioni portino veramente alla costruzione di un Mondo Migliore da lasciare alle generazioni future.

La prossima volta mi alzerò in piedi e urlerò

No, no! Stiamo parlando di strumenti, di cose. Invece dovremmo parlare di obiettivi, di visioni. Dobbiamo parlare di dove vogliamo andare, e poi decidere come e con cosa. Vorrei alzare la mano, alzare la voce e dire che ci stiamo perdendo.

Siamo smarriti, abbiamo paura del futuro per noi è per i nostri figli. Non abbiamo una via da seguire. Ogni decisione, ogni bivio che affrontiamo è un dilemma. Non sappiamo dove andare. Non c’è direzione senza meta.

Ieri è stato così. Ho partecipato a un incontro di confronto con 40 persone di riferimento del nord Italia. C’erano imprenditori, rappresentati dei sistemi di rappresentanza sindacale, professori universitari, giornalisti e io.

La situazione è drammatica, due trimestri in negativo ed è recessione. Pochissime le eccezioni. Anche la grande Milano inizia a cedere il passo, gli aerei cargo non decollano più. La crisi c’è ed è conclamata.

La recessione economica è la conseguenza di una crisi politica italiana e globale. Bene, adesso l’abbiamo capito. Abbiamo visto i dati e ascoltate le storie dei territori, delle aziende, dei giovani talenti che lasciano l’Italia. Della scuola che vorrebbe formare ma non forma. Delle aziende che hanno bisogno di tecnici specializzati e dei laureati senza lavoro. Bene, l’abbiamo capito e…

Scusate ma qualcosa dentro di me mi dice che c’è un “e”, c’è un “ma”. Mi dice che deve esserci un “e”, un “ma”. Qualcosa dentro di me non accetta che non si agisca, reagisca, per sistemare le cose. Per migliorare la situazione. Non accetto che tutti si concentrino sul problema, si compiacciono dell’aver ben descritto il problema, ma nessuno propone una soluzione. Propone una soluzione.

Abbiamo parlato in molti, terrorizzati o rassegnati per la situazione e smarriti per le soluzioni.

Volevo alzarmi, volevo urlare che il problema non è la crisi, quella è la conseguenza, il problema è che non sappiamo dove andare. Non abbiamo un obiettivo per questa Italia. Per queste Regioni, per questi territori. Noi non abbiamo più un obiettivo come persone.

Si parla tanto sui giornali, nei social, nei bar di quello che non vogliamo ma mai di quello che vogliamo. Non vogliamo l’euro, i migranti, i cattivi, la tav, l’inceneritore, la discarica, il gasdotto. Non vogliamo la disoccupazione, i poveri. Non vogliamo il vicino di casa che stende i panni. Non vogliamo la moglie che si lamenta e il marito che russa.

Ma cosa vogliamo? Dove vogliamo andare.

Il problema è che l’Italia non è una Nazione. Siamo ancora un ammasso scoordinato di micro comunità. Di 9.000 comuni, 50.000 campanili, 200.000 quartieri, 20 milioni di famiglie, 60 milioni di persone. Scoordinate e smarrite. Paurose e rancorose. Che urlano odio ma hanno paura di dire amore e felicità.

Dobbiamo partire dal creare una nazione, un popolo unito da un chiaro obiettivo, una chiara visione. Rendere l’Italia il più bel paese al mondo dove vivere, dove far crescere i figli, dove studiare, lavorare e realizzarsi. Dove nascere e morire.

Diamoci questo chiaro obiettivo, parliamo di questo obiettivo, discutiamo su questo obiettivo. Condividiamo questo obiettivo. Poi, e solo dopo, iniziamo a parlare di come raggiungere questo obiettivo, di cosa fare per raggiungere questo obietto.

Partendo dall’obiettivo, la strata da percorrere sarà chiara, definita. Davanti a un bivio, a una scelta, sapremo quale via prendere. Sapremo cosa fare per il bene del nostro obiettivo. Per il nostro bene.

Il nostro valore di Nazione è proprio la nostra diversità. La nostra diversità è la nostra ricchezza. I 50.000 campanili sono il nostro valore. Dobbiamo solo fare in modo che suonino tutti la stessa melodia all’unisono, e così ci sentirà tutto il mondo.

Ieri si è proposto di omogenizzare le nostre diversità. Non sono d’accordo, sarebbe un errore pazzesco. Noi dobbiamo valorizzare le nostre diversità, non dobbiamo metterle in competizione, dobbiamo metterle in collaborazione.

Dobbiamo diventare come una grande squadra di calcio. Unità dal chiaro obiettivo di vincere e forte per la grande capacità dei singoli nelle loro diversità. Il portiere darà il meglio per vincere, così come il difensore, il centro campista e l’attaccante. Faranno tutte cose diverse, avranno tutti capacità e talenti diversi ma ognuno darà il meglio per vincere la partita.

Ognuno di noi deve dare il massimo nel proprio agire quotidiano. Ognuno di noi deve farlo pensando di farlo per far diventare l’Italia il più bel paese al mondo dove vivere.

Così sarà tutto più facile. Sarà faticosa si, ma ci aiuteremo gli uni con gli altri e diventerà realtà.

La prossima volta mi alzerò in piedi è urlerò.

Io vedo questo e voi?

Si, no, bianco o nero. Destra o sinistra. Dentro o fuori. Il Mondo è complesso, la vita è complessa. Non possiamo pensare di trovare soluzioni definitive e semplici. Vorrebbe dire bloccare la possibilità di evolverci, di innovarci e di migliorare la situazione che è ancora drammatica ma che è nettamente migliorata negli ultimi 70 anni.

È migliorata negli ultimi 70 anni perché per la prima volta nella storia dell’uomo dopo la seconda guerra mondiale, grazie alla creazione dell’ONU, abbiamo iniziato ad avere una visione globale del nostro pianeta. Abbiamo iniziato a unire le nostre visioni per crearne una più ampia. Più complessa, completa e corretta. Così dobbiamo continuare ad agire. Unirci, non dividerci.

Dobbiamo collaborare per unire le nostre visioni delle cose, dobbiamo raccontarci come vediamo il Mondo e cosa pensiamo possa accadere. Dobbiamo raccontarci le nostre paure e le nostre speranze. Dobbiamo collaborare per trovare una ragione d’azione comune basata su una visione comune delle cose. Dobbiamo smettere di confrontarci sulle ragione, lottare per chi ha ragione perché dal proprio punto di vista tutti abbiamo ragione. La questione è come vediamo le cose, ed è su questo che dobbiamo confrontarci.

Io vedo un Mondo pieno di problemi come il riscaldamento globale e la disparità della ripartizione della ricchezza. Vedo persone che muoiono di fame e altre che buttano il 30% del loro cibo. Vedo ghiacciai che si sciolgono, terre che diventano aride e tempeste che devastano nazioni. Questo è quello che vedo. La mia ragione è che se non ci mettiamo tutti insieme a cercare di capire come risolvere questi problemi, e non agiamo poi per risolverli, questi non potranno che aumentare. Se non ci uniamo e agiamo tutti insieme per risolvere questi problemi, vedo guerre civili, popoli che in massa emigreranno per fame. Vedo una natura che si ribella e distrugge la nostra civiltà, il futuro dei miei figli. Non posso, non voglio credere che sia la soluzione giusta, che sia la giusta condanna agli errori che abbiamo fatto e che continuiamo a fare, noi esseri umani.

La mia proposta è smettiamo di lottare e odiare e iniziamo a collaborare e amare. Iniziamo ad ascoltarci.

Voi cosa vedere, quale è la vostra ragione?

Bisogna Innovare, ma cosa?

Oggi ho partecipato a un importate evento sull’innovazione, l’Innovation Summit 2018 organizzato da Deloitte. Ospite d’onore era Sir Tim Berners Lee, l’inventore nel 1989 del Word Wide Web. (NDA: Attenzione non di internet, i cui inventori sono Robert Kahn e Vint Cerf, che è la piattaforma di telecomunicazioni che mette in connessione i computer nel globo, ma del web. La piattaforma software che permette di gestire e condividere i dati, le informazioni. Non i modem ma i siti internet).

Si è parlato della necessità del sistema Italia di fare innovazione, definendo come protagonisti gli Asset, le Istituzioni Pubbliche, le Imprese e le Università. Si è parlato tanto di innovazione di prodotto e di servizio, possibile grazie all’innovazione tecnologia di processo, di materiale, di sapere.

Credo che tutto debba sempre partire dal Perché.

Perché innovare*? Io credo perché è la risposta moderna alla nostra primaria necessità di far sopravvivere la nostra specie, perché è innato nel nostro essere umani il voler migliorare per minimizzare lo sforzo massimizzando il risultato. Siamo a risorsa finita, meno usuriamo il nostro corpo più sopravviverà nel tempo. Così funzioniamo.

Oggi questo miglioramento è la crescita del benessere. Un moto, una necessità che ci ha portato dal vivere nelle caverne al freddo, all’abitare in appartamenti caldi d’inverno e freschi d’estate. Dal cacciare il nostro cibo, al mangiare sdraiati sul divano cose che arrivano da tutto il mondo, preparate da chef e che ci sono state consegnate sulla porta di casa.

Oggi bisogna innovare anche e soprattutto perché se non miglioriamo il nostro agire rischiamo di estinguerci a causa dei problemi ambientali.

Da quando c’è l’uomo c’è innovazione. Il disegno, la parola concetto, la gestione del fuoco, l’invenzione della ruota, la scrittura, la coltivazione e l’allevamento, l’invenzione della macchina a vapore, dell’elettricità, del motore a scoppio, del computer, di internet, del Web. L’innovazione è sempre stata presente nella vita dell’uomo e motore della sua evoluzione. La differenza di oggi è la velocità dell’innovazione.

Dobbiamo anche essere consapevoli e riflettere che molti dei problemi di oggi, problemi ambientali, sociali ed economici sono stati causati proprio da alcune delle innovazioni del passato.

L’innovazione oggi deve essere sostenibile, in grado di rispondere alla necessità della sopravvivenza della specie umana, di tutto il pianeta terra.

Oggi si è parlato molto di innovazione ma si è dato per scontato il perché si debba innovare. Sono convinto che molti dei presenti pensassero che bisogna innovare per diminuire i costi delle aziende e guadagnare di più, per creare nuovi prodotti e servizi da vendere ai consumatori, perché altrimenti le aziende chiudono battute dalla concorrenza o altri perché. Sono sicuro che non tutti condividessero in modo consapevole la mia idea che bisogna innovare per creare un benessere sostenibile, per noi e per tutti gli esseri viventi della terra.

Se il mio perché è che bisogna innovare per aumentare il nostro benessere allora mi chiedo cosa fa veramente aumentare il nostro benessere, soprattutto alla luce del fatto che le popolazioni dei paesi ricchi sono tristi, depresse e stressate, nonostante abbiano tutto, più di tutto, fino a buttare il 30% del cibo, fino a creare una quantità di rifiuti che sta soffocando il pianeta.

Sono sempre più convinto che alla base del benessere, di una vita sana e felice ci siano buone relazioni umane. Ne sono convinti anche i ricercatori della Harvard Medical School che stanno portando avanti da 76 anni una ricerca su 724 persone. La più grande e lunga ricerca epidemiologica nella storia. Dalla ricerca risulta chiaro che non c’è correlazione fra reddito, lavoro, titolo di studio, dimensione della casa o tipo di macchina, e la salute e la felicità delle persone. Ce ne è invece con il tipo di relazioni interpersonali. Più sono buone e tante, migliore è la salute e la felicità. (Per approfondire https://it.tiny.ted.com/talks/robert_waldinger_what_makes_a_good_life_lessons_from_the_longest_study_on_happiness e https://en.m.wikipedia.org/wiki/Grant_Study). Credo che tutti riflettendoci ne siamo testimoni e consapevoli. Molto del nostro malessere arriva dal cattivo rapporto col partner, col capo, coi colleghi, col vicino di casa.

Credo che l’innovazione più importante che dobbiamo attuare sia quella delle relazioni umane. Creando, costruendo, facendo crescere relazioni interpersonali basate sul rispetto e la fiducia, sul prendersi cura l’uno dell’altro. Dall’amare il prossimo tuo come te stesso.

Tutte le altre innovazioni saranno poi frutto di una collaborazione più vera e di valore fra le persone. Innovazioni che porteranno intrinseco il valore del rispetto per la Natura e della responsabilità di tutelarla, risolvendo il più grande problema del nostro tempo.

l’innovazione delle relazioni umane è semplice. Non arriva dai governi, dalle istituzioni o dalla tecnologia. Non è un’innovazione costosa e complicata. Non dobbiamo inventate o scoprire qualche cosa. Dobbiamo solo prendere consapevolezza dell’importanza di avere buone relazioni, sopratutto per noi stessi.

È una innovazione del nostro interagire quotidiano con le persone.

Grazie per il tempo che mi avete dedicato e mi piacerebbe potermi confrontare con voi su quanto scritto, vi chiedo se possibile di condividere questo post, ma soprattutto di commentarlo con la vostra opinione, con le vostre idee in merito.

Felice vita

* Uso innovare in modo generico, comprendendo anche il concetto di evolvere. Innovare è fare qualche cosa di nuovo, evolvere è fare in modo diverso qualche cosa di vecchio. Sono concetti diversi ma sovrapponibili in questo post.

Il leader deve essere Faro

Chi guida l’azienda deve essere Faro per i suoi collaboratori.

Deve essere in grado di condividere con loro la destinazione, ma lasciare che la rotta la traccino da soli, che governino da soli la loro nave. Gli deve dare gli strumenti, formarli per navigare, insegnargli le regole del mare, assicurarsi che vogliano salpare e poi lasciarli andare. Poi deve diventare Faro.

Deve diventare riferimento nei momenti bui, punto fermo nelle tempeste. Deve essere certezza e guida.

Solo dando la libertà di esprimersi le persone possono dare il meglio, possono provare, imparare, crescere, migliorare. Solo dando la libertà di agire le persone si sentono realizzate, sentono l’obiettivo come loro, non più solo dell’azienda, e daranno, faranno di tutto per raggiungerlo.

Ci vuole coraggio, come il Faro, il leader non deve aver paura delle onde. Deve avere il coraggio di rimanere sulla riva come riferimento, come guida. Non deve prendere lui il comando delle navi dei suoi collaboratori, neanche nella tempesta. I Capitani che arriveranno al porto saranno più forti, più bravi. Saranno il valore dell’azienda stessa. Saranno i capitani che faranno la differenza qualsiasi saranno le condizioni dei mari.

Il bollettino prevede mare forza 12.

In azienda come nello sport

Nelle aziende qualche cosa non funziona. Nel mondo economico qualche cosa non funziona. Le persone sono sempre più stressate e demotivate. Le persone sono sempre più incazzate.

Si parla tanto di robotica, AI, procedure e metodi ma troppo poco di persone, della loro realizzazione. Se vogliamo cambiare, migliorare le cose dobbiamo mettere le persone al centro. Dobbiamo mettere la realizzazione personale delle persone al centro. Dobbiamo permettere le persone di esprimere il loro meglio. Come?

Come nello Sport.

Lo Sport di basa su una squadra, anche se in campo, pista, circuito poi scende una persona sola, su un chiaro obiettivo da raggiungere, su delle precise regole da seguire e sul rispetto e la fiducia fra le persone. Sull’allenamento e la valorizzazione. Nello Sport si parte dal provare, dall’imparare. Questi elementi, squadra, obiettivi, regole, rispetto&fiducia, allenamento e valorizzazione permettono agli sportivi di esprimere e sviluppare le loro capacità, i loro talenti. Le persone sono al centro dello Sport. La realizzazione delle persone è al centro dello Sport. Gli obiettivi sono sotto il controllo delle persone. Le persone con l’allenamento, la dedizione, la costanza e la passione possono provare veramente a raggiungere l’obiettivo, che non è vincere. L’obiettivo è misurarsi con gli altri ma soprattutto con se stessi. L’obiettivo è fare bene, l’obiettivo è migliorarsi.

Le aziende sono risultati, funzioni, processi, compiti e controllo delle persone. Le persone sono funzionali, sono strumenti. Nelle aziende quasi sempre non viene indicato e diffuso il macro obiettivo, ma solo una serie di risultati da raggiungere attraverso il seguire delle procedure definite sul cosa e come fare. Nelle aziende si preferisce il controllo alla fiducia. Nelle aziende si preferisce delegare compiti e non obiettivi.

Credo che per cambiare le cose le aziende si debbano basare sulla squadra, su degli obiettivi chiari e condivisi, su delle regole di comportamento, sulla valorizzazione dei talenti e soprattutto sul rispetto e la fiducia. Credo che facendo così le persone siano al centro dell’azienda, che il raggiungimento degli obiettivi aziendali passino dalla realizzazione delle persone che lavorano in azienda.

Credo che la sostituzione del controllo con la fiducia, dei processi con delle regole, del chiedere risultati con il definire e condividere degli obiettivi, del istruire con il valorizzare, permetta alle persone di esprimere il meglio di se, di contribuire alla crescita dell’azienda con i propri talenti. Permetta all’azienda di raggiungere i propri risultati, di autogenerare miglioramento e innovazione.

Il Mondo ha bisogno della nostra creatività

Lo sappiamo tutti. L’Italia è il paese della creatività.
Creatività nel senso del generare cose nuove, cose diverse e visionarie. Cose fatte con il cuore. Creare e fare cose con passione per rendere il Mondo Migliore, più Bello per tutti.
La parte migliore dell’Italianità. Il modo di fare all’italiana, il Made in Italy.
Credo che il valore delle persone sia dato dal loro modo di agire, non dal loro essere, dal loro avere. Tanto meno dal loro luogo di nascita, dalla loro religione o dai loro gusti.
Per questo preferisco valorizzare il metodo che le persone.
Oggi più che mai dobbiamo prendere coscienza di questo grande valore, di questa grande fortune che ci è stata donata da chi c’è stato prima di noi. La fortuna di avere centinai di migliaia di testimonianze di italianità in torno a noi ogni giorno.
Dobbiamo prenderci la responsabilità, noi per primi, di agire in questo modo.
Spetta quindi a noi creare, fare, agire con passione per migliorare le cose. Per il Bello, per il Bene. Spetta a noi custodire e valorizzare quello che c’è già, ma anche creare, fare cose nuove. Essere noi testimoni ed esempio per chi ci sarà dopo di noi.
Lo dobbiamo a chi c’è stato prima.