L’alimentazione è un problema tra la mucca e la pannocchia?

Sto per parlare di un argomento molto sensibile, un argomento legato alla sopravvivenza dell’uomo, a quella degli altri animali, ma soprattutto alla sopravvivenza del pianeta. Legato all’etica, alla morale e anche alla religione. Veramente un argomento scottante. Sto per parlare dell’alimentazione, di quello che mangiamo.

Il terzo ricco del pianeta, dove c’è l’Italia, può scegliere cosa mangiare. Si, possiamo decidere cosa e quanto mangiare. Questa è l’evidenza che stiamo vivendo il miglior periodo nella storia dell’uomo. Fino a pochi anni fa, non più di un paio di generazioni, non esisteva la scelta, c’era solo la necessità di mangiare per sopravvivere. Così succede ancora in due terzi del pianeta. Ricordiamocelo, quello che succede intorno a noi, quello che vediamo noi, non è quello che succede in tutto il mondo, quello che si può vedere in tutto il mondo.

Mio nonno mangiava quello che poteva permettersi di comprare, i miei trisnonni mangiavano quasi sicuramente quello che riuscivano a prodursi e coltivarsi. Noi facciamo la dieta per dimagrire. Il problema oggi è l’obesità, una volta era la denutrizione.

La mia fase pre adolescenziale è stata caratterizzata verso i 12 anni da un evidente appesantimento fisico, da magrino fino ai 10 anni a grassottello, mia mamma mi definiva un burro, fino ai 16. Pochi anni che mi hanno però segnato profondamente, a 16 anni ho iniziato a seguire la mia prima dieta, che chiamavo “regime alimentare” per dare meno nell’occhio. Non sono dimagrito per la dieta ma perché nell’estate dei miei 16 anni sono cresciuto di 15 centimetri e il mio fisico è tornato normopeso, la mia testa no. Se mi svegliate all’improvviso di notte e mi chiede se sono grasso, vi rispondo sicuramente di si.

Per molti anni della mia vita, l’attenzione al cibo era rivolta al quanto. Peso e calorie. Ai trent’anni si è evoluta verso il cosa. Differenziavo il cibo soprattutto per l’indice clicemico. Avevo iniziato a scegliere cosa mangiare non solo per il mio peso ma anche per la mia salute in generale. Da qualche anno, grazie al dibattito vegano, ho iniziato a cercare di ampliare la mia ricerca di consapevolezza su quello che mangio anche per gli effetti che le mie scelte hanno sulla natura. Quale alimentazione fa veramente bene al mio corpo e meno male al pianeta?

Per mia natura sono contro gli estremismi, tanto di più contro i miei di estremismi, sapete che l’unico estremismo che accetto è quello per la felicità. Cerco di fare le cose con consapevolezza, cercando e analizzando più punti di vista, per farmene uno mio. Un punto di vista il più ampio possibile, sapendo che sarà comunque limitato. Ho quindi iniziato a leggere, ad ascoltare, a confrontami con gli altri per capire di più sul cibo, sull’alimentazione ma soprattutto per capire di più le conseguenze che le mie scelte hanno sul pianeta.

Un’altra mia convinzione è che dobbiamo costruire e non distruggere, dobbiamo lavorare per qualcosa e non contro qualcosa, quindi qui mi limiterò a raccontarvi il mio attuale punto di vista sul cibo e non criticherò invece i carnivori, i vegetariani, i vegani, i fruttariani, i respiriani, ecc.

Partirò un pò da lontano, ma sarà necessario per arrivare a spiegare le mie attuali convinzioni e scelte.

Nella ricerca di questa maggiore consapevolezza sul cibo e l’alimentazione è emersa  un’ennesima volta la caratteristica innata nell’uomo di mettersi al centro di tutto, il sentirsi giudici assoluti del giusto e dello sbagliato. Molte delle nostre scelte sono fatte con questo criterio, anche quelle relative al cibo. Forse per quelle del cibo, ancora di più. L’importante è che ci alimentiamo noi, che sopravviviamo noi, anche a scapito dell’estinzione di altri esseri viventi. Sto generalizzando, alcuni prima e molti di più adesso, hanno preso consapevolezza che così non è giusti e scelgono in modo diverso, ma la grande massa continua ad agire così, con egoismo assoluto, un egoismo primordiale.

Invece l’uomo è parte di un sistema molto più grande di lui, ne è parte importante ma non è il sistema e tanto meno non è colui che guida e regola il sistema. Il sistema è la natura, nel suo ciclo di continuità della vita, basato su una serie di equilibri e legami fra gli elementi del sistema stesso. Se questo sistema funziona ci sarà continuità nella vita. Tutti a scuola abbiamo imparato il ciclo della natura. Qualcosa muore per dare vita a qualcosa d’altro, che morirà per dare vita a sua volta a qualcosa d’altro, e via così fino a che il cerchio si richiude. Fai saltare un anello e il cerchio della vita di spezza.

La cosa più importante del sistema è il suo equilibrio, perché il sistema funzioni nessun elemento deve prevaricare gli altri, ma circa 10 mila anni fa, l’uomo si è tolto dal ciclo della natura e si è messo al vertice di una piramide, dove tutto è sotto di lui e funzionale alla sua sopravvivenza e al suo benessere, facendo perdere al sistema il suo equilibrio di continuità.

L’uomo si è tolto inconsapevolmente da questo equilibrio quando ha abbandonato il suo stato di cacciatore nomade, per diventare coltivatore e allevatore stanziale. Quando ha iniziato ad alterare l’ambiente intorno a se con la coltivazione e l’allevamento. Inizialmente l’impatto è stato limitato, la coltivazione e l’allevamento erano limitati a sostentare piccolissime comunità. Negli ultimi decenni con la trasformazione in coltivazioni estensive e allevamenti intensivi, trasformazioni spinte dallo sviluppo della meccanica e della chimica, l’impatto è diventato devastante fino a compromettere la sopravvivenza del pianeta e quindi dell’uomo stesso. Siamo convinti che il problema ambientale sia dovuto principalmente all’industria ma la vera origine è nell’agricoltura. Lo so, mi sto facendo qualche nemico, ma è un dato di fatto.

Arriviamo al punto. Alcuni fatti, non opinioni, mi hanno portato a decidere di cercare di tornare a far parte di quel sistema originale, quello dell’equilibrio che si basa sul ricevere e dare. Che si basa sulla morte per la vita, sull’essere parte si un sistema e non il sistema. Questi elementi sono:

– L’elemento di vita del nostro pianeta è l’humus, la parte vitale del nostro pianeta, quei pochi centimetri di terra fertile che ricoprono il nostro pianete. 10 mila anni fa, il livello dell’humus era misurabile in metri, oggi a causa della coltivazione estensiva di piante annuali, soprattutto cereali, lo si misura in centimetri. Il limitato ciclo di vita delle piante annuali, solo una stagione, prende più risorse dalla terra di quelle che da. Milioni di anni di bosco hanno creato l’humus, qualche migliaia di anni di cereali lo sta consumando. Diamo così poca importanza all’humus che se provate a digitare in google la parola humus, il risultato sarà “ricetta etnica”.

– Non c’è differenza fra la morte di animali con occhi che assomigliano ai nostri, con cuccioli che assomigliano ai nostri, e la morte di microorganismi del terreno che non vediamo nemmeno. Non c’è differenza fra uccidere in una stalla o disboscando una foresta per creare terreno per le coltivazioni.

– Perché un terreno sia fertile sono necessari nutrimenti animali, che siano liquami o carcasse e ossa.

– Coltiviamo piante annuali perchè addomesticabili, perchè le possiamo rendere domestiche cioè a nostro uso. La stessa cosa è stata fatta con gli animali, mangiamo carne di pollo, maiale e mucche perchè si sono dimostrati gli animali più facilmente addomesticabili.

– L’agricoltura ha cambiato e reso più fragile l’ambiente. Il bosco era fondamentale per l’humus, quindi per la fertilità del terreno, e anche per la compattezza e solidità del terreno grazie alle sue radici.

– L’agricoltura ha bisogno di acqua. Sono stati deviati fiumi, creato dighe. Alterato e compromesso il sistema idrico sia nella quantità sia nella qualità. A causa dell’uso intensivo e indiscriminato di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici in molte zone del pianeta l’acqua non è più potabile. Questo fenomeno di contaminazione è tuttora in atto, nonostante la piena consapevolezza dell’enorme d’anno all’ambiente.

– Ricerche scientifiche hanno dimostrato che le ossa degli uomini che vivano nel periodo pre agricolo stanziale erano migliori, “più sane”, di quelle degli uomini che hanno vissuto nei periodi successivi. Quindi gli uomini che mangiavano seguendo il sistema della natura e non volendolo governare erano più sani.

– si ipotizza che il nostro corpo impieghi 40 mila anni per sviluppare gli enzimi necessari a l’assorbimento completo di nuovi alimenti. Sono solo 10 mila anni che abbiamo introdotto nella nostra alimentazione i cereali e i latticini, quindi non siamo ancora in grado di processarli completamente e alcuni parti rimangono quindi come scorie nel nostro organismo, infiammandolo.

E quindi? Cercherò di scegliere per la natura e non per me, perchè senza natura non ci sarò nemmeno più io. Dando valore alla morte perché fonte di vita, fonte della mia vita.  Rispettando la vita di chi morirà per me, ringraziandoli del loro sacrificio e soprattutto cercando di essere io stesso fonde di vita per altri esseri.

Concretamente cercherò di non mangiare cereali e piante annuali da coltivazione estensiva, di maggiore poca carne e pesce e che arrivi da allevamenti sostenibili dove gli animali sono rispettati nella loro dignità di esseri viventi come noi. Cercherò di sprecare il meno possibile, che è sicuramene il primo gesto di rispetto per chi si è sacrificato per me.

Concretamente cercherò di tutelare la natura, il suo sistema e i suoi equilibri.

Concretamente cercherò di rimediare nel mio piccolo, nel mio quotidiano a quanto fatto di sbagliato dagli esseri umani, anche da me.

Perchè abbiamo bisogno di un’Economia Umana

Da diverso tempo ho la percezione che c’è qualche cosa che non va. Qualche cosa che non va nel sistema. Sono un ottimista, mi è difficile vedere le cose negative prima di quelle positive, ma qualche cosa mi disturbava. Tutte le mie visione delle possibili evoluzioni del sistema mondo, dell’Ambiente, dell’Individuo e della Società erano tendenti al grigio. Qualcosa non tornava. Poi ho capito.

Ho capito che qualsiasi evoluzione dell’attuale sistema economico, con la sua struttura di base, non è più sostenibile perchè mette i soldi al centro di tutto. Perchè mette i soldi come fine di tutto, come obiettivo di qualsiasi azione econimica. I soldi sono importanti ma non devono essere un fine, devono rimanere quello per cui sono nati, uno strumento di facilitazione nei rapporti commerciali.

Credo che l’evoluzione dell’attuale sistema econimico, per essere sostenibile e poterci ridare la possibilità di guarda al futuro con ottimismo e voglia di fare, deve cambiare la sua struttura di base mettendo le persona al centro, e mettedo come fine ultimo la realizzazione delle persone, la realizzazione individuale come obiettivo di qualsiasi azione economica. I soldi devono tornare alla loro funzione di base, strumento di facilitazione.

La grande evoluzione sarà quando cabieremo il parametro di valutazione, che oggi è per tutto, da noi, dal nostro lavoro fino alla nostra famiglia, quello monetario, in un parametro legato alla realizzazione delle persone, alla felicità delle persone.

Dal un sistama che ha al centro i soldi, come fine i soldi e come parametro di valutazione i soldi, a un sistema che ha al centro le persone, come fine la realizzazione delle persone e come parametro di valutazione la realizzazione delle persone e la loro felicità. Un’Economia Umana.

Per iniziare questa evoluzione verso un’Economia Umana dobbiamo parlare della felicità senza paura. Iniziare a inserire nel dialogo economico la felicità come obiettivo e come parametri di valutazione, mettere le persone al centro ne sarà la conseguenza. Non sarà facile, dovremo cambiare il modo di pensare, di percepire, di agire ma è l’unico modo per ridare un futuro alla nostra società, al nostro mondo. Sono sicuro che sarà un Mondo Migliore.

La giusta retribuzione

Chi in azienda deve essere maggiormente retribuito? Chi ha più esperienza? Chi lavora più ore? Chi è più intelligenza? Chi lavora da più tempo in azienda? Chi è più abile nell’eseguire? Per me no, le persone dovrebbero essere retribuite in base al peso per l’azienda delle decidono prese da loro per il bene dell’azienda, per la sopravvivenza dell’azienda. Per il bene delle persone dell’azienda. Nella vita come nel lavoro, ci sono tre momento. Il decidere, il fare e l’ottenere il risultato. Decidere, scegliere è la parte più difficile perché c’è la responsabilità e la paura di sbagliare. C’è il dubbio. Fare e la parte faticosa, è la parte dell’impegno e della perseveranza. La terza parte, il raggiungimento dell’obiettivo, è la parte emozionale. Felicità se l’obiettivo è raggiunto, tristezza se non è raggiunto. Chi deve scegliere per gli altri, per l’azienda deve essere maggiormente retribuito. Chi poi decide e fa è impagabile.

L’importanza del legame fra sforzo e risultato

Per la propria realizzazione l’Essere Umano ha bisogno di vedere e percepire il risultato del proprio lavoro, del proprio sforzo. È fondamentale il legame sforzo/risultato. Perché si mantenga l’energia del fare e soprattutto del fare bene, bisogna che allo sforzo sia associata l’evidenza del risultato. È fondamentale anche per il meccanismo di miglioramento del proprio lavoro e dell’evitare gli errori. In azienda questo vuol dire collegare il lavoro di ognuno con il relativo risultato, con il relativo contributo al raggiungimento degli obiettivi dell’azienda stessa. Anche questo vuol dire “mettere le persone al centro”. Ci vuole coraggio, condivisione e trasparenza. Coraggio perché il management deve condividere in modo trasparente i meccanismi aziendali, lottando contro la paura di “dare potere” ai collaboratori, la paura “del far sapere troppo”, e soprattutto il combattere la vecchia idea che “sapere è potere”. Che sia chiaro a tutti, oggi il nuovo paradigma è “condividere è potere”. #lepersonealcentro #ainve #adessoinizioveramente #seq #pushasmile #condividereèpotere”