Chiedetelo a noi come fare

Difficile crederci, forse anche solo capirlo, ma è stato dimostrato che è più soddisfatta, felice, una persona che guadagna 1.300 euro al mese, quando i suoi colleghi ne guadagnano 1.200 euro, di una che ne guadagna 10.000 euro al mese, quando i suoi colleghi ne guadagnano 11.000.

Difficile da credere, vero? E vale anche per i miliardari, e forse per loro anche di più. Il nostro livello di felicità, soddisfazione, realizzazione, è sempre misurato in base a qualche cosa. Che siano le nostre aspettative, le aspettative degli altri, o quello che ha e fa chi ci circonda. Così funziona il nostro cervello. Abbiamo bisogno un metro di paragone. Per questo viviamo in un mondo con persone tristi e insoddisfatte, perché la pubblicità ci circonda di persone più belle di noi, che hanno cose più belle delle nostre e fanno cose più fighe di quelle che facciamo noi. Paragonandoci con loro, siamo degli sfigati e ci sentiamo degli sfigati. Ci sentiamo che ci manca sempre qualche cosa per essere felici.

Non so voi, ma così è stata la mia educazione. “Non guardare chi sta peggio di te, guarda avanti, guarda chi sta meglio e cerca di imparare da loro e di fare come loro”*. Il problema è che alla fine c’è sempre qualcuno che sta meglio di me, che ha più cose di me e che fa cose più belle di quelle che faccio io.

Poi arriva qualche cosa di veramente sconvolgente, per me la malattia. Improvvisamente fai un balzo indietro e ti sembra che tutti stiano meglio di te, abbiano più di te. Ti senti uno schifo, uno sfigato e vivi sul baratro della depressione. Ti sembra che ti sia stato portato via tutto. Ti sembra di non avere più niente. Fidatevi è così, ci si sente così. Anche peggio.

Ma poi arriva anche tutta la nostra capacità innata di cercare la vita, di voler sopravvivere, di voler vivere. Quella capacità che se sei fortunato come me, ti fa capire tante cose. Ti da il giusto peso delle cose, il giusto valore delle cose. Arriva la malattia, e se sei fortunato come me, non guardi più solo cosa non hai, solo cosa hanno gli altri che tu non hai. Inizi a guardare, ad apprezzare cosa hai, cosa hai ancora.

Diventa molto più facile se hai dei paragoni, e guardandoti intorno ti rendi conto di quante persone al mondo stanno peggio di te. Di noi. Hanno molto meno di te, di noi. Ti rendi conto che alla fine non sono loro gli sfortunati, siamo noi i fortunati ad avere tutto quello che abbiamo.

Oggi stiamo vivendo un momento molto particolare della nostra vita. Un momento drammatico. Un momento di paura, di costrizione. Un momento in cui ci sentiamo derubati di tante cose. Dove per il nostro bene ci viene limitata, tolta, la libertà. Per il nostro bene, soprattutto per il nostro bene, ricordiamocelo.

Con la malattia questa cosa l’ho già vissuta e continuo a viverla, e come me tanti altri. Chiedete a noi come affrontare questo momento.

Dobbiamo guardare a tutto quello che abbiamo ancora. Guardiamo tutti a quanto abbiano ancora. E se ci è difficile vederlo, costringiamo il vostro cervello a paragonare la nostra vita con quella dei profughi siriani, ad esempio. Paragoniamo la nostra situazione con la loro, che in questi giorni sono ammassati alla frontiera con l’Europa. Donne, bambini, anziani al freddo, sotto la neve, senza cibo, medicine e aiuto. Donne e bambini a cui stanno anche sparando addosso. Che a causa del coronavirus sono ancora più soli, più abbandonati, più odiati. Che a causa del coronavirus ne moriranno ancora di più. Guardiamo i bambini del centrafrica che muoiono di fame perchè le locuste e la siccità gli hanno tolto il poco cibo che avevano.

Sfortunatamente al mondo ci sono ancora molte persone che stanno peggio di noi. Guardiamo a loro per capire la nostra fortuna, ma soprattutto non dimentichiamocene quando torneremo alla normalità. Serve a noi per apprezzare la nostra vita, serve a tutti per cercare di agire per un Mondo Migliore per noi e per tutti.

L’altra mattina, Luca Mazzucchelli a Radio24 ha suggerito una cosa bellissima. In questi giorni che abbiamo più tempo libero per pensare, riflettere, prendiamo un quaderno e scriviamo tre cose del giorno precedente di cui siamo grati. Questo ci aiuta a renderci conto e ad apprezzare tutto quello che abbiamo ancora. Provate anche a vedere quello che siete riusciti a fare di bello che nella normalità non saresti riusciti a fare. Per me il secondo punto qui sotto.

Le mie di ieri sono:
– i miei figli che mi hanno preparato la cena, riso con pollo. Si sono divertiti un mondo, hanno imparato qualche cosa di nuovo e soprattutto a collaborare fra di loro.
– il caffè dopo pranzo, sorseggiato lentamente sul balcone. Il sole splendeva, la neve sulle montagne brillava, l’aria era frizzante. Tutto intorno regnava la calma e la tranquillità. Il profumo, il sapore del caffè e il tempo da scandire.
– la tecnologia. Voi che mi avete letto e commentato, la video telefonata con la mia amica, la foto di mio nipote su whatsapp che soffia sulla candelina della torna dei suoi 6 anni.

Grazie Vita! Ti Amo Vita! Sei Amore Vita!

* la vita è un alternarsi di momenti. Momenti, belli e brutti, facili e difficili. Ci saranno momento in cui torneremo a guardare avanti, a cercare di seguire le nostre aspettative per una vita migliore. Oggi ci serve vedere quello che abbiamo e godere di questo.

In coda davanti all’ospedale

“Esco presto, ho gli esami del sangue, poi la visita e se è tutto ok, nel pomeriggio la terapia. 6,20, arrivo davanti all’ospedale. Come previsto c’è la coda per entrare. Da una parte i dipendenti, che entrano subito mostrando il tesserino alla guardia, e dall’altra i pazienti e i visitatori che devono farsi provare la febbre e compilare un modulo.

Fa freddo e la coda è lenta, è tutto nuovo, anche gli operatori stanno decidendo sul momento come è meglio fare. Non li invidio, mi è capitato di gestire urgenze, molto meno urgenti, e si è costretti a usare il buon senso più che la ragione. Ci sono poche informazioni, nessuna esperienza precedente o diretta. Non vorrei proprio essere al loro posto, ma loro sono li e lo fanno. Li guardo e dentro li ringrazio.

Nella fila uno inizia a lamentarsi. Poi diventano due, e in pochi secondi la lamentela dilaga. “Potevano organizzarsi prima”, “perché non mettono più personale”…

Dentro sento un moto di rabbia, mi tengo, sto zitto spero che si smorzi. Continua, aumenta, adesso si danno ragione l’uno con l’altro. Dentro la rabbia cresce. Io vedo persone in difficoltà che cercano di fare il meglio possibili, persone che forse hanno anche più paura di noi, perché loro in ospedale ci lavorano, ci vivono. Ci devono stare.

Non reggo, sbotto. Urlo in modo che tutti mi possano sentire. Urlo che questo è il momento di cercare di capire, di smettere di lamentarsi, che sicuramente tutti stanno cercando di fare il meglio e il massimo possibile, ma che è tutto nuovo e difficile. Urlo che nessuno poteva prevedere una cosa così. Che nessuno vuole farci stare qui al freddo solo per divertimento. Urlo che questo è il momento in cui dobbiamo smettere di lamentarci e di pensare solo a noi stessi, ma che dobbiamo iniziare ad aiutarci gli uni con gli altri.

Le voci si abbassano. La persona vicino mi guarda, prima un pò stranita, poi mi sorride.”

Siamo ancora animali fragili. Siamo ancora gli animali più fragili della foresta. Quello che sta succedendo ne è la dimostrazione. Da soli possiamo poco contro i pericoli di questo mondo. Da soli, possiamo poco.

Si, da soli siamo fragili. Ma quando ci uniamo, quando uniamo i nostri intenti, quando agiamo tutti per un obiettivo comune, quando ci organizziamo sommando le nostre capacità per raggiungere quell’obiettivo comune, allora si, allora diventiamo gli animali più forti della foresta. La nostra storia lo dimostra.

È giusto aver paura, ma per sconfiggere questo nuovo male, è fondamentale unirci, organizzarci, smettere di pensare solo a noi stessi. Dobbiamo agire tutti per lo stesso fine, per lo stesso obiettivo. Sopravvivere.

È per questo che dobbiamo tutti, ma proprio tutti, collaborare e seguire le indicazioni che ci vengono date. Da soli siamo destinati alla sconfitta, uniti alla vittoria.

Questo è il momento della collaborazione, non dell’individualismo, del conflitto fra noi uomini.

Questo è il momento di collaborare, di combattere si, ma di combattere questo nostro nuovo nemico. Nemico di tutti.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Vi prego, uniamoci, non dividiamoci

Suona la sveglia, sono le 4. La spengo, prendo la medicina e mi giro. Suona ancora, sono le 5.45, la spengo e mi alzo. Mi lavo, bevo due bicchieri d’acqua e scaldo il latte. Accendo bassa la radio, i bambini devono dormire ancora. Il radiogiornale. La prima fetta di pane con la marmellata si tuffa nel caffellatte. E io ascolta. La mano rallenta, abbasso la testa. Tutto il mio corpo perde energia. Lo sconforto.

La voce racconta di come anche questa volta ci stiamo dividendo. Di come anche questa volta siamo gli uni contro gli altri, noi e loro, ma questa volta non è politica, non son solo parole di belle intenzioni. Questa volta sono e devono essere fatti e non possiamo permetterci di essere noi e loro. Ne va della nostra vita.

Siamo veramente così corrotti dall’individualismo? Siamo veramente diventati così stupidi e miopi da non capire che solo unendo le forze potremo farcela?

È il momento di unirci, non di dividerci. Sono tanti i problemi che dobbiamo affrontare, e non fra qualche decennio, ma adesso. Tanti problemi che dobbiamo affrontare adesso.

La razza umana ha sempre affrontato grandi prove di sopravvivenza, solo le ultime tre generazioni hanno vissuto una realtà diversa. La razza umana si è selezionata proprio grazie alla sua capacità di affrontare le grandi minacci alla sua sopravvivenza. E come l’ha fatto? Unendosi. Unendoci.

La grande capacità dell’uomo è quella di unirsi, quella di unire le forze. Quella di sommare le capacità degli individui per rendere più forte l’intera comunità. È la storia a insegnarcelo. Quando la sopravvivenza era procurarsi il cibo ogni giorni, ci siamo uniti in micro comunità, qualche famiglia, dove gli uomini andavano a caccia e le donne curavano i figli. Poi la sfida è stata garantirci il cibo per più tempo, e le comunità si sono ingrandite, è nata l’agricoltura con l’allevamento e le coltivazioni. Poi sono nate le nazioni, per avere più terreno da coltivare per garantirci ancora più cibo per sopravvivere. Così fino a oggi, dove crediamo che sopravvivere voglia dire conquistare la maggior quota del mercato, voglia dire vendere ancora di più, e così ci siamo uniti nelle multinazionali*.

Più le sfide, i problemi da affrontare erano grandi e impegnativi e più abbiamo unito le nostre forze. Più ci siamo organizzati per sopravvivere. Dobbiamo continuare a farlo.

Adesso le sfide, i problemi sono globali, colpiscono tutti e tutto il mondo, e l’unico modo per poter continuare a sperare di sopravvivere è continuare a unirci. Questa volta tutti, nessuno escluso.

Il coronavirus, come il riscaldamento globale, come la siccità che ci sta colpendo, come gli incendi in Australia, come l’invasione di manguste che sta devastando i paesi del centrafica, sono problemi per la mia di sopravvivenza, sono problemi per la sopravvivenza di tutti, per la sopravvivenza della razza umana. Sono cosciente e consapevole che da soli non potremo risolverli.

Uniamoci e avremo la speranza di sopravvivere.

Non è buonismo o terrorismo, è realismo insegnato dalla storia.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!!!

* vedi “Reinventare le organizzazioni” di Laloux

Sono Vivo, e questo è quello che conta

Giornata partita bene, sveglia presto. Alle 7,40 ero già alle Terme. No, non sto ancora “lavorando”, ma uscire di casa, andare alle Terme e stare in quello che prima era casa mia e adesso è il mio ufficio mi aiuta a sentirmi attivo. A sentire che sto riprendendo il ritmo.

Pomeriggio in ospedale, settimana di chemio dei vecchietti, quattro chiacchiere, due risate e due punture. Una per braccio, nelle tendine che fa meno male.
Esco e torno a casa a piedi. 1 chilometro e 30 metri, 12 minuti. Cammino calmo, ho portato le cuffie e ascolto un pò di musica. Qualcuna di San Remo di quest’anno non mi dispiace. Al sole si suda, all’ombra devo alzare il bavero. Do qualche colpo di tosse.

I pensieri sono nel presente, non riesco a portarli nel futuro. Se ci provo, rimbalzano nel passato, cercano la replica di quello che è già stato. Mi perdo perché quel passato non può essere più futuro.

Arrivo a casa, mi sono lasciato prendere dai brutti pensieri. Vedo nero, ho paura. Non è solo la salute, per quella ci sono persone speciali che si prendono cura di me. Tutto il resto. Tremo. Sarà l’effetto della chemio.

Mi butto sulla poltrona, è quella di camera mia di quando avevo 16 anni. Adesso è nello studio della casa nuova. Abbasso il cappuccio della felpa sugli occhi. Cerco il buio, chiudo gli occhi. Mi voglio allontanare da questa realtà. Sono esausto, mi addormento. Sogno, ma non ricordo cosa. Mi sveglio.

Il buio è ancora tutto li, e con lui la paura. Non so di cosa, forse dell’incerto. Sono bloccato, voglio andare a letto, continuare a dormire. Faccio la doccia e mi sdraio sul letto.

Ci provo. Metto la mano destra sul cuore e lo cerco. Cerco il suo battito, il suo ritmo, le sue energie. Eccolo, prima solo un sussulto, poi più forte, poi lo sento sempre più forte. Batte, lo sento, l’ho trovato.

Decido di accogliere la paura, oggi non la combatto. La lascio libera, e lei diventa dolore. Sempre più forte, mi sembra di esplodere. Mi manca il fiato, gli occhi bruciano, vorrei piangere, ma non ci sono più lacrime da tanti anni. Penso ai bambini, ed esplode in tutta la sua durezza. Mi attraversa, la sento. Mille immagini di spavento. Non la trattengo, è energia che si libera.

Sta andando, mi calmo. Si è liberata e sta lasciando spazio ad altro. La mano sempre sul cuore, il ritmo è cambiato. Lo sento. Per ora la paura è andata, si è compiuta. È parte di me, devo imparare ad accettarla. Devo smettere di combatterla, di reprimerla. La paura è segno del mio disagio. La mia paura non è mia nemica, la paura è mia alleata. Devo conoscerla, comprenderla. Capire cosa mi vuole dire, da cosa mi vuole tenere lontano.

Torna un pò di lucidità, torna la mia voglia di felicità. Il mio essere Feliciano. Sorrido, con fatica ma sorrido. La mano è sul cuore.

Sono vivo. Il cuore mi dice quello. Sono Vivo! Una piccola luce che diventa faro.

Il buio si illumina, c’è ancora ma la paura è andata.

Sono Vivo, e questo è quello che conta, tutto il resto lo devo accogliere mettendo il massimo e il meglio in tutto quello che faccio! Devo Amare la mia Vita, altro non ha senso fare.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Cosa dobbiamo ricordare oggi e sempre

Siamo stati anche noi e potremmo essere ancora noi. È questo quello che dobbiamo ricordare oggi. Che dovremmo ricordare oggi e sempre.
Non parlo delle leggi razziali italiane, parlo del fatto che anche noi siamo uomini e donne, che anche noi siamo uomini e donne come quelli che hanno portato gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari, i malati di mente e tutti gli altri a morire nelle camere a gas. Si, anche noi siamo come loro.

Anche noi siamo come i primi conquistatori che hanno massacrato più di 90 milioni di nativi americani, o come i belgi che all’inizio del secolo scorso hanno ucciso 10 milioni di congolesi. Anche noi siamo come loro. Anche noi siamo come gli uomini e le donne che da sempre scelgono l’odio, scelgono di essere il male e di uccidere altri uomini e donne.

Dobbiamo ricordarci che non siamo noi e loro, dobbiamo ricordarci che siamo sempre e solo NOI. Dobbiamo ricordarci che sono le scelte che facciamo che fanno la differenza fra fare per il bene o fare per il male.

Solo con questa consapevolezza possiamo ricordarci di fare la scelta giusta. Di scegliere l’amore, di scegliere la collaborazione e non il conflitto, l’odio, il rancore. Che non dobbiamo cercare negli altri le colpe dei nostri problemi, ma che anzi è proprio negli altri che dobbiamo e possiamo cercare l’aiuto, la soluzione ai nostri problemi.

Oggi e sempre dobbiamo ricordare che solo con questa consapevolezza possiamo fare la scelta giusta. Solo con questa consapevolezza possiamo scegliere di collaborare per costruire un Futuro Migliore.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

365° gg, Cuneo Sabato 11.1.20 12.00

Un anno. 365 giorni.
Giusto un anno fa ieri finivo di leggere “The Miracle Morning” di Hal Elrod, regalatomi da un caro amico, e iniziavo a fare, a mio modo, quanto scritto nel libro. Il rito del mio risveglio, del mio iniziare la giornata. In realtà inizia con gli ultimi pensieri dalla sera prima, quelli proprio prima di addormentarsi. Quella serie di immagini che ti portano nel dormire.

Più o meno è. Sveglia presto, fra le 4.45 e le 5.30. Metto i vestiti comodi che ho preparato la sera prima sulla sedia vicino al letto. In bagno per pipi, mani e faccia. Poi 2 bicchieri d’acqua e mi siedo sul divano. 5 minuti di respirazione, 5 minuti di affermazioni, 5 minuti di visualizzazione degli obiettivi. Ricca e lunga colazione, vi assicuro che questa parte fa la differenza. Scrivo la pagina del diario, con le cose fatte il giorno prima, ringraziando per le cose belle e riflettendo e cercando di imparare da quelle meno belle. Proseguo con 20 minuti di lettura o di un bel video TED. Faccio scendere la colazione e poi esco per 6 chilometri di camminata. Torno, 15 minuti di allungamenti. Doccia e via. Se tutto quadra finisco fra le 7 e le 7.30. Cosi sono state la maggioranza delle mattine degli ultimi 365 giorni.

Lo so, è uno sbattimento, tante volte è stata una faticaccia. Non è stato facile. Non ci sono riuscito sempre, alcune volte ho tagliato e modificato. Soprattutto in vacanza, quando ho dormito fuori per lavoro, o se la sera prima sono andato a dormire tardi. Negli ultimi due mesi in ospedale, tutto ridotto e modificato. Il diario si, quello si. Mancano solo i 10 giorni segnati come “persi”. Erano i giorni della morfina, dell’aplasia, del non capire dove ero girato.

Sicuro, vivere da solo aiuta, cosi come vivere a 3 minuti a piedi dall’ufficio, non fare turni o altro. Ma vi assicuro che per me la sensazione di guardare l’orologio e vedere che ho tutta la giornata davanti e le cose importanti come prendermi cura del mio spirito, del mio corpo e della mia mente le ho già fatte, è una fonte di energia pazzesca.

Non credo sia niente di particolarmente miracoloso, nessuna magia o altro. Per quanto mi riguarda credo sia un giusto modo per fare il punto, per rimanere focalizzati sulle cose fatte e da fare e soprattutto mi permette di compensare quella smania del nostro tempo di voler fare sempre di più, di essere iper performanti. Di compensare quel senso di inadeguatezza, quel senso che per me è una via di mezzo, un insieme, fra un senso di colpa per quello che non faccio e di responsabilità per quello che dovrei fare. E un pò di disciplina e rigore aiuta sempre.

Non so se faccia bene, sicuro male non fa. Soprattutto perché mi permette di avere uno spazio “sicuro” per poter leggere, cosa che mi piace un sacco, e un qualcosa che mi “spinge” senza scuse a fare un pò di attività fisica tutti i giorni.

Il punto è che è passato un anno, il punto è che sono passati 365 giorni, o no. O forse no, anzi sicuramente no. Il vero punto è che non è trascorso del tempo, il tempo non esiste, il vero punto è ho fatte delle cose. Tante cose.

Il diario ne è la dimostrazione, la mia vita. Il valore della mia vita, non è stato il tempo che è passato, che è trascorso. Il valore della mia VITA è stato cosa ho fatto in questi 365 giorni, cosa ho fatto, tra queste 365 albe. Li è la differenza.

Nel diario non trovo il trascorrere del tempo, nel diario trovo cose fatte. Alcune, moltissime, belle. Altre meno, ma cose fatte o non fatte. Qui la differenza. Qui la nostra responsabilità.

Faccio mio il concetto del fisico Rovelli, il concetto del trascorre del tempo è solo il modo che utilizza il nostro cervello per catalogare le cose che abbiamo fatto e quelle che vogliamo e dobbiamo fare. La stessa fisica quantistica non utilizza il tempo nelle equazioni base per spiegare il tutto. La realtà esiste quando accadono degli eventi. È solo attraverso la realizzazione degli eventi che si realizza la realtà. Il tempo non c’entra.

La nostra VITA, non è un trascorrere del tempo. La nostra VITA è un susseguirsi di fatti, di eventi, di accadimenti. O di non fatti, di non eventi o di non accadimenti. Molti non sotto il nostro controllo, ma tantissimi si. Con questa consapevolezza dobbiamo essere noi a decidere cosa “fare” della nostra vita. Cosa “fare” nella nostra vita.

Per questo per la vita non conta chi siamo, cosa abbiamo, nella vita conta cosa facciamo.

A noi la scelta, credere che la vita sia il trascorrere del tempo, che la vita sia un’attesa della fine. Un’attesa più o meno passiva. O, come credo io, come voglio agire io, scegliere di credere che la VITA sia il nostro fare, credere che tutte le albe, possiamo decidere noi di cercare di fare quello che vogliamo sia la nostra vita.

È difficile, è la più grande responsabilità. Essere noi a FARE la nostra VITA, essere noi a VIVERE. È difficile, non ci sono scuse, giustificazioni. Una vita senza ma, senza se. Una vita di fatica. Una VITA di cose da voler fare, da voler realizzare. Una vita di piccoli e grandi obiettivi. Una VITA di FARE, di fatica, di soddisfazioni, di delusioni, per raggiungere i piccoli e grandi obiettivi.

Si, non si può sempre fare quello che si vuole, ma si può sempre provare a farlo. Tutte le 365 albe di quello che noi chiamiamo un anno.

Per me ogni alba, ogni sole che sorge, è il rinnovarmi la voglia di FARE LE COSE CHE MI RENDONO FELICI. Ogni alba è il ricordami che sono io a scegliere cosa fare, e io voglio scegliere di fare per lasciare ai miei figli, alle generazioni future un Mondo Migliore di quello che ho trovato. Questo inizia e passa dall’amare la vita, la mia vita.

Scorro il diario, 365 pagine. Tanti grazie, tanti devo imparare. Tantissimi oggi sto bene, alcuni oggi sto male. Tantissime cose fatte! Tantissima VITA vissuta.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

L’atto più sostenibile per il nostro futuro è non sprecare

Lo so, lo sappiamo. La grande sfida di questo decennio appena iniziato è rendere il nostro agire sostenibile. La grande sfida è rendere il nostro agire tale da garantire a noi e alle prossime generazioni un futuro di qualità, migliore del nostro presente.

Dobbiamo rendere il nostro agire, il nostro fare, il nostro vivere sostenibile. Sostenibile a livello sociale, ambientale, umano ed economico. Le 4S. Quattro ambiti, tutti importanti e necessari per il nostro futuro, nessuno può essere trascurato o sottovalutato.

Dobbiamo partire da quello sociale, perché solo attraverso la creazione di una società basata sulla collaborazione, sull’unione degli intenti, potremo affrontare in modo veloce e efficace le altre 3 sostenibilità. Dobbiamo iniziare a basare da subito, da adesso, da domani mattina, le nostre relazioni umane sul collaborare e non più sul confliggere.

Dobbiamo iniziare a vedere le altre persone, che sia nostra moglie, nostro marito, il nostro vicino, il nostro collega, il nostro sindaco, come qualcuno che ci può aiutare e possiamo aiutare, e non come qualcuno che ci può togliere e portare via qualche cosa. Non possiamo più rimanere legati al vecchio pensiero di essere al centro del nostro benessere. Mi spiace le cose sono cambiate. Oggi, in questo nuovo decennio, possiamo pensare al nostro benessere, solo se ci collochiamo all’interno di una comunità di valore. All’interno di una comunità basata sulla collaborazione, che sia la nostra famiglia, il nostro condominio, l’azienda per cui lavoriamo, che sia la nostra città, il nostro Paese. Il nostro benessere si realizzerà a pieno solo all’interno di una comunità basata sulla collaborazione.

Il futuro presente è, può e potrà essere basato solo sulla collaborazione. È e potrà essere solo l’unione del nostro agire per un obiettivo più grande. Per l’obiettivo, per lo scopo alla base della vita. Il sopravvive. Dobbiamo unire le nostre differenze, dobbiamo valorizzare le nostre differenze, perché solo così potremo sperare in un Mondo Migliore.

Io ci credo e agirò per questo, per creare una comunità di comunità. L’obiettivo è chiaro, Sopravvive e creare un Mondo Migliore per noi, per i nostri figlie e le generazioni future. Il come anche, collaborare per rendere il nostro agire sostenibile già da subiti, partendo dalle piccole cose del quotidiano, per poi unirci per cambiare le grandi cose, le grandi abitudini. Dal buongiorno col sorriso al nostro vicino e collega, al migliorare le abitudini alimentari e di consumo di tutti, soprattutto della parte fortunata del mondo.

Qui il punto di questo post. Qui forse il punto di tutto. Noi, i fortunati del Mondo, dobbiamo smettere di sprecare.

Noi, i fortunati del Mondo, dobbiamo da subito tornare a dare valore alle cose, che siano piccole o grandi. Dobbiamo ritrovare l’insegnamento più importante dei nostri Nonni. Non dobbiamo sprecare le cose, che sia cibo, vestiti, tecnologia, mobili o qualsiasi altra cose, non dobbiamo sprecare, buttare. È contro quello che ci viene detto ogni giorno da 60 anni, ma se vogliamo garantirci un futuro dobbiamo smettere di sprecare, di comprare e poi buttare per compare altre cose.

Noi, i fortunati del Mondo, buttiamo nella spazzatura ogni giorno un terzo del cibo che abbiamo comperato. Mio nonno mangiava pane nero e cipolle, faceva 20 chilometri in bicicletta per 6 uova. La carne era la festa, polenta e latte, polenta e vino, la normalità.

Scusa nonno, scusate tutti. Avete sofferto, per voi la fame era la normalità. Scusate voi non fortunati del Mondo, per voi la fame è la normalità.

Ho capito, adesso devo imparare. Devo smettere di sprecare. Non solo nel cibo, in tutto. Devo essere più consapevole del mio agire, dell’impatto del mio agire sul Mondo. Su un pianeta con risorse limitate, sull’orlo di una crisi forse di non ritorno. Per questo devo agire da subiti, da adesso. Domani è già tardi.

Ha senso acquistare una macchina che consuma meno con meno emissioni se la mia funziona ancora bene e ha 3 anni di vita? No, l’impatto ambientale per produrre una macchina nuova, anche se più ecologica, e smaltirne una vecchia ha un impatto ambientale sicuramente maggiore.

Ha senso cambiare zaino, giubbotto, scarpe perché quelle nuove sono fatte con materiale riciclato? No, assolutamente no! Buttare via uno zaino, un giubbotto, un paio di scarpe, che non hanno problemi, solo perché quelle nuove riciclate sono più cool, più fighe, più alla moda, che ci etichettano come persone attente all’ambiente è un atto sconsiderato. È il contrario di quello che si dovrebbe fare, non sprecare.

L’atto più intelligente, ecologico, sostenibile è NON SPRECARE!

Il Mondo non lo salviamo differenziando perfettamente i nostri rifiuti, il Mondo lo salviamo facendo meno rifiuti possibili! Come facevano i nostri Nonni, non sprecando niente.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Due vite troppo giovani si sono spezzate, l’unica cosa che possiamo fare è imparare

Ammassati, il cancello è ancora chiuso. Con me c’è Stefano e Toni. Mancano 10 minuti, i 10 minuti più lunghi della giornata. 5 minuti. Aprono. Finalmente liberi, finalmente è libera uscita. Scappiano, corriamo giù per Via Flaminia. Destinazione il centro.

Il semaforo è rosso, noi siamo tanti e tanta è la nostra voglio di scappare dalla caserma. Qualcuno non resiste e attraversa. Le macchine passano veloci, molto veloci. Prima c’è un rettilineo, e quando il semaforo è vedere, accelerano tutti per non perderlo. È un incrocio pericoloso, molto pericoloso. L’hanno detto anche in caserma.

Mancano pochi minuti, dobbiamo rientrare. È tardi, se ci chiudono fuori sono cazzi. Puniti e addio libera uscita per un bel pò. È già buio, corriamo tutti, il semaforo non lo guarda più nessuno. Dobbiamo attraversare e rientrare. Chi è dietro taglia, scavalca il guard rail e passa dal McDonald’s. Siamo in branda, buon notte.

Conosco quell’incrocio. È l’incrocio della tragedia del 21 dicembre.

Quell’incrocio, quel pezzo di strada. Il dover attraversare Corso Francia. È qualcosa di particolare nella mia memoria. Non so perché, ma è segnato come pericolo. L’altro giorno l’ho riconosciuto subito. Il Conad, il McDonald’s, le macchine che sfrecciano. I negozi sulla strada, la strada quasi nei negozi.

Il 21 è successa una tragedia che ha colpito tutti. Litri di inchiostro e ore di trasmissioni. È sufficiente il nostro cordoglio, il nostro affetto e vicinanza alla vittime, ai parenti? No.

Sono giorni che ci penso, che ci rifletto, che cerco di capire per imparare. Quante volte avrei potuto essere il ragazzo alla guida? Quante volte avrei potuto essere una delle vittima?

Quante volte uso il telefonino mentre guido? Quante volte attraverso dove non posso? Quante volte ho scavalco un guard rail o attraversato con il rosso? Fatto un’inversione a U? Quante volte ho accelerato al giallo? Tante volte, troppe volte. Quante volte ho infranto qualche piccola regola, “ma dai, cosa vuoi che sia, lo fanno tutti, l’ho già fatto tante volte”, mettendo a rischio la mia Vita, la Vita degli altri. Tante volte, troppe volte.

Il 21 è successa una tragedia, sono morte due ragazze e un ragazzo ha segnato per sempre la sua vita. Non doveva succedere, ma è impossibile tornare indietro, è impossibile cancellare.

Di fronte a questa tragedia, di fronte a queste e due vite spezzate, ognuno di noi ha una grande responsabilità. Ognuno di noi ha la responsabilità di imparare da quello che è successo, perché non succeda più. Ognuno di noi ha il dovere di imparare a dare valore alla Vita.

Non possiamo tornare indietro, cancellare quello che è successo, ma possiamo, dobbiamo impara a rispettare e a dare valore alla Vita. La nostra, quella degli altri.

Dobbiamo imparare a non bere quel bicchiere in più se dobbiamo guidare. Ad attraversare sulle strisce e aspettare il verde. A non accelerare col giallo, a non messaggiare se stiamo guidando. Dobbiamo imparare a rispettare i limiti di velocità, i semafori, i segnali. Dobbiamo imparare a rispettare le regole, a rispettare la Vita.

È l’unica cosa giusta da fare per dare valore alle vite che ogni giorno si spezzano troppo presto.

La vita è il dono più prezioso che ci è stato fatto. È nostro dovere prendercene cura. È nostro dovere prenderci cura della nostra di Vita e di quella degli altri.

Ho capito, spero anche di aver imparato!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Niente pappa pronta, bisogna fare fatica

“Non mi fermo a cena, devo rientrare a Cuneo, domani mattina ho un incontro alle 8”, “dai una cosa veloce, così facciamo quattro chiacchiere”, “non riesco”, “dai”, “ok”.

“Piacevolissima serata e interessante quell’idea, dobbiamo approfondire. Ciao!”. “Certo, buona notte”. “Vai piano che sono 300km”. Cazzo 300km e piove.

Il navigatore dice che arriverò alla 1.45, un quarto d’ora per fare tutto. Alle 2 dormo. Domani ritardo la sveglia, la metto alle 6.30, così dormo 4 ore e mezza e ho tempo per preparare l’incontro delle 8.

Cavolo sono ancora in tangenziale a Torino. Sono a metà strada, non ce la faccio. Con questa pioggia non si vede niente. Sono a pezzi, mi bruciano gli occhi. Mi si chiudono gli occhi, ho sonno. Troppo sonno. Adesso mi fermo e riposo 10 minuti. No, tieni duro, è tardi. Dormirai quando arrivi. Abbassa il finestrino, vedrai che l’aria fredda ti aiuterà. Cazzo mi sono lavato.

Non ce la faccio… sbang, che male. Sbang, sbang, cazzo, cazzo che male. Le sberle in faccia sono le uniche cose che mi svegliano un pò. Dai mancano solo 90km.

Grazie a Dio sono arrivato. Sono sotto le lenzuola. Sono le 2.20. Notte.

La prossima volta non mi fermo, parto subito. Troppo faticoso e pericoloso, però bella quell’idea e interessante quell’amico di Andrea. Magari si riesce a fare qualche cosa insieme.

Quante volte mi è successo? Tantissime. Come gli 80mila chilometri all’anno in macchina. Come il non avere un buco in agenda per mesi, il non mangiare a casa per settimane. Il non accendere la televisione da anni, il frigo vuoto. Come il puntare la sveglia alle 6.30 quando voglio dormire un pò di più. Come la difficoltà di incastrare 10 giorni di vacanza.

Questa è stata la mia vita, questa è la vita delle persone che conosco e che realizzano belle e grandi cose. Questa è la vita che mi piace fare. Una vita di cose fatte e da fare. Una vita di fatica, che ti stanca ma che ti da grandi soddisfazioni. Una vita che quando ti fermi e ti giri indietro, non vedi la fatica che hai fatto, ma vedi tutto quello che hai realizzato. Una vita, che quando guardi avanti, non vedi la fatica che farai, ma vedi tutte le cose ancora da fare.

Una vita dove si parla di cose da fare, di idee, di progetti. Una vita dove non si parla delle persone ma di cosa fanno le persone. Una vita dove sai che lamentarsi è solo perdere tempo. Dove lamentarsi è stupido, perché è la vita che hai scelto. Che hai scelto tu.

Una vita del fare, una vita dove non punti sulla fortuna, ma sull’impegno, sulla determinazione, sulla costanza. Sul svegliarsi presto alla mattina, sull’andare a letto tardi alla sera. Sull’ascoltare, sul parlare, sul pensare tanto.

Una vita dove punti sulla tua capacità di gestire e reggere la fatica. Dove ti alleni alla fatica per raggiungere i tuoi obiettivi.

Non è una vita di sacrifici, non è una vita di dolore. Non è una vita di rinunce e sofferenza. Ansi, proprio il contrario. È una vita di soddisfazioni, di gioia, di veder realizzare idee, progetti, cose. È una vita per realizzare i propri sogni. È una vita di realizzazione.

Si, c’è anche lo sfinimento, lo sconforto, il panico, la delusione. In quei momenti contano le persone della tua squadra, le persone che ti circondano.

C’è anche la necessità di continuare a capire, studiare, sperimentare. Di continuare a mettersi in gioco, di vivere di tanti dubbi e poche certezze. Provare, sbagliare e riprovare. Non è una vita dalla pappa pronta. Sicuro non è una vita comoda, facile e veloce.

È una vita scomoda, complessa e di fatica, ma che da senso al vivere. Alla Vita!

Si, col tempo ho imparato a gestire meglio l’agenda, a stare di più coi miei figli. Ho imparato a fermarmi e godere del panorama. A prendermi dei giorni per andare in moto. Col tempo sono maturato e ho capito. Col tempo ho capito cosa sono le cose veramente importanti per me, ho capito per cosa scegliere.

Ho capito per cosa vale la pena fare fatica.

Col tempo ho imparato a scegliere. A essere io la guida del mio fare per raggiungere i miei obiettivi. A essere io a scegliere per me e per la mia felicità.

Ognuno è libero di fare quello che vuole della propria vita, ognuno è libero di avere o non avere obiettivi. Di agire o non agire per questi obiettivi.

Quello che ho capito è che senza fatica, impegno e determinazione si ottiene poco o niente.

Scrivo questo soprattutto per i giovani. Per quei giovani a cui gli viene raccontato ogni giorno che la vita deve essere facile, comoda e veloce. Dove tutto gli è dovuto senza fatica. Dove i modelli di successo sono 15enni che guadagnano milioni di dollari, giocando ai video giochi su YouTube, inventandosi canzoni o truccandosi in diretta.

Attenzione quella non è la vita reale, non è la normalità. Quella è l’eccezione, è quello che normalmente non succede.

Dietro a quel 15enne che ce la fa, che è l’eccezione, ci sono centinaia di migliaia di altri 15enni che non ce la fanno, che sono la normalità.

Dietro a quel 15enne che ce la fa, ci sono tantissime ore di impegno, di studio, di fatica. Di allenamento. Di provare e riprova. C’è comunque una vita di dedizione e fatica.

Nella mia vita ho incontrato tantissime persone di successo, persone che hanno realizzato grandi e belle cose. Tutte hanno fatto fatica, tanta fatica per raggiungere i loro traguardi, ma tutte, proprio tutte, erano felici di aver fatto e di fare quella fatica.

Ho ottenuto e fatto tante belle cose nella mia vita e questo perché sono una persona di fatica, non perché sono una persona di talento.

Non aspettate che le cose accadano, non cercare la scorciatoia, non cercate la via più breve facile e comoda. Uscite dal letto. Alzatevi dal divano, dal tavolino del bar. Scegliete il vostro sogno e iniziate a fare fatica per realizzarlo.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Non siamo al centro del Mondo ma siamo al centro del nostro di mondo, della nostra vita

Lo so, l’ho imparato sulla mia pelle. Tanti soffitti, di tante notti insonni come questa. Soffitti diversi ma la frustrazione sempre la stessa, ma cosa posso fare io. Cosa devo fare io.

Prima la frustrazione era molto forte, prima vedevo i problemi del Mondo, e con arroganza, mi chiedevo come potevo Io risolvere quei problemi. Come potevo essere Io quel super eroe che volando con i suoi super poteri salvava il Mondo. Tutto il Mondo. Così mi addormentavo felice, ma la notte dopo il soffitto era ancora più nero, la frustrazione, il senso di impotenza ancora più forte.

Poi ho capito, poi forse ho imparato.

Il mio Ego era smisurato, molto più delle mie capacità. Pensavo che avrei potuto da solo risolvere i problemi culturali, sociali, ambientali ed economici del Mondo Intero. Il mio Ego già sfrecciava nel cielo rosso intenso dell’alba di un nuovo mondo salvato da me e dai miei superpoteri. Che sensazione, che piacere, che adrenalina. Che bufala, cha cantonata. 

Notte dopo notte, mattina dopo mattina. Io ce la mettevo tutta ma proprio tutta, ma qualcuno mi lottava contro, qualcuno non mi permetteva di essere il salvatore del mondo. Avevo capito, erano i grandi ricchi della terra, e non solo. Era anche il mio vicino di casa, era chiunque, ma allora salvare il mondo per chi? La frustrazione era più forte, la rabbia e il rancore ancora di più. Io volevo salvare il mondo ma il mondo non si voleva far salvare da me. Quel mondo che volevo salvare era diventato il mio nemico. Vedevo solo il brutto di un Mondo che non valeva più la pensa di guardare, di salvare.

Le notti insonni erano sempre di più, il soffitto sempre più nero. Svegliarmi alla mattina non aveva più uno scopo, nei miei pensieri solo il sospetto su tutti, per tutto.

L’essermi messo al centro del Mondo, mi aveva reso paranoico con pensieri logici ma paranoici. All’inizio era un atto di energia, mi faceva sentire vivo, mi faceva sentire nel giusto. Mi faceva sentire il migliore. Poco a poco, queste sensazioni si sono logorate, hanno iniziato a diventare energie negative. 

Poi via Roma, il centro storico di Cuneo. Bellissimo appena ristrutturato. Io passeggio coi bambini. Mi sembra tutto perfetto, ma vicino al cestino una carta abbandonata per terra, mi chino, la raccolgo e la butto nel cestino. Non ci ho pensato, l’ho fatto, credo per mantenere quel quasi tutto perfetto. Non è stato uno sforzo, anzi, è stato in piacere. È stata energia positiva. In un istante Xander e Kiki fanno la stessa cosa. Non erravo d’accoro, non ci eravamo parlati, mi hanno visto e hanno agito. Abbiamo proseguito verso piazza Galimberti, senza parlare. Ricorrendoci, o a piccoli saltelli, sorridendo e ridendo. 

Quella cartaccia. Ho capito, forse ho imparato. Non dobbiamo essere al centro del Mondo, non dobbiamo avere la presunzione di salvare noi il Mondo da soli, Ma dobbiamo essere si al centro del Nostro Mondo, del Nostro Agire. Dobbiamo essere al centro della nostra vita.

Dobbiamo essere noi i primi a vivere la vita che vorremmo che tutti gli essere umani vivessero. Una vita basata sul rispetto, sulla responsabilità, sulla consapevolezza, sulla determinazione e perseveranza. Una vita basata sul coraggio, sull’apertura e sul dubbio. Sull’umiltà e la curiosità. Una vita basata sulla fiducia, sull’aiuto, sul collaborare per unire. Una vita basata sull’amore per noi stessi per primi, e poi per gli altri. Una vita basata sulle fare, sul cercare di essere esempio ispirante.

Mettersi al centro della nostra vita sapendo che non possiamo salvare da soli la vita di tutti i bambini che partono dai paesi in guerra dell’Africa centrale, ma che possiamo cercare di accogliere al meglio chi poi in Italia è riuscito ad arrivare. Anche solo con una carezza e un sorriso, se in quel momento non possiamo fare altro. Anche solo senza insultare e rimanendo nel dubbio che non siano loro la causa dei nostri problemi.

Mettersi al centro della nostra vita è tenere pulito il marciapiede davanti a casa nostra, magari con anche un pò di ostentazione, salutato di cuore i nostri vicini e i passanti. Sono sicuro, facendo così, molti prenderanno esempio e usciranno anche loro a pulire il loro pezzo di marciapiede. Lo so perché è quello che sta già succedendo.

Ho capito e forse ho imparato che piangersi addosso per la frustrazione di non essere al centro del Mondo, di non essere un super eroe, è la peggior cosa da fare, perché non agendo a nessun livello, nessuna delle grandi sfide che ci aspettano si risolverà.

Prima di scendere in piazza per contestare Bolsonaro per le politiche di deforestazione dell’Amazonia, chiediamoci se non siamo anche noi già causa di quella deforestazione, e soprattutto se non possiamo in qualche modo agire subito e velocemente per salvaguardare un pezzo di bosco più vicino a noi. Dopo, all’ora si, uniamoci ad altre persone e uniti mettiamo al centro del Mondo per salvarlo, per migliorarlo.

Ho capito, forse ho imparato che essere pragmatici vuol dire partire subito nel risolvere, dal migliorare le cose su cui si ha un controllo diretto, più vicine, per poi unirci ad altri per risolvere ed affrontare le grandi sfide, più lontane, più globali.

Ma soprattutto ho capito e ho imparato che non abbiamo più tempo da perdere, che già da adesso, da subito dobbiamo raccogliere le cartacce, pulire il nostro marciapiede, salutare con rispetto i nostri vicini per poi dare visibilità a Cop 25 di settimana scorsa perché i politici di tutto il Mondo si mettano insieme per firmare ma soprattutto per rendere operativi gli accordi ambientali. Ho imparato soprattutto che non dobbiamo fare queste cose solo nel weekend. Le dobbiamo fare sempre, ogni giorno. Deve essere il nostro modo di agire sempre.

Grazie Vita! Ti Amo VITA!