Siamo tutti necessari, nessuno è indispensabile, ma solo pochi fanno la differenza. Adesso lo dice anche la scienza.

Quante volte ci hanno detto “siamo tutti necessari, ma nessuno è indispensabile”, quante volte lo abbiamo detto. Ma non è così, “siamo tutti necessari, nessuno è indispensabile, ma solo pochi fanno la differenza”.

Se pensate al grande Barcellona, vi verrà sicurate in mente Messi, è lui che ha fatto i goal, è lui che ha vinto i palloni d’oro. Ma non è solo lui il vero valore dei quel Barcellona, il vero valore sono stati Guardiola che è riuscito ad esaltare il valore della collaborazione col Tiki-Taka. Il valore e stato soprattutto Xavi che in campo ha fatto la differenza guidano la squadra, dando valore a quella collaborazione. Era lui il regista, era lui la guida, era lui a fare la differenza.

Qualsiasi squadra, qualsiasi azienda è fatta di persone che collaborano. Se sei il leader tua è la responsabilità di creare collaborazione e individuare, e puntare su chi fa la differenza. Se sei un giocatore, cerca di essere tu la differenza.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

L’Argentina con Messi non ha mai vito un mondiale, la Spagna con Xavi ha vinto 2 europei e 1 mondiale. Solo pochi fanno la differenza.

Cliccate qui sotto per saperne di più, andando sull’articolo

Network science reveals the secrets of the world’s best soccer team

della MIT Technology Review

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Sono fortunato, ho capito, ho imparato

Mi fermo, ci penso. Quante belle cose. È stato un anno fantastico. Quanti sorrisi, abbracci. Quante emozioni. Curve, salite, discese. Parole, sguardi. Orizzonti. Quante persone stupende ho incontrato, con quante persone stupende ho viaggiato.

Mi fermo, chiudo gli occhi. Tutto scorre, tutto corre, e il sorriso arriva. Tutta l’energia di quei momenti arriva.

Sono felice, la vita mi ha insegnato, e io ho imparato. È stato un anno di presenza, di consapevolezza, di qui e ora. È stato un anno di belle cose, di bellissime cose, che sono riuscito a vedere. A godere. A tenere.

In questi giorni buoi, sono la mia luce.

Sono fortunato, ho capito. Ho imparato.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Il surfista lo sa e avviso ai naviganti

Il surfista lo sa, l’onda è forte, più forte. Il surfista lo sa, è meglio lasciarsi cadere in acqua. Quando lei è più forte. Lottare, cercare di stare sulla tavola toglie solo energia per la prossima onda, perché lei è forte, è più forte.

Ieri ho lasciato, ieri sono andato giù, ho cercato di lottare, ma poi ho capito. Ho spento tutto, ho chiuso gli occhi e mi sono lasciato andare. Ho accettato, ho accolto e ho agito.

Non dobbiamo cavalcare un’onda, dobbiamo cavalcare onde. La nostra vita non è un’onda, la nostra vita e l’Oceano. Un’altra onda arriverà.

Il bravo surfista non è ostinato, arrogante. Il bravo surfista è umile, cade e ringrazia l’onda più forte perché è proprio lei a insegnargli le cose più importati per cavalcare ancora meglio la prossima. Il bravo surfista cade, ringrazia e lascia andare quell’onda forte, più forte.

Mi sono lasciato andare, ho accettato, ho accolto e ho abbassato la tensione. Avrei potuto continuare, tenere, stringere i denti. Lottare e lottare ancora, avrei potuto essere arrogante. Ho ringraziato, chiuso gli occhi e mi sono lasciato andare.

Il surfista non nasce per galleggiare, nasce per cavalcare. Ritrovate le energie torna sulla tavola, sull’onda.

Ho riposato, ho ritrovato le energia. Un piccolo sorriso, poi uno un pò più grande, poi quello bello, che parte dal cuore. Quello che è l’energia per la prossima onda!

Ecco la tavola, ecco l’onda. Oggi si prova a tornare sulla cresta!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Avviso ai naviganti: se non rispondo ai tantissimi messaggi, se non mi vedete attivo sui social, se non faccio il Feliciani Time non preoccupatevi sono solo in acqua a riposare e in attesa della prossima onda.

G mi hai fatto battere forte il cuore

Tanti messaggio, tutti bellissimi, li leggo tutti. Voglio leggerli tutti con la massima attenzione, con lo stesso amore con cui sono stati scritti.

Quella mattina sono veramente tanti, ma io quella mattina non ho fretta. Leggo con calma, se non conosco di persona chi mi scrive, leggo il messaggio e poi vado nel suo profilo per conoscerlo meglio, per stare un pò con lui, come lui è stato un po’ con me nel leggere i miei post. I miei messaggi. Tutte persone fantastiche, tutte diverse, tutte da scoprire.

Torno ai messaggi. C’è quello di G. “Ciao Alessandro! non ci conosciamo di persona, ma…” e continua con tante bellissime parole. Poi un audio. Clicco sul triangoli.

Non capisco subito, ma è una botta di emozione. Poi capisco e la botta è ancora più forte.

Le mie parole che prendono musica, che diventano musica. La voce di G, le rendere musica.

Mi batte il cuore, mi batte forte. Parole che ho lanciato e che sono tornate come un boomerang. Parole che sono tornate più forti, che sono arrivate forte nel mio cuore. Sono tornate più potenti, più belle e più vere di come le ho scritte, di come le ho pensate.

Le ho ascoltate, uno, due, tre volte. Le ho godute. Poi sono andato nel profilo di G. Una persona fantastica.

Grazie G! Ti Voglio Bene G!

….

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Odio, paura e il mio antidoto

Ho tempo, sono seduto col pc davanti. Prima un giretto su FB, poi su LinkedIn, poi ancora su FB, poi Instagram sul telefono e poi ricomincio il giro. Poi prendo consapevolezza e smetto. Cerco cose di valore, cose da leggere per capire, per capire cosa sta succedendo.

Trovo la prima notizia, una nuova proposta del governo per evitare l’aumento dell’Iva. Le opinioni dei leader dei partiti di governo, le risposte dei leader dell’opposizione. Le prime repliche, poi le repliche alle repliche. L’opinione dell’opinionista, dell’esperto, del giornalista. Incredibilmente sono tutti allineati, tutti allineati che la colpa della crisi di bilancio è degli altri, di quelli di prima, di quelli che non ci sono più, di quelli che non ci sono ancora, di quelli lontani, comunque di altri. I vari leader ci vanno pesante, alcuni molto pesante, si insultano, si arrabbiano, cercano e trovano colpe. Incredibilmente tutti allineati nell’uso dei soggetti, noi i giusti, gli altri gli sbagliati. Più cerco di approfondire, più leggo e seguo il filone e meno trovo riferimenti, analisi, commenti alla nuova proposta, alla ricerca delle cause del problema economico e delle possibili soluzioni. Tutto è diventato una questione di contrapposizione, di noi e loro, di noi i giusti e loro gli sbagliati. Noi i buoni e loro i cattivi. Tutto è diventato conflitto, insulti, divisione e odio. 

Cambio testata, stesso argomento, qui i cattivi sono però diventati i bravi e i bravi sono diventati i cattivi, ma tutto il resto è uguale. Rancore, insulti, odio, conflitto e divisione.

Terza testata, qui tutti sono cattivi, stupidi e brutti, ovviamente tranne chi scrive e chi legge. Anche qui la traccia di una vera analisi del problema e delle possibili soluzioni e flebile, ci prova qualche esperto ma che viene subito deviato nel dare giudizi, non sul problema, ma sui leader che dovrebbero risolverlo. 

Provo le testate straniere, Trump domina. Tutto il resto è uguale. 

Continuo, cerco di non arrendermi, ho tempo. Esco dal circuito classico e continuo a cercare. Non è facile e non trovo tanto. Ci provo ma non trovo.

Ho tempo di leggere, e leggo tante, troppe, parole d’odio, di rancore. Parole che sono insulto, che sono disprezzo. Che sono di divisione, che sono per dividere, per allontanare. Parole di conflitto. Sia da una parte, sia dall’altra. 

Vedo l’esaltazione del noi contro loro che cresce. 

Lo ammetto ed è la mia paura, molte volte, preso nel leggere, nell’ascoltare la mia prima reazione è una risposta uguale contraria. Anche quello che ho scritto sopra è un io e loro. Io il giusto, loro gli sbagliati. La mia paura è agire come loro.

La mia prima reazione è rispondere all’insulto con un insulti. È odiare chi odia. Si questa è la mia paura. Essere come quelli che non voglio essere. Essere quello che non voglio essere. Fomentare anche io il conflitto, la divisione, il dividere. Mi capita di sentire dentro crescere quell’esaltazione del noi contro loro, dell’aver trovato il grande nemico da combattere. La causa dei miei mali. Loro che non sono come me perchè non la pensano come me. 

Viviamo in un mondo del conflitto, degli uni contro gli altri. In un mondo di colpe e non di cause, di condanne e non di soluzioni. Un mondo diviso, divisivo, Dei giusti e degli sbagliati. Un mondo che fomenta il rancore. Che fomenta l’odio. Un mondo paranoico dove pochi si prendono la responsabilità di cercare la soluzione, dove molti cercano i colpevoli da odiare e a cui dare la colpa, condannandoli e perseguendoli.  

Mi spaventa, è un Mondo già visto, già studiato. È un mondo che molte, troppe volte ha portato morte e atrocità. Guerra, sofferenza e genocidi. In tutti i tempi, in tutto il mondo, dove tutto è sempre partito degli uni contro degli altri.

Ho capito che il noi contro loro è l’energia del conflitto. Ho capito che è il dividere a fomentare l’odio che fomenta l’odio. Ho capito che è il noi contro loro, che il voler dividere è la causa del male. (NOTA: l’etimologia della parola “diavolo” è “colui che divide”)

E io? Io ho paura di cadere in quella paranoia dell’io e lui, noi e loro. Quel io e i parenti. Quel noi e il vicino. Noi e il sindaco. Io e il collega, noi e i capi. Noi e l’altro partito. Noi e quelli che mangiano diverso. Noi e quelli dell’altro dialetto, dell’altro colore, dell’altro posto. Dell’altra religione. Noi le vittime, gli altri i nostri carnefici, gli altri il male da combattere. Da eliminare. È già successo, molte volte, tropo volte, e potrebbe succedere ancora.

L’esaltazione del noi conto loro, del nemico da combattere, da odiare. È una sensazione che ho già provato, l’esaltazione del gruppo, del branco. Del noi i buoni e loro i cattivi.

Avevo una divisa, era quasi per gioco, era quasi un gioco. Lo chiamavano Servizio Militare Obbligatorio. Dicevano che ci stavamo addestrando. Era comunque noi contro loro. Me la ricordo quell’esaltazione, quell’energia forte, più forte di me, ero giovane mi ha sconvolto, ma so che potrebbe sconvolgermi ancora. 

Ricordo quella sensazione. Era una simulazione. Faceva caldo, eravamo stanchi sudati, invasati. Tanti anni fa, più di venti. In mano un fucili, vero. Tre fiamme le nostre mostrine. Tre fiamme, il nostro orgoglio. Un bosco. Noi attaccavano, loro difendevano. Anche loro tre fiamme ma di colore diverso. Noi contro loro. Abbiamo conquistato il loro campo. Abbiamo vinto, li abbiamo sconfitti, battuti. Poi l’esaltazione. Mi ricordo quell’energia, quella forza, quella forza più forte. Mi ricordo quel pensiero sulla jeep nel ritorno, quella sensazione, “e se fosse stato tutto vero”. Mi ricordo quel pensiero. Era solo quasi un gioco. Ho capito che quell’esaltazione, dei noi contro loro. Se fosse stato tutto vero, forse, mi avrebbe fatto fare cose atroci. 

Questa consapevolezza mi spaventa. Penso che un giorno potrei essere io la causa dell’odio, della divisione, del male. Mi capita già di sentirmi io e gli altri, noi e loro. Mi capita spesso di dare la colpa dei miei problemi, delle mie mancanze, ad altri. Mi capita già di non prendermi la responsabilità della mia vita. Molto, molto più facile scaricare sugli altri.

Spero che questa mia consapevolezza che anche io potrei essere come loro, questa mia consapevolezza che non siamo diversi, che anche noi siamo loro, possa essere il mio antidoto al diventare fonte di odio, divisione e male.

L’antidoto all’odio è la consapevolezza che siamo tutti uomini. Tutti diversi, ma tutti uomini. Che non esiste il noi e loro, che siamo solo NOI. L’antidoto è la consapevolezza che solo con un NOI di tutti diversi ci potrà tenere lontani da un noi uguali e un loro diversi. Solo quando ci renderemo conto che è proprio l’essere tutti NOI diversi a essere il valore.

Quando riusciremo a valorizzare le nostre diversità e allineare i nostri obiettivi a quello più alto di creare un Mondo Migliore per tutti, allora riusciremo veramente a costruire un Mondo Migliore per tutti.

L’antidoto è nel non cercare colpe, colpevoli da condannare. L’antidoto è nel cercare le cause e lavorare tutti uniti, tutti insieme per eliminare le cause. 

Le grandi sfide sono qui, sono al presente. Il divario economico e sociale, il riscaldamento globale, la mancanza di un futuro a cui guardare con speranza, sono le nostre sfide di oggi.

Potremo superare, vincere queste sfide solo se ci uniremo per farlo, solo se smetteremo di pensare noi e loro, solo se iniziamo a pensare che siamo sempre e solo NOI.

Supereremo queste sfide quando smetteremo di confliggere, di combattere. Supereremo queste sfide quando inizieremo a collaborare, a pensarci come NOI. Ad agire tutti per l’obiettivo comune di costruire un Mondo Migliore! 

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Sorridete, fatelo per voi, fatelo per me, l’importante è che lo facciate

Ok, siamo partiti. La squadra è formata, la strategia definita. Adesso è solo testa bassa, animo, concentrazione, fiducia e amore. Tutto condito da scienza, competenza, chimica strong, ma non troppo, e un pò di radio. Quella che suona bene.

La cornice è musica a palla, sorrisi che diventano risate, camici verdini, mascherine, sedie gialle, libri e un pò di sana improvvisazione su tutto.

Mi siete tutti vicinissimi, questa è la mia forza. Molti avete offerte il vostro aiuto, tutti il vostro cuore.

Cosa potete fare voi lì fuori? Sorridere! Sorridere! Sorridere! 
Voi dovete sorridere, ridere, ridere tanto e di cuore. Fino a togliervi il fiato, fino ad avere il mal di pancia!

Si è questo che dovete fare. Fatelo pensando a me! Fatelo pensando a voi, fatelo per me, fatelo per voi. Per tutti.

Cosa potete fare voi lì fuori? Godervi la vita, col cuore aperto, con la voglia di condividere, di ridere. Dovete respirare, guardare, assaporare. Dovete accarezza, abbracciare, baciare. Dovete guardare negli occhi con occhi che sorridono, che ridono.

Cosa dovete fare voi lì fuori per me? Fatevi un piccolo smile sul polso, un leggero segno con una penna, e ogni volta che non avete voglia di sorride, di ridere. Ogni volta che sentite la rabbia dentro che cresce, che avete voglia di urlare, di sbattere la testa contro il muro. Guardate quel piccolo segno, pensate a me, e sorridete. Si, guardate lo smile, poi chiudete gli occhi, fate un bel respiro e indossate il vostro miglior sorriso. Sarà fatica all’inizio, ma fatelo. Magari mi manderete a quel paese, ma se veramente volete fare qualche cosa per me, per voi, per tutti, fatelo.

Felice Vita! 

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Senza fretta

Ho dormito bene, molto bene. Sono qui che scrivo, senza fretta. I bambini dormono, il lento ticchettio dell’orologi appeso alla parete, il silenzio ovattato della neve.

I bambini dormono e voglio che continuino a dormire ancora un pò, senza fretta. Li immagino, li vedo, arruffati nelle coperte calde. Mi immagino già, ma senza fretta, quando andrò a svegliarli. Nella camera, quel profumo agrodolce della notte, profumo caldo, inteso. Che poi sentirò, respirerò sulla loro pelle col bacio del buongiorno. Il mio naso che li sfiora sulla guancia, loro che sonnecchiano. Lei mi sorriderà, sorriderà. È la prima cosa che fa tutte le mattine. Lui grugnirà, ma aspetterà il bacio.

Si, senza fretta. Mi fermo, cerco la parola, rileggo, la scrivo. Cerco di scriverla bene, come se la stessi già rileggendo. Senza fretta, vorrei che questa pagina fosse lunga all’infinito. Mi piace scrive con carta e penna, mi piace il morbido della carta, lo scorrere della penna col suo inchiostro che luccica. Mi piace il leggero solco che lascio al mio passaggio, un segno che ci sono, che pagina dopo pagina gonfia il diario.

Non ho fretta che il tempo passi. Per me è una strana sensazione. È una sensazione nuova. Si, mi è già capitato. Sono sicuro che qualche volta, mentre stavo facendo qualche cosa di super bello, eccitante, ho voluto che non finissi. Non finisse mai. Ma adesso è diverso. Adesso, il perfetto è la quiete, il niente. Il bello, il volerlo vivere fino in fondo, è semplicemente la tranquillità. È semplicemente la consapevolezza di un ticchettio, dei bambini che dormono, della penna che scorre, solca, e la neve fuori che rende tutto più soffice, più caldo e vero. La consapevolezza di stare bene, di essere vivi. Non ho fretta.

È una sensazione nuova, perché sono un mangia vita. Voglio sempre fare, parlare, costruire. Sono uno di quelli che non vuole stare sul divano, se ci sto devo avere un libro in mano, una rivista, il pc o qualche cosa da fare. Dormire sul divano? Assolutamente no. Solo se ho la febbre alta e sto male. Sono un mangia vita. Almeno cosi mi racconto, così vorrei essere.

Ma la vita è anche non aver fretta. È anche la quiete, dopo la tempesta, prima della tempesta. Prima delle tempesta, forse è per questo che oggi non ho particolarmente fretta.

Senza fretta, poco a poco, la giornata si animerà. Sveglierò i bambini, gli preparerò la colazione. Oggi gliela porterò a letto. Pulirò la lettiera del gatto, metterò cibo e acqua fresca nelle ciotole. Sistemerò velocemente la casa e poi faremo qualche cosa, ma oggi senza fretta.

Grazie Vita! Ti Amo Vita! Oggi particolarmente…

Accetto, accolgo, mi adatto, mi allineo e vivo (cioè la vita è come fare surf, la capacità è cavalcare, assecondare l’onda, qualsiasi onda, ovunque ti porti)

Ok, aspetto. Non posso fare altro, quando si saprà, decideremo, faremo. Sono allenato, 10 anni. Su, giù, su, giù. Su. Aspetti, credi, preghi, ami. AMI. Vivi, ti affidi. Tutto il resto sarebbe stupido, sarebbe quello che non vuoi, sarebbe non vivere. Sarebbe sprecare energie, sarebbe sprecare tempo. Sto bene e questo è quello che conta, per il resto accetto, accolgo, mi adatto, mi allineo e VIVO.

Sto meglio, sto bene. Ogni tanto qualche fastidio alla schiena ma niente rispetto ai dolori di settimana scorsa. Sto bene, e mi adatto, mi allineo. E poi tutta l’energia e l’amore delle persone, è forza, è vita.

Mi adatto perché settimana scorsa mi hanno messo uno stent, un tubicino che collega il rene alla vescica. Mi adatto perché con lo stent è come essere una gestante al 8° mese, pipi ogni 20 minuti con capacità di resistenza pari a zero. Ieri sono andato in macchina a Castellanza, 260 km e 3 ore andata e altrettanto il ritorno. Bene, ho accettato, ho accolto, mi sono adattato, mi sono allineato e ho agito. Ogni area di servizio era mia. Prevenivo e speravo che non ci fossero code o intoppi.

Lo so, il problema dello stent è una stupidata, ci sono persone, molte persone, che sono costrette ad adattarsi a cose molto più difficile e invasive rispetto a uno stent. Persone che sono costrette ad adattare la loro vita, la vita dei loro cari, a problemi di salute, di lavoro, di soldi, di relazioni. A loro tutto il mio affetto ed energia. Lo so, è poco.

Esco dall’ennesimo bagno dell’ennesima area di servizio, sono demoralizzato. Non ho voglia, è la terza volta che mi fermo, e anche questa volta sono arrivato al limite. Altri 5 minuti e… non voglio pensarci. Sono demoralizzato, penso a come farò. Viaggio spesso, viaggio sempre, e poi se sono in una riunione? Se sto parlando in pubblico? Come faccio, cosa faccio. Mi sembra un problema enorme. Ma poi.

Ma poi arriva il pensiero, la considerazione, ma poi fortunatamente capisco. “Ti adatterai, imparerai e ti organizzerai. Cosa vuoi che sia, sei vivo e puoi fare comunque un sacco di cose. A quante cose ti sei adattato, a quante cose ci dobbiamo adattare. Questa è la vita. L’importante è essere vivo”. Beh, dieci anni di allenamento mentale serviranno bene a qualche cosa.

Venticinque anni fa, Milano, Corso Genova. Cammino verso l’università. Mattina, una mattina d’inverno a Milano. Grigio, umido, freddo, il cielo cupo. “Cosa è la vita?”, una delle mie solite domante, una delle mie solite pippe mentali. Cammino, passo dopo passo. Incrocio dopo incrocio. Pensiero dopo pensiero. Questa mattina la domanda è “Ma cosa è la vita? Cosa vuol dire vivere?”. Penso, rifletto. “Forse la vita è come il mare, certe volte piatto, altre volte in tempesta. Imprevedibile. È lui che decide, è lui che comanda e ti porta. Ok, forse questa è la vita, imprevedibile, forte, più forte. Una vita che può essere calma o agitata, che ti spinge alla deriva o verso riva. E io cosa posso fare, come posso vivere? Cavalcando le onde di questo mare, di questa vita, il meglio possibile, accettando e sfruttando la loro energia. Come un bravo surfista. Cercando di stare in piede, e se poi cadi, accetti, cerchi la prossima onda e risali sulla tavola. L’importante è non stare troppo tempo in acqua, l’importante è non aspettare troppo altrimenti geli. Altrimenti non vivi. L’importante è sapere, accettare, che l’onda perfetta per te non esiste, che però un’onda per te da cavalcare c’è sempre. L’importante è capire che non devi contrastare l’onda, tanto è più forte, è immensamente più forte. Inesorabilmente più forte. Se la contrasti cadi, ti affatichi, perdi le energie. Se la contrasti, se la combatti, perdi. Se contrasti l’onda non ti diverti, non vai da nessuna parte. Non vivi. La capacità del surfista è accettare la sua onda, è amare la sua onda. Qualsiasi sia. La capacità del surfista è accogliere l’onda con tutta la sua energia. È allinearsi alla sua energia e cavalcarla al massimo e al meglio. Ogni giorno, ogni onda, imparando e cercando di farlo meglio. Ogni onda, ogni giorno. La vita è come fare surf.”

Adesso la mia onda è questa, è anche lei energia. Non so dove mi porterà, ma so che l’unica cosa giusta da fare è cavalcarla al meglio e al massimo possibile, indossando, ovviamente, il mio miglior sorriso!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Se poi non sei solo a fare surf, se poi c’è anche qualcuno che tifa per te, è tutto più bello!

ps: Lo sapevate che quest’anno in Italia sono stati venduti più pannoloni per adulti che pannolini per bambini.

Un passo alla volta, una cosa alla volta

Ore 1:03. Sono sveglio, è stata una giornata intensa, sono stati giorni intensi.
Prima il fastidio, il far finta di niente per non preoccupare, soprattutto me, che però poi diventa dolore. Il non poterlo nascondere ma il volerlo minimizzare. Un fastidio che diventa dolore intenso, al ventre, poi al fianco e poi alla schiena. Forse una colica, forse. Due giorni e non passa. Il sabato al pronto soccorso, c’è qualche cosa, forse della sabbiolina o sindrome da colon irritabile. La creatina però è molto alta. Faccio una flebo di idratazione, quando torno a Cuneo devo approfondire. Sembra che passi, sono sollevato. Mando messaggio. È tutto ok.

Sarà una settimana intensa. Due incontri a Milano lunedì e martedì, poi il viaggio a Catania venerdì. Ma forse non è passato, forse è più forte. Soprattutto se sono seduto o sdraiato. Lunedì passa, l’adrenalina della testimonianza da Luciano è più forte del dolore. Torno. Martedì, non posso mollare, prima l’appuntamento a Milano in centro e poi devo andare all’aeroporto. C’è qualcuno che mi aspetta. Il viaggio inizia a essere duro, l’andata passa. Mi muovo, mi agito e passa. Al ritorno il male è più forte. Di notte non dormo. Le fitte al fianco sono troppo forti. Passa il tempo, posso prendere un’altra dose e trovo la posizione, mi addormento. Mi alzo, ero rimasto che al pomeriggio sarei andato in reparto a farmi vedere, ma non reggo. Vado al pronto soccorso e annullo gli altri incontri della settimana. Per Catania aspetto, informo ma aspetto, vorrei proprio andarci. Vedo il medico, capisce e mi fa fare subito esami del sangue, eco e tac con contrasto. È in contatto col reparto. Passano le ore. Il soffitto è il mio orizzonte. Sdraiato sulla barella, l’idratazione in vena. Aspetto il turno, gli esiti, il turno gli esiti. Alle 18 c’è tutto. Il medico chiede un pò di privacy, strano per gli altri non l’ha chiesta. Paura, sospetto. Ma non sono solo, questo è il mio ospedale, qui c’è il mio reparto. Qui sono pronto per le notizie dure e soprattutto con me c’è lui.

C’è una massa dietro la vescica che comprime gli ureteri e impedisce il deflusso dai reni. Non sappiamo casa sia, ma c’è e dobbiamo fare qualche cosa velocemente soprattutto per salvaguardare i reni. Decidiamo di farmi ricoverare.

Avviso i cari. Il più difficile è dirlo a mia mamma. Lei farà la dura, lei è roccia, mi dira di non preoccuparmi, che arriva subito, ma c’è appena stato il problema con mio papà, c’è il problema con mio papà. Devo prendere coraggio per farlo. Sono vago perché è tutto vago. Informo Catania. Lui organizza tutto e alle 19 sono in camera. Minestrina, prosciutto e pure, gli antidolorifici giusti e soprattutto la cura e l’attenzione degli infermieri.

Un passo alla volta, una cosa alla volta. Mi affido e ringrazio, ho imparato che per me è l’unica cosa giusta da fare. Sono giorni che il sorriso è l’arma, tante volte è stata fatica. Alcune volte, quando ero più giù, quando il dolore era più forte, quando ero più stanco, sembrava impossibile, Il mio cervello lo rifiutava, non aveva energie per farlo. Anche il sorridere diventava dolore, ma era la cosa giusta, soprattutto l’alternativa, arrabbiarmi, demoralizzarmi, era la cosa sbagliata. Sorridere è stato il non mollare, il reagire, l’agire. L’essere più forti.

Ieri le analisi, la pet, l’urologo, le visite e alla fine il post. Lo sapete “condividi la felicità, perché non si somma ma si moltiplica, e dividi l’infelicità, perché il peso si alleggerisce se diviso con gli altri”. La risposta, chili e chili di affetto da centinaia di persone speciali. Il cuore si scalda, le energie arrivano.

Oggi la risonanza e poi la sala operatoria per posizionare lo stent e fare la biopsia. L’anestesia e mi addormento. “Singor Invernizzi abbiamo finito”, un lento e assonnato risveglio.

Non so gli esiti. Li saprò domani. Un passo alla volta, una cosa alla volta.

Mi affido, ringrazio e sorrido.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Sicilia a cuore caldo

Siamo partiti in due e stiamo tornando in tanti.

Siamo partiti io e Paolo e stiamo tornando con la signora che la prima sera allo stesso tavolo ha raccontato in siciliano palermitano il mito della testa del saraceno. Con la dipendente, la collega, Salvatore il titolare ma soprattutto il cugino, di non si sa chi, che ci ha ridato l’acqua a Sanbuca. Con Nino, i suoi sessant’anni con in coppa altri trenta e le sue mille foto appese nel garage. Anche quella con la presidentessa Boldrini. Le ragazze di Ragusa. Patrizia, Anna e i genitori di una delle due che hanno condiviso con noi la loro “chiacciata”. La calorosissima famiglia di Paolo, gli zii, i cugini, i nipoti, per loro ci vorrebbe un libro. Natale Vincenzo, che di anni ne ha ottantacinque, con i suoi occhi blu dello stesso profondo e intenso blu del mare, che dispensa benedizioni e miracoli. E io e Paolo ci crediamo. Salvatore che nel suo B&B pieno zeppo di cose, ci ha raccontato della Sicilia che non c’è. Con noi tornano tantissimi altri occhi e parole. Ascoltate e dette. Quanti buongiorno, buonasera ci hanno detto, abbiamo detto. Persone ad occhi alzati, che cercavano i nostri anche quando passavamo lenti con le moto nelle loro vie, nei loro paesi. Che guardandoci negli occhi ci salutavano, ci vedevano, ci accoglievano.

Siamo partiti in due, ma non siamo mai stati solo in due.

Una Sicilia di siciliani che si adattano, che si sono adattati. Con le loro 500, 126 e Panda ma quelle vere, le prime, che altrimenti nelle vie non si passa. Che parcheggiano contro il muro, ma non toccano. Vie ripide, di lastricato, che se piove son scivoli. Piazze di paesini, senza segnale ma con tanti mazzi di carte e orizzonti per volare via quando serve. Che alla fine vuoi scoprire e allora dici a tutti che vuoi andare via, e alla fine sei andato via, perdendo tutto. Che alla fine vuoi poi tornare.

Dietro a ogni curva un paesaggio coi suoi colori. Il marrone della terra appena arata, ordinata, pronta per l’inverno. Il verde dei prati, dei pascoli, dei vigneti, dei boschi. Il bianco grigio delle rocce che spuntano, che salgono, per diventare poi montagne. Il bianco delle spiagge. L’azzurro, il blu, che sia cielo o sia mare. Le macchie ocra che poi diventano paesi, tetti, case, mura, pelle. L’Etna, col grigio dei suoi sbuffi, il bianco della sua chioma e il neromarrone della sua lava, dei suoi pendii.

Dove poi il tutto diventa rosso, caldo, al tramonto. Dove poi tutto rinasce arancione, pungente, l’alba. Tutto in totale armonia.

Il sole sulle pelle che a Ragusa scalda e ad Aci Trezza scotta.

I profumi. Le olive, il mare, le spezie, il sugo, le pecore, tutto diventa aria da respirare che arriva dentro e li si ferma, e li diventa memoria, ricordo. Istanti. I più forti i più veri.

I sapori. Il cannolo per tutti, per me da sempre la Sicilia, ma poi tutto il resto.

Il silenzio, cornice di suoni. Il vento, il grillo, le pecore, le campane. Le parole. Tutto più nitido, più chiaro.

Ogni parola che ho scritto è stato un istante di vita che mi è ripassato dentro. Pieno, vero.

In due, in moto.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!