Non abbiamo limiti, ma tante convinzioni limitanti.

Non prendiamoci in giro, certe cose proprio non riusciamo a farle. Magari ci proviamo anche, ma proprio non riusciamo a farle. Non bastano intenzione, perseveranza e buona volontà. Non riusciamo proprio a farle, non sono nelle nostre corde.

Uno dei miei tanti “non ci riuscirò mai” è imparare l’inglese. È un “non ci riuscirò mai” che continua da 40 anni. A 6 anni, in un corso del dopo scuola della mia prima elementare, la maestra ha fatto chiamare mia mamma per dirle: “Guardi Signora, suo figlio non è proprio portato per l’inglese. In classe è agitato e distratto”. Dei primi anni della mia vita ho pochissimi ricordi, ma mi ricordo sia la lezione di inglese in cui volevo far sapere alla maestra che “io sapevo dire i numeri fino a 10”, mia sorella era già alle medie e me li aveva insegnati, sia l’incontro con la maestra e mia mamma. Se chiudo gli occhi, vedo immagini un pò sfocate, ma le emozione tornato tutte, tutte amplificate dagli anni e dal numero di volte che le ho rivissute. Brutte emozioni di disagio, inadeguatezza, sconforto. Emozioni che diventano panico se mi trovo a dover parlare inglese, nonostante capiti diverse volte alla settimana. Una volta ho rischiato di perdere il nostro distributore dell’Arabia Saudita che si era presentato in ufficio senza preavviso. La paura è di non capire cosa mi viene chiesto e di non riuscire a farmi capire, la paura di mostrare un mio limite. La paura di essere deriso e di sentirmi inadeguato. Le paure di un bambino di 6 anni.

Si, l’inglese è un mio limite. Forse il limite che mi pesa di più. Negli ultimi 40 anni della mia vita, sono stati pochi i giorni in cui non sono emerse in qualche modo tutte le bruttissime emozioni del mio “non ci riuscirò mai a parlare inglese”. Tutte le volte che ho affrontato una lezione di inglese, poi un corso di inglese, poi il dover leggere un articolo o un libro in inglese e infinitamente ancora di più il dover interagire con persone che parlavano inglese, quelle bruttissime sensazioni sono diventate un peso, un’interferenza nella mia vita. Sono diventate il fattore limitante delle mie vere capacità.

Domani mattina andrò alla Business School di Tornio per incontrare i ragazzi che seguirò come tutor il prossimo semestre. Sto controllando il mio panico da una settimana.

Come ho detto, parlo spesso in inglese e tutte le volte sembra che le persone mi capiscano e io più o meno capisco loro. Dovrebbe essere l’evidenza che un pò l’inglese lo parlo, ma invece il risultato è sempre lo stesso. La mia attenzione non è a quello che sono riuscito a fare ma a quello che non sono riuscito a fare. Alle parole che non ho trovavo e a quelle che non ho capito, e le brutte sensazioni sono li, che ritornato e si amplificano. Il mio limite, la mia convinzione limitante, si rafforza ancora di più.

Negli anni mi sono costruito tutta una serie di scuse per giustificare la mia certezza che io l’inglese non lo imparerò mai. Ultimamente, la più gettonata, è il fatto che sono dislessico ed è risaputo a tutto, se voi non lo sapete ancora ve lo dico io, che per i dislessici è ancora più difficile imparare l’inglese perché si legge diverso da come si scrive.

Potrei chiudere qui il post, ma il titolo non avrebbe senso.

Sono convinto che io “non ci riuscirò mai a parlare inglese”, ma fortunatamente sono ancora più convinto che è così perché credo che sia così. Questo mio limite è solo la conseguenza della mia convinzione, non è reale, non è vero. Non devo cercare di lottare per imparare l’inglese, devo solo accettare che ho tantissime convinzioni sbagliate. Soprattutto questa. In americano tutti i dislessici comunque parlano inglese e non italiano.

La chiave è accettare la cosa, accettando smonterò le brutte sensazioni che mi impediscono di superare la mia convinzione limitante.

Ho bisogno di emozioni positive per poter annullare quelle negative, e so che queste emozioni positive le trovo nella visione di me che comunico fluentemente in inglese. Lo so perché se chiudo gli occhi e mi vedo parlare inglese con il mio cliente australiano, sento già tutte le belle energie della soddisfazione e soprattutto dell’aver superato una delle mie convinzioni più profonde. La nostra capacità di vedere

Per superare i nostri limiti dobbiamo accettare che sono il risultato delle nostre convinzioni limitanti. Per superare i nostri limiti dobbiamo usare le energie positive del vederci già agire senza questi falsi limite. Il resto è solo impegno e costanza.

Tutti abbiamo le capacità necessarie per raggiungere i nostri obiettivi. Dobbiamo solo esserne convinti. 

Le parole che ci dicono, le parole che ci diciamo, sono potentissime sia nel bene sia nel male.

Non crediamo a chi ci dice “non potrai mai” e non diciamo mai a nessuno “non ci riuscirai mai”. Soprattutto a noi stessi.

#capirepercrescere #crederepercreare

Scegliere, fare ed emozionarsi, questo è vivere

La vita è semplicemente una continua sequenza di: scelte, fare mentale e fisico ed emozioni.

La cosa più difficile è scegliere, perchè scegliendo si può sbagliare, e allo sbagliare sono legate tante paure, soprattutto la paura del giudizio negativo degli altri e di noi stessi.
Il fare non è altro che una serie di piccole cose banali, sostanzialmente pensare, muoversi o non muoversi e parlare o non parlare.
Emozionarsi è il risultato, quasi sempre inconsapevole, della scelta e del fare. Emozionarsi è la cosa più importante, ma difficilmente ce ne rendiamo conto.

Ci svegliamo alla mattina e li c’è già la prima scelta, girarci dall’altra parte e continuare a dormire o uscire dal letto? Molti si alzano inconsapevoli della scelta che hanno fatto, altri ne sono consapevoli ma credono che sia una scelta obbligata. Non esistono però scelte obbligate, esistono scelte dipendenti da altre scelte. Se crediamo che alzarsi sia una scelta obbligata perché dobbiamo andare a lavorare, abbiamo liberamente scelto, in qualche momento precedente, che il nostro scopo è dare una sicurezza economica alla nostra vita.
Dall’uscire dal letto alla mattina, fino al rientrarci alla sera, diventa poi una sequenza di pensieri, azioni e parole che ci portano emozioni.

Banale, ma questa è la vita: scelte che ci portano emozioni attraverso il fare mentale e fisico.

Noi feliciani scegliamo le belle emozioni come scopo della nostra vita, cioè scegliamo di alzarci alla mattina per essere felici, con il fare mentale di guardare prima le cose belle della vita, per trarne le energie positive per il fare fisico per migliorare il nostro mondo.

Tutte le persone che hanno un minimo di capacità mentale, un minimo di capacità fisica e un minimo di capacità di parola, quindi praticamente tutti, possono essere dei feliciani, possono essere felici ma soprattutto possono agire per un Mondo Migliore.

Se siete d’accordo mettete Mi Piace e Condividete il post ma soprattutto ricordate S.M.I.L.E (SORRIDI.MOLTO.INTENSAMENTE.LASCIANDOTI.EMOZIONARE)… sempre… e soprattutto nei momento più difficili. È li che il Feliciano fa la differenza

#feliciani #capirepercrescere #smilebebrave #ilcoraggiodisorridere #smileforfuture

Alla fine abbiamo paura della felicità.

Tutti dicono di volerla, tutti parlano di lei continuamente. Si alzano alla mattina pensando a lei, vanno a letto alla sera sperando in lei. È l’obiettivo di tutti.

Ma perché allora fa tanta paura? Perché la Felicità fa così tanta paura che solo in pochi riescono a guardarla, a sceglierla? Perché invece quasi tutti guardano solo il brutto, l’imperfezione del mondo? E li si concentrano, e li stanno con la mente e i pensieri?

Se non avessimo paura della felicità, leggeremmo giornali con notizie belle, guarderemmo telegiornali con notizie belle, al bar racconteremmo dei bei momenti della nostra vita, racconteremmo di albe e tramonti indimenticabili, di sorrisi di persone speciali, di baci e abbracci. Al bar parleremmo delle nostre emozioni. Se non avessimo paura della felicità, apriremmo la nostra porta, chiederemmo alle persone come stanno, diremmo tanti ti voglio bene. Se non avessimo paura della felicità, chiederemmo agli altri di aiutarci nei momenti difficili e cercheremmo altri da aiutare nei loro di momenti difficili.

Se non avessimo paura della Felicità, saremmo semplicemente felici.

Abbiamo paura della Felicità perché in passato abbiamo sofferto tantissimo, abbiamo lottato per milioni d’anni per sopravvivere. Vivi o morti ogni giorno. Non c’era spazio per altro se non per la dura lotta per la sopravvivenza. Distrarsi da quella lotto voleva dire morire. In tanti posti nel Mondo è ancora così oggi, ma fortunatamente sono sempre meno questi posti.

MA IL MONDO È CAMBIATO, grazie alla fatica, alla lotta, alle sofferenze, ai sacrifici di chi c’è stato prima di noi, adesso è diverso. Adesso non viviamo più per la vita o la morte ogni giorno, ed è proprio in rispetto delle loro vite, dei loro sacrifici che dobbiamo avere il coraggio, finalmente, di non avere più paura della Felicità.

Dobbiamo avere il coraggio di sorridere, è necessario per il nostro futuro.

#smileforfuture Se credi anche tu che sia necessario un Mondo più Felice, metti “Mi Piace” e condividi questo post. Grazie da parte mia.

I Feliciani

I feliciani sono quelle persone che hanno scelto di essere felici, che hanno capito che il giusto metro di valutazione della propria vita sono gli istanti di felicità vissuti. Sono persone che vivono qui e ora. Portano nel presente le belle emozioni dei ricordi del passato e l’energia della speranza in un futuro migliore.
I feliciani scelgo di concentrarsi sulle cose belle, per trarne le energie positive necessarie per accettare e cercare di risolvere anche le cose brutte e negative della vita. I feliciani accettano che il mondo sia imperfetto ma agiscono in ogni momento per migliorarlo.
I feliciani sanno che per migliorare il mondo, si deve partire dal migliorare la propria vita e poi essere modello per gli altri. Se tutti fossimo felici, il mondo sarebbe felice. Se vogliamo un mondo più felice partiamo dall’essere felici noi. I feliciani sono responsabili della propria felicità.
I feliciani sono protagonisti del cambiamento per un mondo migliore, non lo delegano ad altri. I feliciani parlano sempre in prima persona. Non cercano le colpe ma le cause, per risolvere i problemi per sempre e non per punire qualcuno.
La prima regola dei feliciani è indossare ogni mattina il miglior sorriso, anche in quelle mattine dove è tutto nero, soprattutto in quelle mattine.
Essere feliciani non è facile, non è semplice e implica un forte impegno ma i risultati sono incredibili.
I feliciani credono che la condivisione della felicità sia importantissima, perché la felicità non si somma si moltiplica.
Credono nel condividere i momenti belli per moltiplicarli e nel dividere quelli brutti per frammentarli. I feliciani credono nell’essere noi, non io e gli altri.
I feliciani sono persone forti e coraggiose, nei momenti difficili scelgono di non arrabbiarsi, demoralizzarsi, essere tristi, scelgono di non lasciasi trascinare dal brutto della vita. I feliciani invece, scelgo la via più dura, la più difficile, scelgo di essere loro a guidare la propria vita e con coraggio affrontano la situazione con il sorriso sulle labbra. In ogni situazione cercano il bello, e un bello c’è sempre. Per un feliciano, già la consapevolezza di essere vivo, è sufficiente per trovare le energie positive necessarie per affrontare ogni situazione.
I feliciani non si lasciano imbrogliare dalle intenzioni, le trasformano sempre in fatti. I feliciani agiscono ora per un futuro migliore, partendo dal sorriso.
I feliciani cercano negli altri sempre il loro lato positivo e cercano di non giudicare mai. Ai feliciani non interessa il giudizio degli altri. Sono loro che valutano la propria vita sulla felicità e su quello che fanno per migliore il mondo.
I feliciani vogliono un Mondo Migliore, per loro e per gli altri e agiscono per questo in ogni loro azione.
I feliciani hanno poche certezze e tanti dubbi.
I “valori” dei feliciani, cioè i criteri di giudizio utilizzati per ogni decisione, dalla più piccola alla più grande, sono:
1) La felicità delle persone
2) La tutela dell’ambiente
3) Il protagonismo. Noi guidiamo la nostra vita, i nostri cambiamenti e quelli che vorremmo nel mondo
4) Il rispetto, il buon senso e il dubbio
5) La condivisione con gli altri, dove le differenze sono il valore e non il problema
6) La propria identità e le proprie origini, la propria comunità
7) L’esempio come modello di diffusione di una cultura
8) I soldi come strumento e mai come fine
e sempre, sempre il sorriso sulle labbra.