Accetto, accolgo, mi adatto, mi allineo e vivo (cioè la vita è come fare surf, la capacità è cavalcare, assecondare l’onda, qualsiasi onda, ovunque ti porti)

Ok, aspetto. Non posso fare altro, quando si saprà, decideremo, faremo. Sono allenato, 10 anni. Su, giù, su, giù. Su. Aspetti, credi, preghi, ami. AMI. Vivi, ti affidi. Tutto il resto sarebbe stupido, sarebbe quello che non vuoi, sarebbe non vivere. Sarebbe sprecare energie, sarebbe sprecare tempo. Sto bene e questo è quello che conta, per il resto accetto, accolgo, mi adatto, mi allineo e VIVO.

Sto meglio, sto bene. Ogni tanto qualche fastidio alla schiena ma niente rispetto ai dolori di settimana scorsa. Sto bene, e mi adatto, mi allineo. E poi tutta l’energia e l’amore delle persone, è forza, è vita.

Mi adatto perché settimana scorsa mi hanno messo uno stent, un tubicino che collega il rene alla vescica. Mi adatto perché con lo stent è come essere una gestante al 8° mese, pipi ogni 20 minuti con capacità di resistenza pari a zero. Ieri sono andato in macchina a Castellanza, 260 km e 3 ore andata e altrettanto il ritorno. Bene, ho accettato, ho accolto, mi sono adattato, mi sono allineato e ho agito. Ogni area di servizio era mia. Prevenivo e speravo che non ci fossero code o intoppi.

Lo so, il problema dello stent è una stupidata, ci sono persone, molte persone, che sono costrette ad adattarsi a cose molto più difficile e invasive rispetto a uno stent. Persone che sono costrette ad adattare la loro vita, la vita dei loro cari, a problemi di salute, di lavoro, di soldi, di relazioni. A loro tutto il mio affetto ed energia. Lo so, è poco.

Esco dall’ennesimo bagno dell’ennesima area di servizio, sono demoralizzato. Non ho voglia, è la terza volta che mi fermo, e anche questa volta sono arrivato al limite. Altri 5 minuti e… non voglio pensarci. Sono demoralizzato, penso a come farò. Viaggio spesso, viaggio sempre, e poi se sono in una riunione? Se sto parlando in pubblico? Come faccio, cosa faccio. Mi sembra un problema enorme. Ma poi.

Ma poi arriva il pensiero, la considerazione, ma poi fortunatamente capisco. “Ti adatterai, imparerai e ti organizzerai. Cosa vuoi che sia, sei vivo e puoi fare comunque un sacco di cose. A quante cose ti sei adattato, a quante cose ci dobbiamo adattare. Questa è la vita. L’importante è essere vivo”. Beh, dieci anni di allenamento mentale serviranno bene a qualche cosa.

Venticinque anni fa, Milano, Corso Genova. Cammino verso l’università. Mattina, una mattina d’inverno a Milano. Grigio, umido, freddo, il cielo cupo. “Cosa è la vita?”, una delle mie solite domante, una delle mie solite pippe mentali. Cammino, passo dopo passo. Incrocio dopo incrocio. Pensiero dopo pensiero. Questa mattina la domanda è “Ma cosa è la vita? Cosa vuol dire vivere?”. Penso, rifletto. “Forse la vita è come il mare, certe volte piatto, altre volte in tempesta. Imprevedibile. È lui che decide, è lui che comanda e ti porta. Ok, forse questa è la vita, imprevedibile, forte, più forte. Una vita che può essere calma o agitata, che ti spinge alla deriva o verso riva. E io cosa posso fare, come posso vivere? Cavalcando le onde di questo mare, di questa vita, il meglio possibile, accettando e sfruttando la loro energia. Come un bravo surfista. Cercando di stare in piede, e se poi cadi, accetti, cerchi la prossima onda e risali sulla tavola. L’importante è non stare troppo tempo in acqua, l’importante è non aspettare troppo altrimenti geli. Altrimenti non vivi. L’importante è sapere, accettare, che l’onda perfetta per te non esiste, che però un’onda per te da cavalcare c’è sempre. L’importante è capire che non devi contrastare l’onda, tanto è più forte, è immensamente più forte. Inesorabilmente più forte. Se la contrasti cadi, ti affatichi, perdi le energie. Se la contrasti, se la combatti, perdi. Se contrasti l’onda non ti diverti, non vai da nessuna parte. Non vivi. La capacità del surfista è accettare la sua onda, è amare la sua onda. Qualsiasi sia. La capacità del surfista è accogliere l’onda con tutta la sua energia. È allinearsi alla sua energia e cavalcarla al massimo e al meglio. Ogni giorno, ogni onda, imparando e cercando di farlo meglio. Ogni onda, ogni giorno. La vita è come fare surf.”

Adesso la mia onda è questa, è anche lei energia. Non so dove mi porterà, ma so che l’unica cosa giusta da fare è cavalcarla al meglio e al massimo possibile, indossando, ovviamente, il mio miglior sorriso!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Se poi non sei solo a fare surf, se poi c’è anche qualcuno che tifa per te, è tutto più bello!

ps: Lo sapevate che quest’anno in Italia sono stati venduti più pannoloni per adulti che pannolini per bambini.

Le gambe tremano

Tanti palchi, ma questo è stato diverso. Le gambe tremavano, e tremavano tanto.

Un riconoscimento, un sigillo. Un Sigillo d’Oro.

C’erano tante persone di grande valore, tante persone del fare. Tante strette di mano, tanti complimenti da persone da cui ho imparato e non posso che continuare a imparare. Anche questo è stato un premio importante. Con me premiate tantissime persone, tutte storie di valore, tutti esempi a cui ispirarci.

Le loro parole sono state per il mio fare per un Mondo Migliore, un Mondo più felice. Sono state parole per il mio fare per Lurisia e per i Feliciani. Forse è stato quello che più mi ha fatto tremare le gambe. Hanno premiato il mio fare della felicità. Il mio “indossare il miglior sorriso soprattutto davanti alle difficoltà”.

Le mie parole sono state circa…

“Ringrazio mio padre e mio nonno, li ringrazio per il loro esempio. Li ringrazio per avermi fatto capire col loro fare il valore della fatica, dell’alzarsi presto alla mattina, del fare tanti chilometri. Dell’andare a letto tardi, e di non lamentarsi mai, mai. Di avermi fatto capire il valore del lavoro, il lavoro come fare, del fare al meglio possibile per costruire e generare qualche cosa di bello, di giusto. Il premio lo vorrei però dedicare al mio futuro, alla mia vera responsabilità, a Alexander e a Rebecca. I miei figli. Il mio continuare. Augurandogli che siano e portino valore nello spazio e nel tempo, come ha detto il signor Angelo Gaja. Augurandogli che le loro radici, piantate nei valori del nostro territorio, diano poi frutti nel tempo e in tutto il Mondo. Sperando che siano cittadini del Mondo, di un Mondo senza più confini ma ricco di diversità e unicità.”

Un sigillo d’oro. Un simbolo di valore che porta con se la forte responsabilità di non tradire il suo significato “fedeltà al lavoro e al progresso economico”.

Grazie di cuore alla Vita!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Grazie alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Cuneo!

Connessione e spiritualità

Lo ammette, mi sto per infilare in uno di quei miei post che non so ne da dove iniziare ne come ne uscirò. L’idea è li nella mia testa ma ogni volta che provo a dirmela mi incasino, mi ingarbuglio nei concetti e nell’eccessiva astrazione. Proviamo a razionalizzare.

Allora, tutto nasce dal mio viaggio in metropolitana di questa mattina e dalla oramai banale considerazione che tutti guardavano il loro smartphone con le cuffie alle orecchie (nda: oggi ho notato di quanti siano passati a quelle super cool che costano un botto senza fili).

Poi la considerazione che siamo tutti connessi, iper connessi al web ma anche estremamente soli. Pochi occhi negli occhi.

Poi gli occhi della ragazzina che mi ha messo il suo bicchiere sotto il naso mentre pagavo il parcheggio. Gli unici occhi di tutto il viaggio che mi hanno guardato dritto nei mei. Il suo “buongiorno”, il mio “come stai?” e il suo “oggi ho un po’ freddo”, e i nostri occhi che si sono salutati con un sorriso. Il suo sorriso forse per i 50 centesimi che le ho messo nel bicchiere, il mio perché erano occhi veri, occhi caldi, occhi dell’anima, e alla fine, si, avevo un po’ freddo anche io.

Queste le premesse. Quello che vorrei raccontarvi è…

Si, siamo iper connessi ma alla cosa sbagliata. Dobbiamo riconnetterci alla realtà. Dobbiamo connetterci al mondo vero che ci circonda, quello degli occhi, dei rumori, dei profumo e degli odori. Quello del guardarci e del guardare. Quello dell’alzare lo sguardo. Quello senza tappi nelle orecchie, quello dello stringere mani e abbracciare. Quello dell’orizzonti che devi girare la testa per vederlo tutto. Quello del sole negli occhi quando guardi la cima.

Regola n. 4 dei Feliciani: “Si vive solo nel presente”.

Siamo nati per Vivere, la vita è il dono più prezioso che abbiamo ricevuto ed è nostra responsabilità goderlo a pieno. È nostra responsabilità vivere a pieno.

Riconnettiamoci alla vita, al presente, alle persone. Basta alzare lo sguardo, ascoltare e sentire. Basta connettersi ai nostri 5 sensi e costringere il nostro cervello ad ascoltare!

Provateci è bellissimo, è Vivere.

Spiritualità.

Lo spirito è il noi fuori di noi, lo spirito sono le nostre relazioni col mondo esterno. Le relazioni con l’ambiente, con le persone, con le idee e credenze degli altri. Lo spirito è la nostra connessione col Mondo, il nostro essere parte del mondo presente.

Quindi: riconnettiamoci al mondo intorno a noi per ritrovare la nostra spiritualità più vera. Più viva.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Non è una incitazione all’anti tecnologia, è solo una mia considerazione sulla vita. Lo dimostro proprio condividendo questa mia idea con la tecnologia. Grande strumenti, ma sempre e solo strumento. Ne fine, ne vita!

Bum bum, batte il mio cuore

Bum bum, batte il mio cuore. Mi fermo e respiro. La guardo, la osservo.

Sono giorni duri di fatica. Oscuri, ma poi bum bum, batte il mio cuore. La guardo, la osservo.

La luce torna. Il duro, la fatica prende senso. Semplice, limpido. Il futuro, l’orizzonte, loro sono il mio orizzonte.

Bum bum, batte il mio cuore. Mi fermo, respiro e sorrido.

Io sono gli occhi degli occhi prima di me, loro sono gli occhi degli occhi dopo di me.

Questo è il senso. Non siamo per stare, siamo per continuare.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

#futuro #orizzonte #sensodellavita #felicita #felicisiamo #feliciani

La capacità che ci ha permesso di sopravvivere (intendo come specie umana)

Non siamo qui perché siamo il risultato di una evoluzione, siamo qui perché siamo il risultato di una selezione, e non siamo stati selezionati per la nostra forza o perché siamo i più bravi ad adattarci. Siamo stati selezionati per la nostra capacità di collaborare e organizzarci per affrontare i problemi e le sfide. La capacità di collaborare è la capacità che ci ha permesso di sopravvivere. Ci ha permesso di superare le grandi sfide e se continueremo a collaborare supereremo anche le future sfide, partendo dal riscaldamento globale e dalle disuguaglianze sociali.
Guardate le persone intorno a voi consapevoli che loro sono la vostra forza e che voi siete la loro.
Felice vita!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Pioggia, tuoni e libri

Librerie, cartolerie e ferramenta sono i miei negozi preferiti. Entro senza scopo e potrei starci ore, difficile che non esca poi con un libro, una penna e o un bloc-notes e un cacciavite e o una torcia.

Sabato scorso è stata una libreria ad Acqui Terme, fuori tuonava il temporale e pioveva, quale scusa migliore per continuare a perdermi fra gli scaffali. Tengo in mano un libro, mi dico che comprerò quello, solo quello. Ne ho già troppi sul comodino, messi li dopo averli comprati per caso. Poi i libri diventano due, tre, tornano due poi tre, e cambiano. Così per un bel pò di tempo.

Smette di piovere, tornano i primi raggi di sole e io devo tornare dai miei figli che nello stesso temporale stanno facendo shopping pre-scuola con la nonna.

Mi rimangono in mano “Ci Salveremo” di Ferruccio De Bortoli, che avevo già ascoltato su Audible e che voglio regalare a mia mamma, “Sergio Marchionne, Il Coraggio di Cambiare” a cura di Alberto Grando, Marchionne è una figura che mi affascina molto per quello che è riuscito a fare, e “La Fine del Buio” di Johann Hari. Quest’ultimo preso in mano per il sottotitolo “ritrovare i legami con gli altri e con il mondo…” e qualcosa d’altro che non avevo letto ma la prima parte si sposa a pieno con la mia idea che la prima grande sfida che dobbiamo affrontare per migliorare le cose è ritrovare il nostro senso di comunità, è metterci tutti insieme per poi agire per risolvere le grandi sfide che la nostra, e le future generazioni, devono affrontare.

Tutti e tre mi hanno lasciato tanto, tutti e tre mi hanno fatto pensare, riflettere e ragionare, e spero che tutti e tre mi abbiano fatto crescere in consapevolezza.

Ci Salveremo, mi ha stimolato e provocato nel ragionare. La mia visione dell’Italia di oggi coincide molto con quella di De Bortoli, non però tutte le soluzioni che lui propone. Qui il bello, qui il grande stimolo a riflettere e a mettere in gioco le mie convinzioni.

Il Coraggio di Cambiare, sono la trascrizione, più i commenti, di tre discorsi fatti da Marchionne agli studenti della Bocconi. Molto interessante soprattutto la parte del confronto post discorso con la platea, credo la parte più vera e spontanea. Ho trovato un Marchionne che non mi aspettavo, un filosofo umanista imprenditore, con spigoli, forti convinzioni e grande consapevolezza che si cambia, si migliora, solo col fare e con fatica.

La grande rivelazione è stata La Fine del Buio che parlando del problema dell’abuso degli psicofarmaci e ansiolitici, ha esplorato e affrontato le grandi questioni esistenziali dell’uomo. Hari propone le sue soluzioni, con umiltà e apertura, consapevole che c’è ancora tanto da capire e fare.

Ringrazio la Vita che anche questa volta mi ha meravigliato con questi tre libri.

Felice lettura a tutti!!!

Grazie Vita, Ti Amo Vita!

Dobbiamo imparare da loro, dobbiamo imparare dalle piante

Mi capita spesso di imbattermi in libri che mi aiutano a capire, scritti da persone che ricercano per capire. Alcune volte mi capita di leggere libri che mi illuminano, che mi danno una visione nuova e più ampia del tutto. Libri scritti da persone che vedono cose che pochi vedono.

Planet Revolution di Stefano Mancuso è uno di questi.

Mancuso mi ha illuminato nel vedere in un nuovo modo il mondo della natura che ci circonda. Mi ha illuminato nel ridimensionare questo mondo homo centrico, ma soprattutto mi ha riempito di meraviglia. La meraviglia nel leggere e scoprire la superiorità delle piante rispetto agli animali. La meraviglia con cui adesso guardo il mondo, un albero, un fiore.

Le piante sono un passo evolutivo più avanti di noi animali. Loro riescono a vivere rimanendo ferme sfruttando l’energia solare, noi siamo ancora costretti a muoverci per sopravvivere. Le piante hanno un sistema di sopravvivenza diffuso, non hanno organi vitali come noi.

Impariamo da loro, impariamo come un sistema a potere e responsabilità diffusa sia molto più efficace, efficiente, resistente e reattivo di un sistema centralizzato a piramide.

Ancora più convinto che i nostri sistemi sociali e aziendali basati sulla concentrazione dei poteri devono evolvere verso nuovi sistemi organizzativi come quelli Teal di Lalux, come quelli descritti da Mancuso nel libro.

Leggetelo perché è meraviglia pura, perché vedrete il Mondo in un modo più vero e reale.

Grazie a Stefano Mancuso che lo ha scritto e a Francesco che me lo ha consigliato.

Cosa ci serve?

Quando mi confronto con le giovani menti, spesso mi viene chiesto “cosa ci serve?”, “su cosa dobbiamo concentrarci?”, e io rispondo.

Abbiamo bisogno di una guida, che deve essere lo #scopo del nostro vivere e agire. Il motivo per cui ci alziamo alla mattina, il nostro #perchè.

Dobbiamo cercare il nostro #fare della #felicità, il fare che ci fa sentire realizzati e dobbiamo farlo diventare la nostra #passione.

Dobbiamo sviluppare le nostre capacità di #comunicare e #relazionarci con le altre persone perché solo insieme potremmo superare le grandi sfide, nostre e del mondo intero.

Dobbiamo #confrontarci con gli altri, per ascoltare il loro punto di vista per poter ampliare il nostro. Per #ampliare la nostra visione e #consapevolezza.

Grazie Vita, ti Amo Vita!

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#consapevolezza #competenze #ourresponsability #happiness #felicisiamo #felicità #feliciano #passione #pasdai

Scusa Kiki, ieri ho sbagliato

Kiki è in camera che sta male, ha il mal di pancia e ha vomitato. Io sono qui sul divano con Xander a guardare un film. Io sono qui è non so cosa fare. Mi sento un cattivo genitore. Dovrei stare con Kiki, prendermi cura di lei, capire come farla stare meglio.

Il mio cervello mi da mille giustificazioni. Sei immunodepresso, devi stare attento, potrebbe essere contagiosa. Non ha la febbre e dice che va tutto bene, che ha solo il mal di pancia. Tante giustificazioni per aspettare, per non agire. Anche per paura di sbagliare.

Sono qui sul divano, un istante. Sono immobile, paralizzato, non riesco ad agire. Una lotta interna fra il senso di colpa, le giustificazioni e la consapevolezza. Perdo il problema, non è più Kiki che sta male, sono io che non riesco ad agire. Sono perso, un istante. Sono solo. Riesco a fare altre cose per loro, ma non questa.

Mi sento solo, questo è il problema. Non si può essere perfetti, è impossibile essere perfetti. Tanto meno genitori, amici, figli perfetti. Ma ci si può aiutare, confrontare. Se non sei solo, se non ti senti solo.

Ieri avrei dovuto cercare aiuto, suggerimenti. Telefonare per chiedere, per farmi aiutare, per confrontarmi e capire cosa fare. Non l’ho fatto e sono stato male. Non l’ho fatto e non ho migliorato la situazione. Ho rischiato di peggiorare la situazione e di far stare male ancora di più Kiki, e forse l’ho fatto.

La famiglia, gli amici, il vicino di casa, la comunità sono la soluzione alla nostra imperfezione. Ai nostri limiti. Dobbiamo accettare le nostre imperfezioni come parte della nostra complessità, non dobbiamo ne combatterle ne rassegnarci. Dobbiamo solo farci aiutare dagli altri per compensarle.

Io ne ho bisogno, so che ci siete, so che ieri avrei potuto telefonare a mille persone e che tutte mi avrebbero aiutato. Mi è stato anche chiesto se potevano aiutarmi, se potevano fare qualche cosa per me, ma io ho detto “no, grazie”. Non volevo farmi vedere debole, bisognoso di aiuto. Mi sono giustificato che non volevo “disturbare” altri coi miei problemi.

Se io avessi detto “si, grazie”, se dicessimo tutto “si, grazie. Ho bisogno di aiuto” e iniziassimo a cercare e accettare l’aiuto degli altri, torneremmo ad essere famiglia, amici, comunità. Torneremmo a prenderci cura di noi stessi e degli altri.

Se dicessimo “si, grazie”, non saremmo più soli. Non ci sentiremmo più soli.

Da ora cercherò di farmi aiutare dagli altri. Lo devo fare per me ma soprattutto per loro, per le persone che amo e di cui ho la responsabilità.

Scusa Kiki, ieri ho sbagliato e da oggi mi farò aiutare.

Io vedo questo e voi?

Si, no, bianco o nero. Destra o sinistra. Dentro o fuori. Il Mondo è complesso, la vita è complessa. Non possiamo pensare di trovare soluzioni definitive e semplici. Vorrebbe dire bloccare la possibilità di evolverci, di innovarci e di migliorare la situazione che è ancora drammatica ma che è nettamente migliorata negli ultimi 70 anni.

È migliorata negli ultimi 70 anni perché per la prima volta nella storia dell’uomo dopo la seconda guerra mondiale, grazie alla creazione dell’ONU, abbiamo iniziato ad avere una visione globale del nostro pianeta. Abbiamo iniziato a unire le nostre visioni per crearne una più ampia. Più complessa, completa e corretta. Così dobbiamo continuare ad agire. Unirci, non dividerci.

Dobbiamo collaborare per unire le nostre visioni delle cose, dobbiamo raccontarci come vediamo il Mondo e cosa pensiamo possa accadere. Dobbiamo raccontarci le nostre paure e le nostre speranze. Dobbiamo collaborare per trovare una ragione d’azione comune basata su una visione comune delle cose. Dobbiamo smettere di confrontarci sulle ragione, lottare per chi ha ragione perché dal proprio punto di vista tutti abbiamo ragione. La questione è come vediamo le cose, ed è su questo che dobbiamo confrontarci.

Io vedo un Mondo pieno di problemi come il riscaldamento globale e la disparità della ripartizione della ricchezza. Vedo persone che muoiono di fame e altre che buttano il 30% del loro cibo. Vedo ghiacciai che si sciolgono, terre che diventano aride e tempeste che devastano nazioni. Questo è quello che vedo. La mia ragione è che se non ci mettiamo tutti insieme a cercare di capire come risolvere questi problemi, e non agiamo poi per risolverli, questi non potranno che aumentare. Se non ci uniamo e agiamo tutti insieme per risolvere questi problemi, vedo guerre civili, popoli che in massa emigreranno per fame. Vedo una natura che si ribella e distrugge la nostra civiltà, il futuro dei miei figli. Non posso, non voglio credere che sia la soluzione giusta, che sia la giusta condanna agli errori che abbiamo fatto e che continuiamo a fare, noi esseri umani.

La mia proposta è smettiamo di lottare e odiare e iniziamo a collaborare e amare. Iniziamo ad ascoltarci.

Voi cosa vedere, quale è la vostra ragione?