Le sorgenti (trasparenti) dell’impresa

Patriza Capelletti per l’Archivio della Generatività mi intervista sui valore che condividiamo a Lurisia.

Un grazie di cuore a Patricia e Diletta con cui ho trovato subbito quell’intesa di chi la pensa nello stesso modo. Hanno fatto un bellissimo lavoro.

Per maggiori info su “L’archivio della generatività”: www.generativita.it

Il segreto della Felicita – Il Video (20/10/2017, Mondovì)

Ecco il video.

Grazie di cuore a tutti per la vostra partecipazione, per la vostra voglia di capire e soprattutto di condividere insieme. Come speravo, come volevo è stato un fantastico semiraccoltario, un momento in cui sono abbiamo tutti seminato e tutti raccolto.

Grazie a voi, alle vostre domante, alle vostre riflessioni le mie idee sono cresciuto sono migliorare. Oggi ho più chiaro quello che pensavo.

Ho capito anche che voglio cambiare il nome al progetto, lo voglio chiamare “La logica della Felicità”, si perché non è una questione di spirito, di anima, o meglio non è solo una questione di spirito di anima, ma anche e soprattutto di logica. Il mio arrivare a decidere di sceglier di agire per essere felice, di scegliere la felicità è stato il risultato di una serie di passaggi di logica, di concreta e pragmatica logica. Nessuna illuminazione o visione divina.

Semplicemente un’analisi di scelte, comportamenti e risultati che ho tenuto io in passato, o che ho visto tenere.

 

 

Con le ali di gabbiano…

Non amo particolarmente la sensazione di volare, anzi mi fa paura, ed è proprio per questo che voglio farmi crescere le ali, in particolari quelle di un gabbiano, quelle del gabbiano Jonathan Livingston. Le ali di un gabbiano libero.
Non sono ali fisiche, di ossa, carne e piume. Sono ali per la mente, ali per liberarmi dalle mie paure, dai miei limiti, dalle mie convinzioni e blocchi. Ali che mi permettano di volare più in alto, di vedere le cose in modo più distaccato, in modo più completo, che mi permettano di vedere più lontano, di vedere orizzonti più vasti.
Ali di gabbiano, ali di libertà.
Noi siamo come ci vediamo, noi siamo quello che crediamo di essere, siamo le nostre convinzioni e i nostri limiti. Creiamoci le ali per volare via, per liberarci e finalmente essere quello che voglio essere.
15/04/2017 – Albaredo per San Marco (SO)
12/04/2015 – Ponte “Colosuss” Veglio (BI)
6/04/2015 – Cumiana (TO)

Felice, insoddisfatto o solo stanco? Comunque, qualche cosa ho imparato.

Domenica mattina, fa caldissimo ma la brezza che entra dalla finestra aperta è un bel sollievo. Di fondo il silenzio, interrotto solo dai rumori del bosco e dal foglio appeso alla parete che sventola. Qualche uccellino mi da il segno di non essere l’unico essere vivente nel mio qui e ora. C’è anche una mosca che mi ronza intorno, segno dell’evidenza che il mondo non è perfetto.
Vorrei raccontare la mia esperienza di ieri, per tutti ma soprattutto per Xander e Kiki ma oggi non so da dove iniziare. Non so dove cercare, se cercare nel cuore, nella testa o nell’anima. Del resto l’esperienza è un momento di vita, elaborato dalla testa, valorizzato dal cuore e assorbito dall’anima. Senza i tre elementi non è vita. Dimenticavo, c’è anche il corpo, strumento necessario e di grande valore, e nella mia esperienza di ieri di grande impatto.
Sono le 20 di venerdì sera, sono in giro per Cuneo e fa caldo, e per me il caldo è energia del fare. La stessa fisica quantistica dice che il calore è l’evidenza del movimento e quindi della vita e del passare del tempo. Vi consiglio di leggere “Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli per approfondire l’argomento.
E’ stata una giornata particolare. Un viaggio di 500km in mattinata, spero per un accordo di grande valore, e poi le ultime ore del pomeriggio in un’atmosfera strana, quella dell’intensità che da senso al tempo.
I bambini e Yara sono al mare, so che sono in vacanza e in un posto che a loro piace tantissimo. Non ho rimorsi di non essere con loro, siamo stati insieme ieri, e quindi mi sento libero. Mi sento di avere la vita nelle mie mani. Casualmente ho in macchina lo zaino con il cambio per 1 giorno, che allarga i miei orizzonti di 24 ore. Ho anche le medicine, il mio coltellino svizzero e il pieno nella macchina. E’ molto più forte la voglia di fare qualche cosa che quella di tornare nell’appartamento delle terme, da solo.
Decido, prendo l’autostrada e parto all’avventura. Ho la certezza di voler fare qualche cosa da ricordare, ho qualche idea sulla meta ma nessun programma. Sono libero.
Si parte all’avventura.
Con Paolo, avevamo organizzato di andare a vedere la passerella ideata e realizzata dall’artista Christo sul lago di Iseo, proprio per l’alba di venerdì mattina, sia per lo spettacolo sia per evitare il caldo e la grande folla. Era tutto organizzato ma all’ultimo momento l’hanno chiusa per manutenzioni straordinarie, facendo saltare i nostri piani. Andarci da solo mi dispiace, è tradire l’accordo con Paolo. So però che non avrò altre occasioni, settimana prossima avrò tutte le mattine impegnate dal ciclo di terapia in ospedale e la passerella chiude definitivamente domenica prossima.
Deciso, vado a Sulzano a vedere la passerella di Christo.
Sono giorni che scrivono sui giornali di tutti i disagi legati al grande afflusso, parlano di code, blocchi e tempi lunghissimi. Io non voglio fare code, soprattutto al sole, non posso prenderlo a causa della GVH, conseguenza del trapianto di midollo. Non ho vogli e fisico. L’alba non potrò vederla, perché riaprirà solo alle 6 dopo la manutenzione nella notte, ma voglio essere tra i primi a salirci per godermi la passeggiata al fresco e senza folla.
Non ho idea di come è organizzata la cosa, so solo che non ci si può avvicinare in macchina, in moto e nemmeno in bicicletta. Si può arrivare a Sulzano solo coi mezzi pubblici, le navette che partono dai vari parcheggi o a piedi. Mio obiettivo è fare la passerella, il prima possibile per evitare il sole e la calca. Al come ci penserò durante il viaggio, ho 330 km per pensarci.
E poi cosa faccio? Ho un giorno d’avventura tutto mio e devo riempirlo.
Scorro mentalmente la mia lista dei desideri e subito trovo il volo d’angelo. L’attraversata di una valle appesi a un cavo con una carrucola. Mi ero già informato e lo fanno vicino a Sondrio. Cuneo è lontano da Sondrio, il lago di Iseo è lontano da Cuneo, quindi Sondrio e il lago di Iseo sono vicino. Deduzione non proprio corretta ma decido che alla prima sosta in Autogrill cercherò su internet. Ho voglia di fare, ho voglia di fare per poi poter anche raccontare.
Riflessione: È giusto voler fare per poi poter anche raccontare? Non si dovrebbe vivere per noi e basta?
So e ho scritto e detto tantissime volte che la vita è la nostra e non ci devono guidare i giudizi degli altri. Il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra testa e la nostra anima sono i giudici più importanti della nostra vita. Allora perché io voglio fare anche per poter raccontare, e in qualche modo avere un giudizio anche degli altri?
Dobbiamo essere noi al centro della nostra vita, il nostro giudizio su noi stessi è più importante di quello degli altri ma questo non vuol dire isolarsi, siamo comunque animali sociali, animali che vivono in branco, in comunità, e quindi è anche nostra necessità e valore vivere questa comunità, raccontandoci. Essere parte di una comunità è un valore importantissimo, ci ha permesso di sopravvivere per milioni di anni alle ostilità del mondo, e oggi ci permette di condividere le esperienze nostre e degli altri, rendendo più ricca la comunità e noi stessi.
Mi fermo a mangiare, telefonino alla mano vedo che posso prenotare il volo per domani. Nel mio totale ottimismo prenoto per le 11, non sapendo assolutamente quanto tempo ci vuole ad andare a Sondrio da Iseo. Fortunatamente la prenotazione non va a buon fine, rifletto e vado a vedere su google map quanto sono distanti Sondrio e Iseo. Non sono vicine quanto pensassi ma a occhi, neanche così lontane. Rifaccio la prenotazione per le 13, che costa anche meno.
Arrivo a Iseo, il mio passato da esploratore dell’8° Reggimento di cavalleria “Lanceri di Montebello” mi aiuta a capire qual è il parcheggio più vicino per poi poter andare a Sulzano a piedi, fortunatamente per la mia tranquillità, è anche quello che si trova fra la stazione dei carabinieri e quella della polizia. Le navette inizieranno a circolare solo alle 6, quando aprirà anche la passerella, ma io voglio arrivare prima e non c’è altra alternativa che andarci a piedi. Sono circa 5 km. Non ci penso più di tanto e decido di dormire in macchina, aumentando ancora di più l’effetto avventura.
Nonostante la passerella avesse chiuso alle 22, c’è ancora gente che sta arrivando a piedi da Sulzano. Questo mi crea qualche dubbio sul fatto che non sia così vicino come penso.
Sono le 00.15 e ipotizzando un’ora a piedi per arrivare alla passerella, metto la sveglia alle 4.15. Sono un può stressato dai tempi, la paura è di infilarmi nel casino della calca facendo saltare il mio piano di andare a Sondrio.
Tutte le macchine parcheggiate vicino a me, hanno dentro persone che dormono o si stanno preparando per dormire. Stendo il sedile del passeggero, mi tolgo le scarpe e mi addormento.
La mia camera da letto per questa notte.
Alle 4 mi sveglio, mi scappa la pipi. Situazione non prevista. Nel totale rincoglionimento ipotizzo le varie soluzioni. Farla vicino alla macchina no, tutta la zona del parcheggio è illuminata dai lampioni della strada e vedo che ci sono già delle persone che stanno iniziando ad andare a piedi a Sulzano. Ho alcune bottiglie vuote in macchina, provo alcune posizioni ma c’è solo il rischio di fare un gran casino. Anche se era una buona soluzione, riempivo la bottiglia e poi uscivo e la svuotavo vicino a un albero. Rimane la soluzione di allontanarmi in cerca di un posto non illuminato. Scendo, fa caldo. C’è una leggera brezza ma fa caldo. 20 metri e supero l’imprevisto. Sono le 4.15, sono sveglio e c’è già diversa gente in movimento. Rinuncio a cercare di rimettermi a dormire ma soprattutto inizia lo spirito di competizione per arrivare fra i primi. Preparo lo zaino il più leggero possibile, pendo la medicina per la tiroide, cambio le scarpe e chiudo la macchina. Si parte. E’ ancora buio.
E’ più lungo di quanto pensassi, arrivo verso le 5.15 e ci sono già 300 persone in coda. La camminata è stata bella, fatta con un paso deciso per cercare di superare quelli davanti e per non farsi superare da quelli dietro. Pochissimo spirito di gruppo, tantissimo spirito di competizione.
Vedendo i bivacchi, capisco che molti hanno passato lì la notte. Sono quasi tutti ragazzi del posto, l’accento è abbastanza caratteristico, molti con un buon tasso di alcol in corpo che si capisce sia da come sbiascicano le parole sia e soprattutto dalle lattine di birra vuote.
Sono stanco, fisicamente sento le poche ore di sonno ma soprattutto i 5 km a piedi a buon passo, e non sono di buon umore. Non ho ancora fatto colazione. Pessime premesse per affrontare la massa calcante di persone in coda. Accetto che il mondo è imperfetto e che nonostante i mille cartelli di divieto, ci sono persone che fumano, alcune addirittura scavalcano le transenne per saltare un po’ di coda.
Alle 5.45 inizia a muoversi la coda, avanziamo a tratti e alle 6.15 sono finalmente sulla passerella.
I 300 che mi aspettavano

 

 

 

 

 

 

Lo spettacolo e le sensazioni sono bellissime. Rimane comunque un velo di stress per la stanchezza, la paura di raffreddarmi, sono sudato e tira vento, e per voler arrivare a Sondrio in tempo. Non sono molto lucido, sono focalizzato nel fare i circa 10km fra andata e ritorno il più veloce possibile. L’obietto è il fare più che il godere.
Riflessione: L’obiettivo è il fare più che il godere. Qui ho sicuramente sbagliato, mi sono lasciato prendere dallo stress di non riuscire a fare quello che mi ero programmato, di non riuscire ad andare a Sondrio per il volo d’angelo. Non era concentrato su quello che stavo vivendo ma sui vari scenari futuri. Non stavo sicuramente vivendo. I miei sensi erano settati sull’allerta, continuavo a mettermi e togliermi la felpa per paura di sudare troppo ma anche di non prendere troppo vento. Le sensazioni analizzate non erano quelle del bello ma quelle del pericolo. Ero sicuramente più concentrato nel raggiungere la meta che nel godere del viaggio.
7.25, fra i primi finisco il giro. All’ingresso c’è la calca che temevo, fortunatamente non è la mia calca. Mangio una brioche, prendo una bottiglia d’acqua e finisco la colazione prendendo le mie pastiglie. Parte della mia stanchezza e la poca lucidità sono causate dalla disidratazione, non bevo da ieri sera e ho camminato per 14 km.
Quelli che stavano iniziando quando ho finito io e il temporale sullo sfondo.

 

Le mie pillole del mattino.
Non voglio ma soprattutto non ce la faccio a tornare alla macchina a piedi. Fortunatamente tutto è tornato operativo, aspetto qualche minuto e arriva l’autobus di linea. Alle 8 salgo in macchina, sono soddisfatto e felice. All’orizzonte un temporale (che qualche ora dopo costringerà il prefetto di Brescia a sgombrare e chiudere la passerella). Metto sul navigatore Fly Emotion, 144 km e 2 ore e 19 minuti.
Parto. Qualche difficoltà per uscire da Iseo per le tante macchine che stanno arrivando e cercando parcheggio. Il viaggio mi sembra lunghissimo, gli ultimi chilometri fuori dall’autostrada, infiniti. Sono evidentemente stanco ma mi congratulo con me, mi dico che le motivazioni sono più forti del fisico e permettono di superare la stanchezza. Sono felice.
Faccio gli ultimi 10km di tornanti. Nella valle il sole ma sulle vette nuvole. Così anch’io, nel cuore l’energia del fare ma la mente è offuscata e il corpo stanco.
Alla mia sinistra la valle e alla mia destra la montagna, realizzo che dovrò lanciarmi nel vuoto da quella cima per attraversare quella valle. Panico, ho paura, cerco di controllarmi. Cerco di aggrapparmi al fatto che mi sono già lanciato, anche da più in alto, e senza un cavo attaccato alla schiena. Mi dico che quando sarà il momento, sarò più forte della mia paura e mi lancerò. Solo una settimana fa, ho superato la paura di camminare sui carboni ardenti. C’era la paura ma da lei ho tratto l’energia per il coraggio di fare il primo passo. Distolgo il pensiero, ma ogni volta che il mio sguardo trova il vuoto al di là del guardrail, un pugno nello stomaco.
Arrivo a destinazione, passo vicino al trampolino di lancio. Panico. Nella mia testa inizia ad affiorare tutta una serie di considerazioni/giustificazioni per non farlo. “Sono troppo stanco”, “sta arrivando il temporale”, “ma chi me lo fa fare?” e “se poi va male?”. Scuse per non farlo che conosco bene, sono le stesse di quando sono arrivato a Veglio Mosso per fare bungee jumping. Alla fine ce l’ho fatta e ho saltato dal ponte, ed è questo che mi convince a non andare via.
Sono le 10.30 e io ho prenotato per le 13. Parcheggio e decido di trovare un bar per un caffè, di avvisare che ci sono e poi di tornare in macchina per dormire un po’.
Arrivo all’accoglienza del Fly Emotion. Mi registro e sto per tornare in macchina, la mia speranza è di recuperare forze ma soprattutto motivazione con un po’ di riposo, quando la ragazza mi avvisa che mi ha anticipato il lancio, si è liberato un posto e in 10/15 minuti mi avrebbero chiamato. Gestisco il panico e faccio finto di niente, addirittura la ringrazio.
Una voce dice “Guarda, sta iniziando a piovere” e la ragazza risponde “non preoccuparti, sono temporali, durano 10 minuti”. Ok, adesso è veramente panico. Il mio cervello inizia a catalogare e a elencare uno per volta tutti i possibili scenari più catastrofici: quello base, “si rompe la fune e mi schianto”, poi “un fulmine colpisce la fune e arrostisco”, “al lancio l’adrenalina è talmente tanta che mi viene un infarto”, e qui prendo anche coscienza che il mio cuore non è più in forma come al lancio dal ponte, e così via fino al “il volo va bene ma mi bagno e poi mi viene una polmonite”. Fortunatamente non ho neanche il coraggio di scappare.
Da “sta iniziando a piovere”, in pochi minuti si passa a “c’è una tempesta”. Sono a pezzi, ho bisogno di sedermi, trovo un divano. Inizia il conflitto interiore: mollare o resistere. Il divano peggiora la situazione perché inizia anche la lotta per non addormentarmi. Doveva essere una cosa bellissima e si è trasformata in un incubo.

 

 

 

Passano i minuti e fuori il tempo non migliora, inizio a darmi delle scadenze. Se non smette fra 10 minuti rinuncio. Passano i 10 minuti, ancora diluvio ma non voglio ammettere la sconfitta e altra scadenza e così fino alle 12.30. Fuori ancora diluvio. Deciso, mi alzo, vado dalla ragazza e dico che rinuncio. Vuole convincermi ad aspettare ancora, resisto e mi rimborsa i soldi per la telecamera e mi dice che mi arriverà un’email con le istruzioni per cambiare la data del volo.
Salgo in macchina, sono deluso. Arrivo in valle e c’è il sole, questo aumenta il mio senso di sconfitta, se avessi aspettato, magari sarebbe uscito veramente il sole. Adesso mi sento di essere anche un codardo che oltre ad aver rinunciato è anche scappato.
Il rientro è lunghissimo, mi fermo anche a dormire un paio d’ore all’autogrill di Novara, ma questo non fa altro che peggiorare il senso di confusione. Arrivo a Lurisia verso le 18 e agisco per automatismi, ho veramente perso il controllo del mio fare.
La fine dell’avventura.
Salgo in casa, mi faccio una doccia e mangio una mela. Mi metto a letto con l’intenzione di guardare un film.
Mi arriva un messaggio, apro gli occhi, sono le 9 di domenica mattina.
Conclusione: Ho commesso un errore, per la mia voglia di vivere, di fare, ho dato troppo peso alla mente e al suo obiettivo, perdendo il cuore e l’anima. Ho commesso anche l’errore di non essere umile con me stesso, ho chiesto al mio corpo quello che non poteva darmi.
Noi siamo un equilibrio di cuore, mente, anima e corpo. Tutti e quattro questi elementi sono importantissimi per vivere e godere della vita, per dare valore alla vita e al qui e ora, il tempo della nostra vita.
L’insegnamento è semplice, non conta la quantità di cose che si fanno, conta la qualità delle cose che si fanno nella vita. Per voler far troppo si rischio di perdere il senso e il valore di quello che si fa. La prossima volta darò ascolto a tutti e quattro gli elementi del mio essere.