Ho fatto una cosa gravissima.

Mastico, sento qualche cosa di duro sotto i denti. Mastico, ancora qualche cosa di duro sotto i denti. Il sapore è buonissimo, è il semifreddo al torroncino con fonduta di cioccolato. Ho spinto Kiki a ordinarlo, sperando che me ne lasciasse un pò, e così è successo. Morsico, ancora qualche cosa di duro sotto i denti.

No. No, no, nooooo. Le nocciole del torroncino, tantissime nocciole. Realizzo, paura, tanta paura. Penso alla faccia deformata di Kiki dopo l’ultima volta che ha mangiato un pezzettino di noce, ricordo le parole dell’allergologa: “Attenzione, l’allergia alla frutta a guscio peggiora ogni volta e c’è alto rischio di scock anafilattico. Portate sempre con voi una puntura di adrenalina”.

Guardo Kiki di traverso, sta ridendo e giocando con Marco e Xander. Sembra stare bene. Continuo a guardarla di traverso, non voglio che mi veda terrorizzato.

Cosa faccio? Ho l’adrenalina in macchina, ma non l’ho mai usata e devo prima capire la gravità della possibile reazione allergica, è comunque una botta per il suo cuore e tutto il resto. La guardo, non mi sembra si stia gonfiando. Faccio passare qualche secondo, forse minuti e avviso Manu e gli altri di cosa è successo, ma minimizzo la cosa. Non voglio scatenare il panico. Kiki deve rimanere tranquilla.

Passano secondi, a me sembrano ore. Continuo a guardarla, lei continua a ridere, ma anche l’altra volta era la Kiki di sempre, era lei che si preoccupava di noi, anche se aveva la faccia devastata. Cerco di scrutare cambiamenti nei lineamenti, qualche gonfiore sotto gli occhi, ma mi sembra di non vedere nulla, nessun cambiamento. Lei è sempre il mio amore.

Mi si presentano tutti gli scenari peggiori. Vado in panico, panico amplificato dal senso di colpa. Ho chiesto io a Kiki di ordinare quel dolce. Come ho fatto a non accorgemene. Come ho fatto a non rendermi conto che nel semifreddo al torroncino ci sono sicuramente le nocciole e forse anche le noci. Come ho fatto. Dall’ultimo episodio abbiamo bandito noci, nocciole, arachidi, mandorle e tutte l’altra frutta secca dalla nostra alimentazione. Mi viene da piangere, ho paura. Se dovessero partire la reazione, potrebbe succedere qualche cosa di veramente brutto.

Inizio a pensare concretamente a cosa fare. Le faccio subito l’iniezione o cerco di portarla al pronto soccorso più vicino? No, le devo fare l’iniezione, troppo pericoloso aspettare, ma quando fargliela? Ho letto decine di volte la procedura che ci ha dato l’allergologa. Se la reazione è lieve, 15 gocce di antistaminico e una pastiglia dell’altra medicina. Se la reazione è grave, subito l’iniezione di adrenalina e portarla il più veloce possibile al pronto soccorso più vicino. Ma come cazzo faccio a sapere se la reazione è lieve o grave? L’ultima volta, in dieci minuti il volto le se è gonfiato tantissimo, per me una reazione gravissima ma non è stata necessaria l’adrenalina. Non posso sbagliare, adrenalina inutile le fa male. Non darle l’adrenalina… non posso pensarci.

La colpa è mia, io le ho fatto ordinare quel dolce. La colpa è mia. Mi viene da piangere, non posso pensare che le succeda qualche cosa. Amo infinitamente Kiki e Xander, sono pronto a sopportare e accettare qualsiasi cosa succeda a me, ma mi è impossibile pensare anche lontanamente che succeda qualche cosa a loro.

Devo agire, non posso solo aspettare.

Vado in cucina e chiedo se nel dolce c’erano anche le noci. Mi rispondono: “Si, si ci sono le noci”. Il terrore è diventato panico. Le noci no, l’incertezza è diventata certezza. Mi sento mancare per un istante, cerco di controllarmi.

“No, non ci sono le noci, ci sono le nocciole”, si correggono subito. Una speranza, guardiamo l’etichetta dei torroncini e ci sono noci e tracce di frutta a guscio. Ok, no noci o comunque poche. Non mi resta che aspettare.

Torno in sala, chiamo Kiki e con una scusa le faccio una fotografia al viso. Ho bisogno di un’immagine base per capire possibili gonfiori, deformazioni. Mi sembra normale, scatto la foto e la guardo. Mi sembra normale, è il mio amore di sempre.

Torna al suo posto, ma io continuo a guardarla di traverso. Non voglio che si accorda, non voglio che si spaventi. Continuo a guardarla.

Passano i minuti, il primo quarto d’ora e poi la mezzora. L’altra volta il bruciore alla lingua, il fastidio in bocca era arrivato in pochissimi minuto. Passano trequarti d’ora. Credo di essere in sicurezza, decido che è ora di tornare tutti a casa.

Passa un’ora, passano due ore. Ok, andiamo a dormiamo ma insieme. L’abbraccio e lascio che si addormenti. Altre due ore ad ascoltare il ritmo del suo respiro e il battito del suo cuore. Dorme, dorme dolcemente. Scampato pericolo. La stringo un pò di più e mi addormento anche io.

È  andato tutto bene, sicuramente non c’erano tracce di noci e si vede che le nocciole ieri sera l’ha tollera bene. Spero con tutto il cuore che questa esperienza mi abbiamo segnato nel mio profondo, che mi abbia segnato così forte che una cosa così non possa succedere mai più.

L’uomo che cambierà il mondo – Lo Zucchero del Caffè (4)

Lo sapevo. Lo sapevoooo. Ho poche certezza ma una è che sono sempre d’accordo con Gramellini. Il Caffè di oggi si intitola “La cameriera scomparsa” e racconta di come sia stato difficile, anzi impossibile per un ristoratore di Brescia trovare una cameriera. Nonostante davanti al suo ristorante ci sia una scuola alberghiera con 900 iscritti.

La decisione di Gramellini di non scrivere più su La Stampa e di passare al Corriere, è stata la decisione del Mondo Migliore di passare al Corriere. Grazie alla sua lucidità, senso di concretezza e soprattutto semplicità di esposizione, riesce a dare una visione obiettiva delle cose, senza pregiudizi, senza ma e però, senza cercare colpe ma sempre le cause.

Un’altra regola scritta del Mondo Migliore è “Non si cercano colpe ma sempre e solo cause”.

Gramellini non è mai aggressivo, nelle sue parole è evidente la sua intelligenza mentale ed emotiva. Accetta la situazione ma suggerisce, suggerisce non indica, sempre una soluzione o almeno la necessità di prenderne coscienza. Come ha fatto oggi.

Soprattutto oggi sono d’accordo con lui. È incredibile, ma trovare una cameriera italiana, un cameriere italiano è difficilissimo. Attenzione, non ho volutamente scritto “brava cameriera o bravo cameriere”. Oggi è difficilissimo trovare un italiano disposto a lavorare nel weekend, lavorare fino a notte inoltrata. Ancora più difficile trovarlo che dica sempre buongiorno, buonasera, benvenuto, cosa posso servirle e che magari lo sappia dire anche in inglese. Qualcuno che sappia fare accoglienza. Noi italiani abbiamo il fondo schiena pesante.

È inutile fare il miglior caffè della città se poi non ti viene servito con il sorriso. Il sorriso è lo zucchero del caffè, è quella cosa che lo rende veramente speciale.

Lo Zucchero del Caffè è anche la scritta che sovrasta la lavagna vicino al bancone. Su questa lavagna, io, Ettore o chi capita, attacca il pezzo di pagina strappata con il Caffè di Gramellini e scrive il primo commento. La regola qui è “il commento deve essere sempre e solo positivo”. Deve essere dolce come lo zucchero. Come lo Zucchero del Caffè.

Scrivere quel primo commento, penso che sia la cosa più difficile che si faccia dentro il Mondo Migliore. Trovare qualche cosa di negativo su tutto è facilissimo, trovare qualche cosa di positivo implica esperienza, forte motivazione al voler migliorare le cose, distacco e soprattutto tanto coraggio. Scrivere quel primo commento non si può fare da soli, c’è bisogno di aver condiviso. C’è bisogno di aver commentato insieme il Caffè con qualcuno di speciale.

Oggi a commentare Gramellini c’eravamo, io, Ettore, Tiago e Margherita. Oggi un gran gruppo di commento, con la visone di uno che ha girato il mondo in lungo e in largo come Tiago e di Margherita che è l’assistente di volo del Mondo Migliore. Quella che in molti direbbero la cameriera di un Mondo Migliore, ovviamente non avendo idea di quello che dicono sia a riguardo del ruolo di Margherita sia a riguardo del ruolo di una cameriera.

Questo gruppo di commento è fra quelli che preferisco. Io e Ettore siamo quasi sempre allineati. Tiago e Margherita sono quasi sempre allineati. I due allineamenti vedono le cose quasi sempre in modo diverso, ma senza conflitto. È un gruppo di commento ben allenato e oliato, quindi il risultato è sempre allargare e condividere un nuovo modo di vedere le cose.

Si, Lo Zucchero del Caffè è una delle cose più belle della mia vita. Ne esco sempre arricchito, sicuro che le cose si possano fare, e soprattutto felice. Voglio un sacco di bene a Ettore, Tiago e Margherita. Quel bene di sorrisi, occhi lucidi, abbracci e dolce nostalgia quando non ci vediamo anche solo per qualche giorno. Sono fortunato, Mondo Migliore, la mia vita è piena di persone così.

Questo gruppo di commento funziona particolarmente bene perché ci vogliamo un sacco di bene, ci rispettiamo e soprattutto apprezziamo le diverse capacità di ognuno di noi e accettiamo i difetti. Accettiamo i difetti perché sappiamo che niente è perfetto, tanto meno noi. Accettiamo i difetti degli altri perché prima siamo stati capaci di accettare i nostri di difetti, o almeno cerchiamo di accettarli.

L’umiltà è la dote base per poter crescere, migliorare. Solo grazie all’umiltà, alla consapevolezza che la nostra visione del monto è solo la nostra limitata visione del mondo, possiamo ascoltare le parole degli altri con cuore e mente aperta per poterle fare nostre, per poter rendere un pò meno limitata la nostra visione del mondo.

Un’altra regola del Mondo Migliore è: “si cresce ascoltando e parlando con le persone a cuore e mente aperta, e leggendo libri in cui ci si riesce a immedesimare nel protagonista”. Per il secondo punto al Mondo Migliore c’è La Biblioteca del Cuore e delle Mente.

Noi quattro, siamo molto diversi. Io concreto visionario, Ettore sognatore del reale, Tiago tutto esperienza ed emozioni e Margherita donna intelligente. Punto. Cioè per fare Margherita, cioè una donna intelligente, ci vogliono almeno tre uomini di medio alto spessore intellettuale ed emotivo.

Ettore ha scritto: “Vivere è una scelta consapevole per la felicità. La vita vera è un percorso di crescita, che si può fare solo con la consapevolezza che si parte dal basso e che sarà impegno, fatica e consapevole felicità del fare per crescere, per migliorare. Per lo scalatore la felicità non è essere in cima, sono i passi che lo portano alla cima la sua felicità, la sua realizzazione. Per lo scalatore la cima è la soddisfazione di aver raggiunto l’obiettivo attraverso il suo impegno e sforzo di ogni passo. Se non fosse così, lo scalatore si farebbe portare direttamente in cima con un elicottero. Che tu sia scalatore, cameriere, commessa, impiegato, presidente degli Stati Uniti d’America o Papa sarai felice solo se ti impegnerai per crescere, per migliorare in quello che fai ogni istante della tua vita, in quello che vuoi essere. Più parti dal basso è più avrai una vita piena di felicità e soddisfazioni. Cercasi cameriera/e ambiziosa/o di felicità”

L’uomo che cambierà il mondo – Ettore (3)

 

“Felice giorno Ettore!!!!”
“Ciao Paolo”

Ettore è il mio alterego al di la del bancone. È stato il mio primo cliente, o almeno il primo cliente di cui mi ricordi. È entrato all’inaugurazione e gli ho fatto una testa di un’ora sul progetto, su cosa volevo fosse Mondo Migliore e tutto il resto. Lui annuiva interessato, senza parlare, ma credo perché non osasse interrompere il mio impeto. Ettore è così, sa quando parlare e sa quando ascoltare. Viene tutti i giorni, tranne quando sparisce per mesi interi senza un apparente motivo. All’inizio avevo provato a chiedergli dove finisse ma non mi ha mai risposto, ha sempre trovato il modo di eludere la domanda. Adesso non ci provo più. Ettore è così, ci siamo parlati e ascoltati per ore e ore, e so quasi tutto suoi suoi pensieri, ma pochissimo su cosa fa fuori dal Mondo Migliore.
Quando lavora, arriva alle 7.30 ed esce verso le 8.15, dopo che abbiamo commentato l’articolo di Gramellini e si è bevuto un caffè americano e mangiato 2 fette di crostata, crostata all’albicocca con farina integrale, se non c’è non mangia. Quando è in ferie, arriva alle 7.30 e capita che rimanga fino alla chiusura, in quei giorni diventa parte integrante dell’arredamento e del servizio del bar. Ha imparato benissimo a fare il caffè e, ammetto, la crema di latte per i cappuccini la monta meglio di me. Non so come sia successo, non mi ricordo neanche da quando, ma adesso non potrei pensare a Mondo Migliore senza Ettore.

È alto e ha gli occhi scurissimi, quasi neri, anche i capelli e la carnagione sono scurissimi, sembra sempre appena atterrato da un mese di vacanza ai Caraibi. Ama la bellezza in tutte le sue forme e ha un senso del gusto incredibile. In questo è diversissimo da me, io non riesco ad abbinare pantaloni e camicia senza far casino, ma so aggiustare la caldaia e montare tutti i 234 tipi di librerie dell’Ikea. Ho un master in Billy. A lui non date un martello, e tanto meno un avvitatore elettrico, ma abbina pantaloni e camicia in modo impeccabile. Molti dei migliori particolari dell’arredamento di Mondo Migliore sono merito suo, la garanzia di avere sempre l’acqua calda nel lavandino del bagno è merito mio.

So che è stato sposato, ma non mi ha mai detto perché non lo è più. So che è un donnaiolo, ma so anche che non vuole innamorarsi più.

– “Bellissima giornata”
– “Vero, ti viene quasi voglia di mettere in pausa e aspettare che si scarichino le batterie”
– “Ettore, questa non l’ho capita”
– “Nel senso che è come quando guardi un bel film d’amore sull’iPad e quando arriva la scena culmine del primo bacio, e ti vengono le farfalle nella pancia anche a te, metti in pausa e ti godi la cosa fino a quando non si scarica la batteria”
– “Mai fatto… proverò, forse… mi sembra un pò una cosa da vecchietta sentimentale… però bella l’idea di poter mettere in pausa la vita nei momenti più belli”

Cavolo è verissimo, quante cose bellissime della mia vita sono passate come un soffio, un brivido sulla pelle e via. Se solo avessi potuto mettere in pausa, e stare li a godermele, o forse no.

– “O forse no, sono sicuro che se potessimo farlo, tac, al primo bel momento, massimo al secondo, metti in pausa e ti fermi li. Chi avrebbe il coraggio di schiacciare nuovamente play con la certezza di perdere il bel momento e di dover aspettare il prossimo, se arriverà. La vita non deve avere un telecomando, bisogna vivere a pieno sempre, tutti gli istanti, con la massima attenzione e soprattuto voglia di cercarli i bei momenti. No, niente telecomando, niente pausa, play, rewind. Cazzo pensa che casino se avessimo il tasto rewind, tutto a tornare indietro per cambiare…”
– “È per questo che serve che si scarichi la batteria prima o poi. No play e rewind, no, solo pausa e le batterie… cosa scrive Gramellini oggi?”

L’uomo che cambierà il mondo – L’alba (2)

4.45 am – Via del Belmondo
Questo è uno dei momenti più belli della mia vita, camminare all’alba nelle strade deserte della mia città. Strade che conosco benissimo durante il giorno, strade di traffico e rumore, di odori e confusione. All’alba tutto ha un’altra dimensione. Gli spazzi aumentano, le forme si definiscono, le luci diventano pennellate e tutto un dipinto.

Conosco benissimo questa via, la percorro almeno 12 volte alla settimana da 13 anni, tolti i giorni di ricovero. 6 volte in un senso e 6 volte nell’altro. Lo stesso percorso, all’andata pieno di intenzioni e al ritorno pieno di realtà.

Conosco questa via d’inverno, d’autunno e di primavera ma l’amo d’estate, dove i protagonisti sono il sole con la sua luce che non trovi più nel resto del giorno, l’aria fresca che arriva dalla notte e i profumi più veri, più intensi. I colori sono avvolgenti, i particolari diventano protagonisti. Questi 10 minuti di camminata sono energia pura, in questi 10 minuti, con ancora tutta la giornata per fare, tutto mi sembra possibile. È qui che faccio i miei più bei sogni, è qui che ho già immaginato in tutti i suoi dettagli il mondo che vorrei.

L’alba è il momento della rinascita. Luce vita, tenebre morte. Si, è un pò forte ed esagerato ma per me che sono un dormiglione è sempre stato così. Non sono mai stato un nottambulo. Ho visto pochissime albe arrivando dal giorno prima, tantissime iniziando il nuovo giorno. Credo che questo sia legato al mio essere molto primordiale, primitivo. Quando l’uomo si alzava col sole e si addormentava col buoi. Certezza dell’alba è che se non sei solo, sei sicuramente con persone speciali.

Mondo Migliore è il mio bar, ma anche la mia vita, la mia scuola, il mio parco giochi, il mio giardino e alcune volte la mia gabbia. La mia lavagna dove scrivere i miei pensieri. Si, sulle pareti ci sono tante lavagne su cui io, e tutti quelli che vogliono possono scrivere e commentare. Non ho mai pensato al Mondo Migliore come a un posto dove prendere un caffè o mangiare un panino, l’ho sempre pensato come un posto di persone, per persone. Un posto dove poter parlare o ascoltare, dove confrontasi sulle idee. Un posto dove creare un Mondo Migliore, guardandosi negli occhi.

La prima cosa che vedi entrando è l’elenco delle Regole del Mondo Migliore. Anche questa è una lavagna ma le prime 5 regole sono scritte in modo indelebile e sono li da 13 anni, le altre si sono aggiunte negli anni. Sopra la lavagna troneggia una serie di fotografie di persone che ridono di cuore, niente è più forte del ridere.

1 Sorridi sempre, si può essere tristi col sorriso ma è impossibile essere felici senza
2 Guarda le cose belle della vita per trarne le energie positive e la forza per svilupparle, accetta le cose brutte ma cerca di porci rimedio per quanto ti è possibile
3 Condividi le cose belle con le persone e dividi con loro le cose brutte
4 Il senso della vita è scegliere e agire per emozionarsi, scegli la felicità come tua emozione
5 Vivi e agisci nel presente, prendendo dai ricordi del passato e dalle speranze per il futuro le energie positivi.
La sesta e la settima regola, scritte a gesso sono Vietato l’uso del Ma e del Però e Credi per Creare.

Entro e come tutte le mattina leggo come una preghiera mantra la lavagna delle regole. Accendo le luce, la radio e apro tutte le finestre per far cambiare aria, per far entrare l’energia del giorno nuovo.

Il primo gesto propiziatorio è farmi e bermi un caffè espresso.

Ho un’attenzione maniacale al caffè, deve essere perfetto. Il caffè è come la vita, all’apparenza è una cosa semplice, quante volte distrattamente ne avete bevuti e visti fare, quante volte vi siete addormentati senza dirvi buonanotte. Non basta del macinato di caffè, del vapore e una tazzina. Non basta un lavoro, una vita privata e attenzione ai soldi. Beviamo caffè, passano anni di vita, senza che prestiamo attenzione alla qualità dei nostri caffè, alla qualità della nostra vita. Per dare qualità a un caffè è più semplice, ci vogliono le 5 M: Miscela, Macinino, Macchina, Manutenzione e soprattutto Mano del barista. Potete avere la miglior miscela al mondo ma se una delle altre 4 cose non è perfetta avrete al massimo un caffè mediocre. Il macinino e la macchina devono essere ben tenuti, con un’ottima pulizia e una buona e costante manutenzione. Il livello di macinatura deve variare durante tutta la giornata secondo l’umidità, più umido grana più fine, più secco grana più spessa. Il macinato deve essere sempre fresco, diffidate dei bar che hanno il macinino con il selettore della macinatura su automatico. Ogni 2 ore il caffè perde il 50% dell’aroma ossidando e diventando acido. I primi caffè della giornata non sono cattivi perché la macchina è ancora fredda, sono cattivi se il caffè è stato macinato la sera prima.
Come dicevo, però, la differenza la fa soprattutto la mano del barista che deve fare questi semplici gesti: togliere il braccetto dalla macchina, buttare il caffè già estratto e pulire con un pennello il filtro per togliere i residui, con un colpo solo riempire nuovamente il filtro e pressare a mano il caffè con un pestello a forma di fungo. Diffidare anche di chi pressa il caffè premendolo sul tampone del macinino, un pressatura corretta deve essere fatta con 20 chilogrammi. Dopo aver pressato, pulire con il palmo della mano i bordi del porta filtro del braccetto. Prima di inserire il braccetto, fare uscire dell’acqua dalla doccetta per pulirla e poi inserirlo bene fino in fondo. Premere subito il comando dell’estrazione, altrimenti si tosta un’altra volta sulla doccetta calda, e poi mettere la tazzina. Se tutto è fatto bene il caffè uscire a coda di topo e ci impiegherà circa 25 secondi.
Per il cappuccino la differenza è come è fatta la crema di latte. Si, si chiama crema e non schiuma, ma questo ve lo racconto un’altra volta.

Come per la vita, così come per il caffè, tutto è cambiato quando ho avuto la consapevolezza di come e cosa bisogna fare per dare qualità alla vita e al caffè. Per il caffè sono le 5 M, per la vita è scegliere sempre di essere felice.

Si, è buono. Possiamo aprire.

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L’uomo che cambierà il mondo – La doccia (1)

Ho la testa abbassata e la fronte contro il vetro, l’acqua mi scorre calda sulla schiena. Mi sento sospeso, mi sento indefinito, è la mia posizione preferita sotto la doccia. Rimarrei così per ore, alzando poco a poco la temperatura dell’acqua fino al mio limite, fino a diventare tutt’uno con lei. Il freddo del vetro, il caldo dell’acqua. Gli occhi chiuso e la voglia di lavare via la stanchezza.

Anche oggi è stata dura, anche oggi alla fine ho preso la via più facile e ho lasciato che la vita guidasse me. Più che la stanchezza, voglio lavare via l’ennesimo giorno di sconfitta. Sono stanco, sono stanco di testa. Racconto a tutti, racconto soprattutto a me, che bisogna cambiare le cose, che dobbiamo agire tutti per migliorare le cose. Poi sono io il primo a lasciar scorrere la vita senza guidarla. Sono stanco, stanco dei giorni che passano sempre uguali, delle ore senza sonno, dei dolori e delle medicine.

Non voglio spegnere l’acqua, non voglio uscire dalla doccia, non voglio quei secondi di brividi prima dell’accappatoio. Non voglio ritornare nella realtà. Sono stanco.

Lo so, uscirò dalla doccia e qualche pensiero mi riporterà via, mi farà tornare in quel gioco di inganni delle intenzioni. Lo so, mi costruirò un nuovo sogno per domani, che domani mancherò come quello di oggi.

Anche oggi mi ero detto che avrei letto qualche cosa, avrei scritto qualche cosa, avrei imparato qualche cosa. Anche oggi me lo ero detto.

Sono stanco delle persone, stanco di me. Stanco di persone che vivono per i soldi che non hanno, per i soldi che hanno, per come risparmiare i soldi, per come spendere i soldi, per come non spendere i soldi. Sono stanco di persone che non vogliono migliorare il loro, il nostro mondo. Sono stanco di me.

Sono sdraiato a letto, pancia al soffitto. Fa caldo, la finestra è aperta, ogni tanto i brividi di qualche folata. Fa caldo. Cerco un bel pensiero che mi accompagni al sonno, non so ancora quale sarà ma inizio a sorridere. Sono sicuro che è la cosa giusta da fare. Se vuoi sognare cose belle, addormentati con il sorriso, io ci credo e quando mi ricordo lo faccio.

Domani sarà diverso? Se non è stato diverso oggi, perché dovrebbe esserlo domani? Forse, anzi, sicuramente i giorni saranno sempre uguali fino a quando non deciderò coi fatti di prendere la mia via, di prendere la mia vita.

Cosa mi ferma? Io mi fermo, io con le mie 100 giustificazioni a ogni scelta. Giustificazioni per lasciarmi vincere dalla paura di non fare quello che fa piacere agli altri.

Buona notte, ho trovato il mio bel pensiero. È pieno di sorrisi e di occhi belli. Ho ancora il mio sorriso, farò bei sogni. Alla fine sono fortunatissimo, sono vivo e ho tempo di farmi tutte queste pippe mentali.

Buona notte che domani alle 5 si apre il mio bar, che tanti anni fa, tanti sogni fa, ho chiamato “Un Mondo Migliore”

continuerà…

ps: questa potrebbe essere la prima pagina di un libro che mi piacerebbe scrivere… non è la cronaca della mia vita, o solo in parte ;O)